Il Tirreno

Pisa

«Possiamo essere Città della scienza Ecco come fare»

di Valentina Landucci
«Possiamo essere Città della scienza Ecco come fare»

La professoressa Maria Chiara Carrozza: «È qui la “scuola” che ci rende unici»

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PISA. I robot nella nostra quotidianità, le sfide e i timori di una convivenza spesso già realtà. Sono alcuni dei temi al centro del Festival della Robotica di Pisa. E l’argomenti de “I Robot e noi” della professoressa di Bioingegneria industriale al Sant'Anna, e deputata, Maria Chiara Carrozza. La presentazione del volume sarà uno degli appuntamenti della quarta giornata del Festival. E abbiamo colto l’occasione per parlare con la professoressa della manifestazione e di Pisa come culla di ricerca, sviluppo e applicazione di sistemi robotici.

Come sta andando e cosa si augura per questo Festival?

«Mi sembra stia andando bene e stia richiamando un pubblico notevole. Organizzarlo ha richiesto un notevole sforzo e mi auguro che le tre università e il Cnr possano essere coinvolte sempre di più in questo Festival per fare di Pisa la Città della Scienza»

Il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, ha sottolineato come la città detenga una leadership in questo ambito. Cosa si deve fare per rafforzarla?

«Si può certamente lavorare perché si crei un ambiente favorevole per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali e vanno sviluppati servizi adeguati in termini di ricettività, trasporti, accoglienza. Serve una città a misura di un messaggio di questo genere: non si può inseguire tutto, ma concentrarsi su questo obiettivo e capire che volto la città deve avere. In un ambiente universitario articolato come il nostro non si possono coltivare tutti i settori ma è più utile fare massa critica su quelli per i quali si crea una scuola. Pisa è appunto il luogo elettivo per la robotica. La robotica a tutto campo e la robotica in medicina».

Perché proprio Pisa?

«È appunto una questione di scuola. Come per i campioni dello sport: crescono e vincono le medaglie là dove hanno la possibilità di allenarsi perché ci sono le palestre. Questo a Pisa succede per la robotica, come per la scherma. Ci sono le scuole che formano. E qualcuno va poi a lavorare in quelle scuole, qualcun altro apre imprese e così via. E tutto questo è stato possibile grazie ad alcune persone: Paolo Dario, Danilo De Rossi, Massimo Bergamasco solo per citarne alcuni».

L’esperienza del Festival in corso rappresenta un’occasione per vedere insieme, in sinergia, le eccellenze della formazione e della ricerca pisane.

«È un segnale di vitalità. E mi auguro che i giovani, i ricercatori, gli studenti siano sempre più protagonisti di tutto questo e possano avere uno spazio sempre maggiore se vogliamo creare a Pisa la città della scienza. Perché questo succeda Pisa deve essere luogo di realizzazione di carriere, di sviluppo di imprese, dove si lasciano liberi i cervelli».

La manifestazione affronta temi interessanti che pongono al contempo quesiti spaventosi, soprattutto per i non addetti ai lavori. Chi come lei vive queste sfide nella quotidianità come si approccia nei confronti del cittadino comune?

«Uno degli obiettivi del Festival è quello di avvicinare il cittadino comune a queste tecnologie e innovazioni, è lo sforzo che deve essere alla base di tutte le operazioni di divulgazione come questa. Bisogna riuscirci e inventare nuovi metodi anche attraverso l’arte, lo spettacolo. Il cinema già lo fa. Noi scienziati dobbiamo però fare in modo di trasferire questo messaggio in maniera più aderente alla realtà”.

Che poi è quello che cerca di fare nel suo ultimo libro. Giusto?

«Ho cercato di trasferire la mia esperienza, perché potesse essere letta dai non addetti ai lavori, uno sforzo nuovo anche per me. Presentarlo qui, nell’ambito del Festival della Robotica, è importante perché si inserisce in un contesto come è giusto che sia. Racconto della mia esperienza in una città come Pisa che è luogo dove la robotica ha avuto la possibilità di svilupparsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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