Il dolore
«Indagati i dirigenti? Ma non si sa neppure di chi sia il ponte...»
SAN GIULIANO TERME. «Massima fiducia nella magistratura e soprattutto massima nei miei tecnici. Ma qui manca il “corpo del reato”. È curioso che siano indagati, seppure come un atto dovuto, visto che...
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SAN GIULIANO TERME. «Massima fiducia nella magistratura e soprattutto massima nei miei tecnici. Ma qui manca il “corpo del reato”. È curioso che siano indagati, seppure come un atto dovuto, visto che non sappiamo neppure di chi sia la competenza sul ponte di Ripafratta».
Non una parola di più. Il sindaco Sergio Di Maio sa che farlo rischierebbe di innescare un conflitto istituzionale. Ma l’inchiesta aperta dalla procura di Pisa sulla morte di tre uomini, Lucian Cristea, 31 anni, due figlie, il cugino Marius Nicolae, 31 anni, e Cristian Mirca, 26 anni, finiti giù dalla passerella nella notte fra sabato 18 e domenica 19 marzo. Una tragedia in cui i primi due corpi vennero trovati ancora dentro l’abitacolo nel corso della mattinata, mentre il terzo cadavere venne ripescato il giorno dopo a qualche centinaio di metri di distanza dal punto di impatto in acqua.
Fin dalle prime ora, sebbene sia stato accertato che l’auto dei tre viaggiasse a velocità sostenuta e che tutti avevano assunto stupefacenti e alcol, nel mirino ci finì la sicurezza del ponte, all’epoca sprovvisto barriere adeguate. Così, sebbene si tratti di un atto dovuto, l’iscrizione sul registro degli indagati di cinque persone, due tecnici della Provincia, due del Comune di Vecchiano e uno del Comune di San Giuliano, sta tenendo in fibrillazione gli uffici delle amministrazioni. Di certo, sia Vecchiano che San Giuliano da tempo sostengono non sia dei Comuni la competenza sul ponte e solo per senso di responsabilità aver programmato negli anni piccoli interventi di manutenzione in attesa che la Prefettura facesse chiarezza sulla proprietà della infrastruttura.
E così, nella “dubbia” paternità della passerella con le spallette sbrecciate, da decenni esempio di come l’assenza di manutenzione possa ridurre ai minimi termini un’infrastruttura, la Procura ha deciso di estendere a tutti i soggetti potenzialmente coinvolti l’avviso di garanzia. Si procede per omicidio colposo plurimo. Fin dal primo momento gli investigatori avevano intuito che l’alta velocità poteva essere l’elemento decisivo per spiegare la perdita di controllo della macchina trovata sott’acqua con la quinta marcia inserita. Il parapetto pedonale fu sbriciolato per una trentina di metri. Un ostacolo inesistente contro la Passat diventata un missile. L’inchiesta vuole accertare se chi doveva occuparsi della manutenzione del ponte ha fatto tutto per garantirne la sicurezza. Mettendo sul tavolo delle valutazioni anche l’alta velocità e le condizioni di chi era la guida raccontate dalle analisi del sangue.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non una parola di più. Il sindaco Sergio Di Maio sa che farlo rischierebbe di innescare un conflitto istituzionale. Ma l’inchiesta aperta dalla procura di Pisa sulla morte di tre uomini, Lucian Cristea, 31 anni, due figlie, il cugino Marius Nicolae, 31 anni, e Cristian Mirca, 26 anni, finiti giù dalla passerella nella notte fra sabato 18 e domenica 19 marzo. Una tragedia in cui i primi due corpi vennero trovati ancora dentro l’abitacolo nel corso della mattinata, mentre il terzo cadavere venne ripescato il giorno dopo a qualche centinaio di metri di distanza dal punto di impatto in acqua.
Fin dalle prime ora, sebbene sia stato accertato che l’auto dei tre viaggiasse a velocità sostenuta e che tutti avevano assunto stupefacenti e alcol, nel mirino ci finì la sicurezza del ponte, all’epoca sprovvisto barriere adeguate. Così, sebbene si tratti di un atto dovuto, l’iscrizione sul registro degli indagati di cinque persone, due tecnici della Provincia, due del Comune di Vecchiano e uno del Comune di San Giuliano, sta tenendo in fibrillazione gli uffici delle amministrazioni. Di certo, sia Vecchiano che San Giuliano da tempo sostengono non sia dei Comuni la competenza sul ponte e solo per senso di responsabilità aver programmato negli anni piccoli interventi di manutenzione in attesa che la Prefettura facesse chiarezza sulla proprietà della infrastruttura.
E così, nella “dubbia” paternità della passerella con le spallette sbrecciate, da decenni esempio di come l’assenza di manutenzione possa ridurre ai minimi termini un’infrastruttura, la Procura ha deciso di estendere a tutti i soggetti potenzialmente coinvolti l’avviso di garanzia. Si procede per omicidio colposo plurimo. Fin dal primo momento gli investigatori avevano intuito che l’alta velocità poteva essere l’elemento decisivo per spiegare la perdita di controllo della macchina trovata sott’acqua con la quinta marcia inserita. Il parapetto pedonale fu sbriciolato per una trentina di metri. Un ostacolo inesistente contro la Passat diventata un missile. L’inchiesta vuole accertare se chi doveva occuparsi della manutenzione del ponte ha fatto tutto per garantirne la sicurezza. Mettendo sul tavolo delle valutazioni anche l’alta velocità e le condizioni di chi era la guida raccontate dalle analisi del sangue.
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