Il Tirreno

Pisa

Droga e bullismo, scuole sotto controllo

di Pietro Barghigiani
Droga e bullismo, scuole sotto controllo

Il questore: «Prevenzione e informazione. Mi piacerebbe l’idea di un poliziotto di quartiere che ascolta insegnanti e ragazzi»

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PISA. Droga e bullismo, quello in chiave moderna messo in pratica con i social trasformati in gogne. Tradizionale la prima, più recente ma non meno pericoloso il secondo.

Nel giorno della riapertura delle scuole, le insidie che albergano tra gli studenti delle superiori e non solo restano una delle priorità sulle quali la polizia vuole mantenere alta una vigilanza attiva.

Sono due fronti che a Pisa al momento non hanno fornito episodi di particolare gravità anche se la natura dei fenomeni richiama, comunque, un allarme sociale che attraversa ogni genere di famiglia, senza distinzione di classe sociale.

Garante di un monitoraggio che non vuole essere tradotto solo con la repressione è il questore Alberto Francini.

Droga. L’approccio al fenomeno è cambiato nel corso degli anni. Soprattutto per la consapevolezza che la presenza della polizia non significa in automatico macchiare la scuola con lo stigma disonorevole dello spaccio.

«Diciamo che una volta c’erano più reticenze su questo argomento – spiega il questore –. Ora le cose sono un po’ cambiate. Certo, alcuni istituti mantengono una sostanziale indifferenza, mentre altri si dimostrano più sensibili e ci chiedono di intervenire. Nel precedente anno scolastico abbiamo fatto due, tre interventi su richiesta della direzione. Non dentro le aule, sia chiaro, ma nelle pertinenze delle scuole. Il segnale è incoraggiante. Però, c’è ancora da fare. Diciamo che ora insegnanti e ragazzi non ci vedono più come “sbirri”. L’immagine vuole essere quella che mette insieme deterrenza e informazione».

I cani antidroga sono stati usati e lo saranno in futuro all’esterno dei plessi scolastici, nelle strade adiacenti e negli spazi di confine. Soprattutto in quegli istituti con un gran numero di studenti.

Bullismo. Lezioni e incontri vengono garantiti da personale formato della squadra mobile.

I pericoli della Rete, anzitutto. Come il rischio dell’adescamento di vittime, spesso minori, da parte di persone che mascherate dal web, fingono sulla loro identità nel tentativo di diventare “amici”. E poi il bullismo e quelle cattive abitudini che si amplificano attraverso un uso scorretto di internet e dei social network.

«Non sono emersi casi o segnalazioni gravi – sottolinea Francini –. È un intervento che dobbiamo, comunque, portare avanti perché il fenomeno magari non appare in superficie, ma esiste».

Il questore ha in mente di riproporre anche a Pisa un progetto avviato quando era al vertice della polizia a Lecco.

«Avevo istituito una sorta di poliziotti di quartiere – spiega –. Ogni giorno giravano per le scuole, si informavano, parlavano con docenti e ragazzi. Era un contatto tra scuole e questura avviato in modo naturale. A Pisa vorrei fare altrettanto. Mi rendo conto che le dimensioni delle scuole e le priorità dei problemi possono essere un freno. Ma ritengo validissimo il progetto di assegnare a un poliziotto un gruppo di istituti. Ci permetterebbe senza essere invasivi, di avere in tempo utile il polso delle varie situazioni e di agire con relativa celerità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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