Sicurezza
Stato di emergenza, anche Pisa nell’elenco
È la condizione indispensabile per accedere ai risarcimenti
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PISA. Quanto vale una domenica pomeriggio di caffè e cappuccini “persa” in Corso Italia? E un intero frigo industriale di pietanze da cucinare andato a male? O ancora tre giorni chi chiusura obbligata - causa mancanza di corrente - per un negozio di abbigliamento? Difficile fare una media dei danni che ciascuna attività commerciale della città a subito. E ancora più difficile è stabilire il valore dei beni finiti a galleggiare negli scantinati, nelle cantine, nei salotti di mezza città affogata dal nubifragio tra sabato e domenica scorsi. Di certo migliaia di euro per ciascuno, oltre alla fatica e alla rabbia per l’ennesimo allagamento subito.
Adesso però si profila la possibilità di poter accedere ai risarcimenti per i danni subiti. Pisa, San Giuliano, la vicina Cascina come tutta la provincia di Pisa sono state inserite dalla Regione Toscana nella richiesta al Dipartimento di Protezione civile del riconoscimento (e finanziamento) dello stato di emergenza in base alla quale sarà possibile presentare la lista dei danni subiti, adeguatamente documentata, e richiedere i risarcimenti.
In questa direzione erano andate le richieste del vice sindaco, Paolo Ghezzi, all’indomani del nubifragio. E in questo senso si era espresso, con una lettera al governatore Enrico Rossi, anche il primo cittadino Marco Filippeschi. Poi è arrivato il pressing del consigliere regionale pisano Antonio Mazzeo e delle associazioni di categoria. Di certo non saranno tempi brevi quelli per i possibili risarcimenti, ma da qui bisogna partire. Insieme ad un percorso, anch’esso in parte già avviato, di messa in sicurezza del territorio. Perché risarcimenti o no quello che l’ultima pioggia ha portato a galla è il malumore per «i soliti allagamenti» per dirla con le parole di molti pisani. Non stupisce, quindi, che la questione diventi “politica” e che questo pomeriggio il consiglio comunale, alla prima riunione dopo la pausa estiva, sia affollato di question time sull’argomento. Al Comune intendono chiedere spiegazioni sull’accaduto i consiglieri Maurizio Nerini (Ndp - Fdi - An), Raffaele Latrofa (Pisa nel cuore) e Virginia Mancini (Forza Italia - Pdl). Che cosa è successo, cosa no non ha funzionato, cosa si doveva fare che non si è fatto.
Intanto in città ma ancora di più sul litorale si continua a lavorare per smaltire i rifiuti del nubifragio. E non solo quelli pisani. I balneari tra Marina e Tirrenia che avevano appena finito di rimettere in sesto gli stabilimenti devastati dal vento e dalla pioggia sono ora a raccogliere le tonnellate di rifiuti portati dal mare: tronchi e rami ma anche pezzi di vita domestica strappati via dalla piena che ha invaso le case della vicina Livorno lasciando morte e distruzione. Da ieri è cominciata la pulizia degli arenili con le ruspe. E la questione è di difficile gestione anche sul piano pratico tanto che Confcommercio, ieri, ha incontrato l’ufficio ambiente del Comune: «le indicazioni - scrive l’associazione - per lo smaltimento dei detriti portati dal mare sono le seguenti: in una prima fase, verranno asportati materiali naturali portati dal mare e depositati sulla spiaggia. I concessionari dovranno portare il materiale in una zona o area dove possa arrivare un idoneo mezzo che provvederà al carico e allo smaltimento del materiale stesso. In una seconda fase, Geofor metterà a disposizione uno o più scarrabili, dove potranno essere conferiti materiali di risulta dei danni subiti dalle strutture».
Valentina Landucci
Adesso però si profila la possibilità di poter accedere ai risarcimenti per i danni subiti. Pisa, San Giuliano, la vicina Cascina come tutta la provincia di Pisa sono state inserite dalla Regione Toscana nella richiesta al Dipartimento di Protezione civile del riconoscimento (e finanziamento) dello stato di emergenza in base alla quale sarà possibile presentare la lista dei danni subiti, adeguatamente documentata, e richiedere i risarcimenti.
In questa direzione erano andate le richieste del vice sindaco, Paolo Ghezzi, all’indomani del nubifragio. E in questo senso si era espresso, con una lettera al governatore Enrico Rossi, anche il primo cittadino Marco Filippeschi. Poi è arrivato il pressing del consigliere regionale pisano Antonio Mazzeo e delle associazioni di categoria. Di certo non saranno tempi brevi quelli per i possibili risarcimenti, ma da qui bisogna partire. Insieme ad un percorso, anch’esso in parte già avviato, di messa in sicurezza del territorio. Perché risarcimenti o no quello che l’ultima pioggia ha portato a galla è il malumore per «i soliti allagamenti» per dirla con le parole di molti pisani. Non stupisce, quindi, che la questione diventi “politica” e che questo pomeriggio il consiglio comunale, alla prima riunione dopo la pausa estiva, sia affollato di question time sull’argomento. Al Comune intendono chiedere spiegazioni sull’accaduto i consiglieri Maurizio Nerini (Ndp - Fdi - An), Raffaele Latrofa (Pisa nel cuore) e Virginia Mancini (Forza Italia - Pdl). Che cosa è successo, cosa no non ha funzionato, cosa si doveva fare che non si è fatto.
Intanto in città ma ancora di più sul litorale si continua a lavorare per smaltire i rifiuti del nubifragio. E non solo quelli pisani. I balneari tra Marina e Tirrenia che avevano appena finito di rimettere in sesto gli stabilimenti devastati dal vento e dalla pioggia sono ora a raccogliere le tonnellate di rifiuti portati dal mare: tronchi e rami ma anche pezzi di vita domestica strappati via dalla piena che ha invaso le case della vicina Livorno lasciando morte e distruzione. Da ieri è cominciata la pulizia degli arenili con le ruspe. E la questione è di difficile gestione anche sul piano pratico tanto che Confcommercio, ieri, ha incontrato l’ufficio ambiente del Comune: «le indicazioni - scrive l’associazione - per lo smaltimento dei detriti portati dal mare sono le seguenti: in una prima fase, verranno asportati materiali naturali portati dal mare e depositati sulla spiaggia. I concessionari dovranno portare il materiale in una zona o area dove possa arrivare un idoneo mezzo che provvederà al carico e allo smaltimento del materiale stesso. In una seconda fase, Geofor metterà a disposizione uno o più scarrabili, dove potranno essere conferiti materiali di risulta dei danni subiti dalle strutture».
Valentina Landucci
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