Finanza
«Corsi a numero chiuso da rivedere»
La richiesta del sindacato studentesco Udu, oggi in presidio a Pisa, al rettore Paolo Mancarella
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PISA. Arriva anche in città l’eco – e anche qualche cosa di più – delle battaglie, in corso in diversi atenei italiani, contro i corsi a numero chiuso in numerose facoltà. A sollevare il caso, con tanto di lettera aperta e presidio (stamni davanti al rettorato), è il sindacato studentesco Udu (Unione degli universitari) di Pisa. «Negli ultimi mesi molti atenei italiani, tra cui anche il nostro, hanno istituito il numero chiuso in diversi corsi di studio – scrivono gli studenti dell’Udu al rettore, Paolo Mancareklla – Si chiudono le porte dell’università nonostante il basso numero di immatricolati. Si scoraggiano i giovani al proseguimento degli studi in un Paese che ha la metà dei laureati rispetto alla media europea. Questa è una politica che va contro l’interesse nazionale, ma nessuno l’ha dichiarata e nessuno si assume la responsabilità degli effetti che produce sulla nostra società».
«“Di questa logica se ne sono serviti i governi degli ultimi dieci anni per attuare la più pesante recessione nella storia del sistema universitario italiano” dichiarava quest’estate il senatore Tocci, “una sorta di triplice arretramento di circa –20, –20, –20 per cento di docenti, di fondi e di studenti. Nessun altro comparto della pubblica amministrazione ha subito un salasso di questa portata. E nessun altro Paese europeo ha risposto alla crisi indebolendo le strutture dell’alta formazione e della ricerca”. Stiamo parlando del nostro futuro. Stiamo smettendo di investire sui giovani e sulle loro potenzialità».
«L’effetto più negativo del continuo definanziamento delle Università pubbliche è la proliferazione del numero chiuso. Nel panorama italiano assistiamo ad un fatto gravissimo: accade che il miglioramento di attrattività di alcuni atenei, essendo lo stanziamento generale inferiore al fabbisogno, causi indirettamente un taglio di risorse docenti ad altri atenei, costringendoli a introdurre il numero chiuso. In tutti i casi il sistema si regola sull’offerta dei docenti e non sulla domanda degli studenti. Un po’ come se l’ospedale cittadino decidesse di accogliere non tutti i pazienti bisognosi di cure che si presentano ma solo quelli che è in grado di curare».
«Vuole davvero giustificare anche lei - scrive l’Udu al rivolgendosi al rettore - la logica secondo la quale una didattica di qualità si ottiene impedendo agli studenti di frequentare il corso di studi universitari che permetta loro di aspirare un giorno a realizzarsi professionalmente nel campo di loro interesse? Non crediamo che queste siano le Sue intenzioni, si è spesso dimostrato sensibile alle questioni degli studenti; pertanto Le chiediamo di ridiscutere i corsi a numero programmato a livello locale. Siamo certi che molti di questi alla luce anche della sentenza di Milano possano essere smontati. Come UDU Pisa ci battiamo per un’Università libera, gratuita, di qualità ed aperta a tutti, e lo facciamo giorno dopo giorno al fianco degli studenti».
«“Di questa logica se ne sono serviti i governi degli ultimi dieci anni per attuare la più pesante recessione nella storia del sistema universitario italiano” dichiarava quest’estate il senatore Tocci, “una sorta di triplice arretramento di circa –20, –20, –20 per cento di docenti, di fondi e di studenti. Nessun altro comparto della pubblica amministrazione ha subito un salasso di questa portata. E nessun altro Paese europeo ha risposto alla crisi indebolendo le strutture dell’alta formazione e della ricerca”. Stiamo parlando del nostro futuro. Stiamo smettendo di investire sui giovani e sulle loro potenzialità».
«L’effetto più negativo del continuo definanziamento delle Università pubbliche è la proliferazione del numero chiuso. Nel panorama italiano assistiamo ad un fatto gravissimo: accade che il miglioramento di attrattività di alcuni atenei, essendo lo stanziamento generale inferiore al fabbisogno, causi indirettamente un taglio di risorse docenti ad altri atenei, costringendoli a introdurre il numero chiuso. In tutti i casi il sistema si regola sull’offerta dei docenti e non sulla domanda degli studenti. Un po’ come se l’ospedale cittadino decidesse di accogliere non tutti i pazienti bisognosi di cure che si presentano ma solo quelli che è in grado di curare».
«Vuole davvero giustificare anche lei - scrive l’Udu al rivolgendosi al rettore - la logica secondo la quale una didattica di qualità si ottiene impedendo agli studenti di frequentare il corso di studi universitari che permetta loro di aspirare un giorno a realizzarsi professionalmente nel campo di loro interesse? Non crediamo che queste siano le Sue intenzioni, si è spesso dimostrato sensibile alle questioni degli studenti; pertanto Le chiediamo di ridiscutere i corsi a numero programmato a livello locale. Siamo certi che molti di questi alla luce anche della sentenza di Milano possano essere smontati. Come UDU Pisa ci battiamo per un’Università libera, gratuita, di qualità ed aperta a tutti, e lo facciamo giorno dopo giorno al fianco degli studenti».
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