Il Tirreno

Pisa

Opere anti bombe d’acqua

di Francesco Loi
Opere anti bombe d’acqua

Allagamenti a “macchia di leopardo” in città: le zone da difendere

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PISA. Ogni volta Pisa si riscopre vulnerabile. «Ma quando piove così tanto e in così breve tempo c’è poco da fare», il coro unanime di tecnici ed istituzioni. Ma la città s’interroga su cosa si può fare (e quindi su cosa manca) per una difesa più efficace. Almeno per contenere danni e disagi visto il ripetersi sempre più frequente di “bombe d’acqua”. Rispetto all’agosto 2015, tra sabato e domenica scorsi ha piovuto di più (180 mm contro 150), anche se in un arco temporale maggiore. Risultato? Alcune zone hanno subìto di più, altre di meno.

Due anni fa erano stati i quartieri di San Giusto e San Marco, oltre che all’area della stazione, a diventare i simboli degli allagamenti. Tutte zone che nel frattempo hanno visto interventi sul fronte della difesa idraulica. Uno, la pulitura degli Scoli di Pisa, il fosso che in larga parte passa sotto viale Bonaini e che rappresenta a sud uno dei canali fognari principali (intervento che deve continuare con il secondo lotto in zona Saint-Gobain). Due, la realizzazione degli scatolari, fognature più grandi, lungo il tragitto della navetta Pisamover, mentre nel piano “periferie degradate” finanziato dal governo (convenzione che il Comune firmerà a breve) sono compresi altri interventi per San Giusto.

«Non siamo coinvolti direttamente, ma in questi anni abbiamo compiuto tanti interventi sul versante delle manutenzioni delle fognature miste. Credo sia stato un lavoro utile: quando ci sono piogge così la capacità di risposta fognaria è limitata, ma sotto il profilo dei tempi di deflusso i miglioramenti ci sono stati», dice il presidente di Acque Spa, Giuseppe Sardu. «Per la gestione delle acque meteoriche, il Comune ha già realizzato vari interventi ed è consapevole di quanto ancora resta da fare».

«I nostri fossi non sono esondati», s’inserisce Marco Monaco, presidente del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, alle prese con situazioni ben diverse nel territorio livornese. A proposito di Pisa sud, Monaco sottolinea che «per la prima volta la cassa di espansione nella zona di Ikea, nei pressi dei pannelli solari, si è tutta riempita. È un impianto che riceve le acque di San Giusto, San Marco e della zona stazione. Questo significa che ha accolto acque che prima ristagnavano o si disperdevano in città. L’invaso ora è scarico, anche se l’impianto continua a pompare. Resta il fatto che certi eventi sono incontrollabili».

Il Consorzio nel frattempo sta completando il progetto esecutivo della maxi-idrovora che scaricherà le acque piovane direttamente in Arno, nella zona del polo ospedaliero di Cisanello. «Entro la fine di dicembre - spiega Monaco - saremo pronti con l’esecutivo, quindi pubblicheremo il bando europeo per assegnare i lavori di questo lotto da 12 milioni di euro. A primavera contiamo di iniziare il cantiere». La maxi-idrovora consentirà di dividere in due tutta l’area di Pisa nord-est. Cisanello e Pisanova scaricheranno in Arno, evitando, come accade ora, che le loro acque debbano attraversare tanti quartieri (a cominciare da Porta a Lucca) per raggiungere il Fiume Morto e di lì il mare.

Proprio Porta a Lucca ha fatto registrare nuovi allagamenti, in particolare nella zona compresa tra via XXIV Maggio e la ferrovia. Avviati lo scorso anno, nei mesi scorsi si sono completati nel quartiere i lavori per il nuovo impianto idrovoro fisso in via Vecchia Lucchese, che permette in caso di forti precipitazioni l’immissione delle acque della fognatura bianca nel canale scatolare del fosso del Marmigliaio, aumentando la sicurezza idraulica dell’area tra via di Gello e via Lucchese. «In questi giorni sono stati assegnati i lavori per un altro intervento a Porta a Lucca», fanno sapere dal Comune, riferendosi alla realizzazione del collettore fognario tra il Fosso del Bargigli e l’impianto idrovoro dei Passi, che dovrà aumenterà la sicurezza dell’area tra via Tino da Camaino e via XXIV Maggio, quella più colpita dagli allagamenti. Un intervento da oltre 2 milioni di euro, finanziato attraverso la tassa di scopo.

Più allagamenti del previsto anche nella zona tra via Bonanno, via Gabba (con sottopasso) ed Ingegneria. Da Palazzo Gambacorti s’ipotizza tra le cause la presenza del cantiere delle antiche navi in via Ranuccio Bianchi Bandinelli-via Andrea Pisano. La terra degli scavi in pratica andrebbe ad ostruire le fognature sotto la spinta dell’acqua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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