Sicurezza
Fiume Morto ancora inquinato: nuove chiazze di gasolio e puzza
di Sharon Braithwaite
Cittadini segnalano altri sversamenti nel torrente: non accadeva dall’ottobre di due anni fa Arpat invia i tecnici per i rilievi. I parà: alla Gamerra rimosse tutte le cisterne, non arriva da noi
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SAN GIULIANO TERME . Lo spettro dell’inquinamento ambientale è tornato ad aleggiare sul fiume Morto. Ieri mattina alcuni passanti hanno segnalato alla redazione pisana del Tirreno un forte odore di carburante, in corrispondenza del ponte di via Ulisse Dini a Gello. Il tanfo era insopportabile lunedì mattina, a poche ore dal nubifragio che si è abbattuto su Pisa e che in città ha causato seri allagamenti in diversi quartieri, come nella vicina Porta a Lucca. Basta camminare lungo il viadotto per percepire un “odoraccio” di idrocarburi e intravedere una chiazza iridescente sospetta sulle acque immobili del canale.
Esalazioni non certo consone ad un corso d’acqua che attraversa la piana pisana per poi dirigersi verso il Parco di San Rossore, fino al mare. Si tratta del medesimo punto da cui nell’agosto 2015 fuoriuscì una notevole quantità di idrocarburi, suscitando le proteste dei residenti («Non si respira, impossibile tenere le finestre aperte») e dell’allora direttore del Parco Andrea Gennai («il danno ambientale e di immagine è enorme», disse), che aveva presentato una denuncia contro ignoti alla Forestale.
Fu immediato l’intervento dei vigili del fuoco nel posizionare barriere di assorbimento e contenimento e dei tecnici dell’Arpat per valutare l’entità della perdita e le cause. Se due anni fa, dopo accurate indagini, l’origine della contaminazione fu individuata in uno scarico della fognatura in corrispondenza della caserma Gamerra, stavolta è ignota la causa della fuoriuscita. Il fetore è meno persistente rispetto al 2015, ma rimane la certezza che si tratti di un fatto insolito che il Tirreno ha provveduto a segnalare all’Arpat. Ieri l’agenzia regionale per la protezione ambientale ha inviato un tecnico per effettuare i dovuti rilievi. Dal centro di addestramento Gamerra, che ha sede in via di Gello a pochi metri dal suddetto fiume, fanno sapere di essere piuttosto sorpresi. «Quando emerse la problematica delle cisterne, abbiamo provveduto a dissotterrarle, a rimuoverle e a fare le necessarie opere di bonifica ambientale e l’Arpat seguì i lavori. Ci furono diverse riunioni di coordinamento – affermano dalla base dei paracadutisti –. Le cisterne non ci sono più. Ce ne saremmo accorti se avessimo avuto perdite di carburante».
In attesa che i tecnici dell’Arpat individuino l’origine della perdita, ai residenti e agli agricoltori della zona non resta che aspettare. Sono infatti diverse le abitazioni e le aziende agricole che si affacciano sul canale. Nelle prossime ore potrebbero essere necessari interventi-tampone per assorbire le chiazze maleodoranti e scongiurare altre fuoriuscite che possano inquinare le acque a discapito di flora e fauna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Esalazioni non certo consone ad un corso d’acqua che attraversa la piana pisana per poi dirigersi verso il Parco di San Rossore, fino al mare. Si tratta del medesimo punto da cui nell’agosto 2015 fuoriuscì una notevole quantità di idrocarburi, suscitando le proteste dei residenti («Non si respira, impossibile tenere le finestre aperte») e dell’allora direttore del Parco Andrea Gennai («il danno ambientale e di immagine è enorme», disse), che aveva presentato una denuncia contro ignoti alla Forestale.
Fu immediato l’intervento dei vigili del fuoco nel posizionare barriere di assorbimento e contenimento e dei tecnici dell’Arpat per valutare l’entità della perdita e le cause. Se due anni fa, dopo accurate indagini, l’origine della contaminazione fu individuata in uno scarico della fognatura in corrispondenza della caserma Gamerra, stavolta è ignota la causa della fuoriuscita. Il fetore è meno persistente rispetto al 2015, ma rimane la certezza che si tratti di un fatto insolito che il Tirreno ha provveduto a segnalare all’Arpat. Ieri l’agenzia regionale per la protezione ambientale ha inviato un tecnico per effettuare i dovuti rilievi. Dal centro di addestramento Gamerra, che ha sede in via di Gello a pochi metri dal suddetto fiume, fanno sapere di essere piuttosto sorpresi. «Quando emerse la problematica delle cisterne, abbiamo provveduto a dissotterrarle, a rimuoverle e a fare le necessarie opere di bonifica ambientale e l’Arpat seguì i lavori. Ci furono diverse riunioni di coordinamento – affermano dalla base dei paracadutisti –. Le cisterne non ci sono più. Ce ne saremmo accorti se avessimo avuto perdite di carburante».
In attesa che i tecnici dell’Arpat individuino l’origine della perdita, ai residenti e agli agricoltori della zona non resta che aspettare. Sono infatti diverse le abitazioni e le aziende agricole che si affacciano sul canale. Nelle prossime ore potrebbero essere necessari interventi-tampone per assorbire le chiazze maleodoranti e scongiurare altre fuoriuscite che possano inquinare le acque a discapito di flora e fauna.
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