Gioco
Soldi spariti, altre querele contro il commercialista
Sale a 23 il numero degli ex clienti che accusano il professionista di averli raggirati Due processi riuniti in un solo procedimento per truffa e appropriazione indebita
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PISA. Due processi in uno. Erano diciannove le parti offese nel primo procedimento e a gennaio, con l’avvio del dibattimento, il numero salirà a ventritrè. Il giudice Beatrice Dani ieri mattina ha riunificato in un unico processo le accuse di truffa e appropriazione indebita mosse al commercialista Luciano Lagordi, 66 anni, originario di Bientina e residente a Pisa con studio in città.
Rispetto al filone principale si erano aggiunti altri clienti le cui querele erano poi sfociate in una seconda citazione diretta a giudizio da parte della Procura. Anziché procedere con due processi fotocopia che, nell’impostazione dell’accusa, vertono sugli stessi reati, anche se riferiti a episodi diversi, il giudice ha riunito i fascicoli in un solo dibattimento dove si allunga l’elenco di chi sostiene di aver subìto un danno. Le ultime tre denunce risalgono al 2016. Le precedenti diciannove avevano già portato al processo che, dopo un primo passaggio formale a marzo, inizierà a gennaio.
Alla fine ci sono ventitrè ex clienti del commercialista che ritengono di essere stati truffati. Il conto supera i 2 milioni di euro. Soldi consegnati al professionista e mai versati per tasse e contributi.
Con la duplice beffa per professionisti e imprenditori: per lo Stato sono evasori e devono restituire per la seconda volta quello che già avevano pagato al commercialista.
Tra le parti civili ci sono anche un geologo di Cascina con studio a Pisa (ha perso 400mila euro), un pediatra pisano (210mila), gli eredi di un tipografo di San Giuliano Terme. Altri hanno perso cifre minori, ma alla fine sempre importanti per le finanze personali.
L’ipotesi di recuperare anche una minima parte di quello che è rimasto nelle tasche di Lagordi è una chimera. Il processo, in caso di condanna, servirà almeno a evitare di pagare gli interessi nelle rateazioni con l’erario.
Blanda consolazione che non stempera la rabbia per essere stati traditi nella fiducia e nel portafogli.
A chi gli chiedeva conto di un "buco" milionario la sua risposta è sempre stata: «Sono andate fuori controllo le spese dello studio».
Una spiegazione che non ha mai convinto i truffati che, in più occasioni, hanno ribadito di aver ottenuto in fase di indagini preliminari una dichiarazione scritta di ammissione di responsabilità del professionista. Un’ammissione da trasformare in prova in aula nel processo che inizierà a gennaio.
Pietro Barghigiani
Rispetto al filone principale si erano aggiunti altri clienti le cui querele erano poi sfociate in una seconda citazione diretta a giudizio da parte della Procura. Anziché procedere con due processi fotocopia che, nell’impostazione dell’accusa, vertono sugli stessi reati, anche se riferiti a episodi diversi, il giudice ha riunito i fascicoli in un solo dibattimento dove si allunga l’elenco di chi sostiene di aver subìto un danno. Le ultime tre denunce risalgono al 2016. Le precedenti diciannove avevano già portato al processo che, dopo un primo passaggio formale a marzo, inizierà a gennaio.
Alla fine ci sono ventitrè ex clienti del commercialista che ritengono di essere stati truffati. Il conto supera i 2 milioni di euro. Soldi consegnati al professionista e mai versati per tasse e contributi.
Con la duplice beffa per professionisti e imprenditori: per lo Stato sono evasori e devono restituire per la seconda volta quello che già avevano pagato al commercialista.
Tra le parti civili ci sono anche un geologo di Cascina con studio a Pisa (ha perso 400mila euro), un pediatra pisano (210mila), gli eredi di un tipografo di San Giuliano Terme. Altri hanno perso cifre minori, ma alla fine sempre importanti per le finanze personali.
L’ipotesi di recuperare anche una minima parte di quello che è rimasto nelle tasche di Lagordi è una chimera. Il processo, in caso di condanna, servirà almeno a evitare di pagare gli interessi nelle rateazioni con l’erario.
Blanda consolazione che non stempera la rabbia per essere stati traditi nella fiducia e nel portafogli.
A chi gli chiedeva conto di un "buco" milionario la sua risposta è sempre stata: «Sono andate fuori controllo le spese dello studio».
Una spiegazione che non ha mai convinto i truffati che, in più occasioni, hanno ribadito di aver ottenuto in fase di indagini preliminari una dichiarazione scritta di ammissione di responsabilità del professionista. Un’ammissione da trasformare in prova in aula nel processo che inizierà a gennaio.
Pietro Barghigiani
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