Finanza
Ex consigliere comunale a processo per diffamazione
L’avvocato Claudio Bolelli querelato dai clienti di controparte in una causa civile
SAN GIULIANO TERME. Avvocato che tutela una decina di cittadini nella causa privata per un terreno. Ma anche consigliere comunale che propone una mozione con la quale “difende” sul piano politico le ragioni dei suoi clienti. Un presunto conflitto di interessi che aveva suscitato il disappunto della controparte. Così il loro legale aveva inviato una nota ai consiglieri comunali sottolineando le due parti in commedia del professionista.
Quell’avviso all’assemblea consiliare prima del consiglio del 26 febbraio 2014 fece dire all’allora consigliere di Rifondazione Comunista, Claudio Bolelli durante i lavori dell’assise: «I suoi clienti (dell’avvocato di controparte, ndr) non hanno nessuna ragione da far valere, ma anzi hanno utilizzato atti falsi per raggirare il Comune e la popolazione di quella zona».
Bolelli, 74 anni, avvocato, già candidato sindaco a San Giuliano Terme, una vita a sinistra e di battaglie ambientali, fu querelato da una coppia di Asciano. Ora il processo per diffamazione in cui è difeso da Ezio Menzione e Guido Bolelli. I coniugi ieri mattina sono stati sentiti dal giudice Anna Fabbricatore. È hanno ribadito premesse e contenuti della querela contro Bolelli. L’effetto scatenante del duello legale era l’acquisto di una porzione di terreno vicino alla loro proprietà in via Casale di Valle ad Asciano. Secondo una decina di residenti c’era una servitù di passo da rispettare. Insomma, una di quelle cause tra vicini che affollano i Tribunali. Sia in primo grado che in appello i giudici hanno dato ragione alla coppia. Quando nel febbraio 2014 Bolelli con un altro collega presenta una mozione sul caso, l’avvocato Giulia Padovani scrive all’allora sindaco Paolo Panattoni e ai consiglieri comunali. Ieri lo hanno ribadito le due parti civili: «Ci era sembrato opportuno mettere a conoscenza il consiglio della circostanza dell’appello presentato contro la sentenza di primo grado che ci dava ragione. Volevamo solo invitare il consiglio a valutare l’opportunità che uno dei firmatari della mozione fosse anche, in un doppio ruolo di consigliere e avvocato, il legale della nostra controparte». La risposta di Bolelli in consiglio comunale fu che i coniugi avevano falsificato gli atti per mettere di mezzo Comune e residenti e che gli uffici sapevano del suo incarico.
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