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Morti nel Serchio, cinque indagati

Morti nel Serchio, cinque indagati

Per il fuori strada sul ponte di Ripafratta sotto inchiesta i tecnici di Provincia e Comuni di San Giuliano Terme e Vecchiano

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SAN GIULIANO TERME. Cinque indagati per un incidente stradale con tre morti. Un’inchiesta che nasce dallo schianto sul ponte di Ripafratta concluso con il volo nel Serchio di un’auto con tre romeni a bordo avvenuto nella notte tra sabato e domenica 19 marzo. Un tragedia in cui i primi due corpi vennero trovati ancora dentro l’abitacolo nel corso della mattinata, mentre il terzo cadavere venne ripescato il giorno dopo a qualche centinaio di metri di distanza dal punto di impatto in acqua.

È quello che si dice un atto dovuto, l’iscrizione sul registro degli indagati di due tecnici della Provincia, altrettanti del Comune di Vecchiano e uno del municipio di San Giuliano Terme. Ingegneri e architetti responsabili di viabilità e trasporti, ciascuno per le proprie competenze in seno all’ente di appartenenza. Su chi dovesse occuparsi del ponte siamo ancora a livello di ipotesi. E così, nella “dubbia” paternità della passerella con le spallette sbrecciate, da decenni esempio di come l’assenza di manutenzione possa ridurre ai minimi termini un’infrastruttura, la Procura ha deciso di estendere a tutti i soggetti potenzialmente coinvolti l’avviso di garanzia. Si procede per omicidio colposo plurimo.

Dall’autopsia è emerso che i tre avevano fatto uso di sostanze stupefacenti e alcol in quantità sufficiente a subire il ritiro della patente - chiunque si trovasse alla guida - nel caso in cui fossero stati fermati per un controllo. In parallelo alla perizia tossicologica gli indagati hanno presentato anche una consulenza sulla dinamica dell’incidente stradale. L’obiettivo dichiarato, al di là della competenza sul ponte, è dimostrare che il fuori strada si sarebbe verificato anche se le spallette fossero state in condizioni ottimali.

L’auto era intestata a Lucian Cristea, 31 anni, due figli. Come le altre vittime, il cugino Marius Nicolae, 31 anni, e Cristian Mircea 26 anni, per vivere raccoglieva ferro. Tutti vivevano nelle abitazioni in via Fattori a poca distanza dal luogo della tragedia. Erano sposati e in tutto avevano 7 figli. Dopo la tragedia le famiglie erano tornate in Romania.

La Passat era intestata da qualche giorno proprio a Cristea, mentre il precedente intestatario era un romeno 27enne, residente a Massarosa, al cui nome sono registrate 127 auto. Fin dal primo momento gli investigatori avevano intuito che l’alta velocità poteva essere l’elemento decisivo per spiegare la perdita di controllo della macchina trovata sott’acqua con la quinta marcia inserita. Il parapetto pedonale, di una precarietà imbarazzante, fu sbriciolato per una trentina di metri. Un ostacolo inesistente potuto contro la Passat diventata un missile in fase di lancio atterrata con il tettino nel Serchio dopo un volo di almeno quaranta metri. L’inchiesta vuole accertare se chi doveva occuparsi della manutenzione del ponte ha fatto tutto per garantirne la sicurezza. Mettendo sul tavolo delle valutazioni anche l’alta velocità e le condizioni di chi era la guida raccontate dalle analisi del sangue.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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