Il Tirreno

Pisa

I migliori urologi al congresso Aimut

di M. Antonietta Schiavina
I migliori urologi al congresso Aimut

Si parlerà anche di cambiamento di sesso e di tumori al sistema genitale nella “due giorni” in programma a Pisa

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PISA. Si parlerà anche di cambiamento di sesso e di tumori al sistema uro-genitale nella due giorni pisana che vede convergere a Pisa i maggiori specialisti del settore.

Un incontro di altissimo livello che vuole coniugare in modo interdisciplinare il complesso sistema di cura e i percorsi di diagnosi e assistenza svolti dalla cosiddetta “urologia territoriale”, una cerniera fondamentale di percorsi studiati per le malattie del rene e delle vie uro-genitali nella popolazione sia maschile che femminile. Un campo molto ampio di patologie che va dalla calcolosi alle infezioni, dal tumore prostatico alla disfunzione erettile, dalle neoplasie endocrine multiple alle interferenze nelle varie età delle problematiche ambientali e alimentari.

Sono questi i temi in calendario oggi e domani nel quinto congresso nazionale dell'Aimut (Accademia italiana multidisciplinare per l'urologia territoriale, www.aimut.net), che, a cinque anni dalla sua fondazione, torna in Toscana approdando a Pisa dopo le assise di Firenze, Milano, Como e Pescara. L'appuntamento è all'auditorium della Camera di Commercio. Ciascuna delle due giornate si concluderà con una lettura magistrale: la prima sulla differenziazione neuroendocrina tumorale dell'apparato uro-genitale, frutto di una approfondita e nuova ricerca scientifica; la seconda sulla chirurgia del transessualismo, frutto di un’esperienza clinica di livello nazionale.

Ma il tema sul quale l'Aimut punta ad accendere i fari è quello dell'importanza dell'urologo territoriale, quale membro esterno di una equipe ospedaliera, nelle fasi di definizione diagnostica di nuove patologie, approfondimento a seguito di accesso al pronto soccorso, follow-up dopo dimissione e monitoraggio periodico di patologie croniche e ricorrenti.

«Fin dall'insegnamento della medicina nelle università – spiega il presidente di Aimut Paolo Miccoli, professore ordinario di chirurgia generale, nonché uno dei più famosi esperti di tiroide in Europa – il paziente è concepito più che altro come un individuo dentro l'ospedale e il medico come uno specialista che lavora in ospedale. Oggi però le cose stanno cambiando. Il Sistema Sanitario Nazionale non riesce a reggere i costi e gli impegni richiesti dalle strutture ospedaliere tendono a spostare l'attività il più possibile verso l'esterno».

«L'urologia è stata sempre pionieristica in questo – precisa il professor Paolo Giannotti, del comitato coordinatore Aimut – e l'urologo non istituzionalizzato è sempre esistito, anche se, fino a poco tempo fa, era un personaggio poco considerato, che svolgeva una funzione periferica. Ruolo che invece da qualche tempo si è modificato proprio a causa del ricovero breve, con conseguente terapia ospedaliera ridotta».

«Se non c'è uno specialista che possa seguire il paziente durante la convalescenza post operatoria – prosegue Giannotti – lo stesso è costretto a mettersi in mano a un medico di base, che se pur bravissimo, essendo ossessionato da un super lavoro anche di tipo amministrativo-burocratico, non riuscirà a dedicargli molto tempo».

«Da qui l'importanza dell'urologo territoriale, che serve anche a impedire inutile accessi al pronto soccorso – chiosa Miccoli – perché uno dei problemi della dimissione precoce riguarda proprio il dopo intervento, periodo in cui basterebbe avere un urologo di riferimento per evitare di doversi rivolgere al pronto soccorso ad ogni inconveniente (magari anche solo per il malfunzionamento di un catetere), aspettando ore per qualcosa che potrebbe richiedere pochi minuti». «Utilizzando questa figura medica – spiega Miccoli – si avrebbe una notevole riduzione della spesa pubblica. Senza contare che il paziente sarebbe più sereno se potesse affidarsi a uno specialista qualificato, che ha partecipato alla fase pre-operatoria, seguendo tutta la preparazione, impedendo con la sua presenza che l'ammalato sia costretto ad attendere l'intervento in un letto d'ospedale, ma anche interagendo con lui durante tutto il percorso post-operatorio, che non dovrà in nessun modo escludere il medico di famiglia (figura indispensabile dal punto di vista organizzativo e psicologico) ma che sarà un percorso con meno ostacoli».

«Secondo il programma di Aimut, impegnata da tempo in una forte attività di comunicazione con il territorio e protesa innanzitutto a far emergere il grande fenomeno del sommerso (incontinenza urinaria, disfunzione erettile, ecc.), ospedale, territorio e medici di medicina generale non dovranno più operare in modo isolato – conclude Giannotti – ma ogni singola struttura operativa diventerà il nodo di una rete che affronterà determinate sfere della salute, moltiplicando i punti di accesso per il cittadino in tutte le fasi di riconoscimento e di risoluzione dei problemi clinici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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