Lutto
Italia al top nel mondo per il trasporto malati
di Renata Viola
Aeronautica e 46esima Brigata Aerea di Pisa in prima linea sul fronte della cooperazione umanitaria ad “alta tecnologia”
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PISA. Anche nell’ambito della cooperazione umanitaria l’evoluzione tecnologica gioca un ruolo fondamentale. Questo il tema al centro della sesta giornata del Festival internazionale della Robotica agli Arsenali Repubblicani che ha affrontato anche il dramma delle emergenze sanitarie. L’Aeronautica militare, è in prima linea grazie all’”Unità operativa di trasporto in biocontenimento”, formata da un team di circa trenta persone altamente specializzate. Dal 2006 ad oggi sono stati organizzati quattordici rimpatri, in totale venti pazienti (non solo italiani) affetti da malattie infettive e in imminente pericolo di vita. Un’eccellenza assoluta in Europa, totalmente gestita da personale e velivoli dell’Aeronautica, primato condiviso soltanto con il Regno Unito. Da qualche anno il personale riceve richieste per formare analoghi equipaggi. Arrivano da Olanda, Cile, Giappone e Singapore. All’incontro di oggi ha partecipato il generale Girolamo Iadicicco, comandante della 46esima Brigata Aerea. Il tenente colonnello Marco Lastilla, medico infettivologo dell’Aeronautica Militare, da undici anni alla guida di questa unità, ha spiegato come si attiva questo servizio – ad uso dell’intero Paese – e come funzionano le barelle super tecnologiche che consentono di imbarcare il paziente, senza alcun pericolo per il personale medico a bordo. «Tutti ricordano il rimpatrio del paziente “Zero” un medico italiano di una ONG che aveva contratto il virus dell’ebola, dalla Sierra Leone. Fu un trasporto organizzato e concluso in sole trentasei ore– ha spiegato l’ufficiale– che consentì di salvargli la vita. Il paziente, ma ci furono altri trasporti simili in seguito, fu imbarcato e tempestivamente ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma, che insieme al Sacco di Milano rappresentano l’eccellenza per le malattie infettive». In quel periodo, ha ricordato Lastilla, l’indice di letalità per malati curati in loco fu del 70/80%circa, contro il 20% di quelli curati in Italia. La barelle sono degli “isolatori “di due dimensioni. Il più grande, di due metri per 200 kg di peso può volare su tutti i velivoli da trasporto dell’Am, sovente messi a disposizione dalla Aero Brigata pisana. «Questo – ha spiegato l’infettivologo– ci permette di portare i primi soccorsi a bordo e far sì che dall’interno delle maniche inizi la gestione clinica del paziente». Una volta atterrato il paziente viene trasferito in una barella simile ma più piccola in ospedale. «Oggi produciamo le barelle per il trasporto in biocontenimento totalmente in Italia, sebbene sia un brevetto inglese degli anni novanta– ha aggiunto Lastilla - È già in fase avanzata lo studio di un sistema telescopico di barelle per evitare il passaggio del paziente da un sistema all’altro, per eliminare anche quel minimo di criticità».
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