Il Tirreno

Pisa

Sorride, si arrabbia e si ricorderà di noi

di Carlo Venturini
Sorride, si arrabbia e si ricorderà di noi

Face, la robot del Centro Piaggio dell’Università, può e deve crescere ma i finanziamenti non ci sono e il suo “papà” andrà presto in pensione

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PISA. A Face manca la parola. Ma avrà la memoria; finanziamenti permettendo.

Uno dei protagonisti indiscussi del Festival della robotica è stato l’androide Face che – uscito dai laboratori del Centro “E. Piaggio” dell’Università –, nel 2016 ha trovato anche il tempo di partecipare al film “Morgan” di Ridley Scott. A parte questo exploit hollywoodiano, “Face è nato per essere un robot sociale non verbale” , dice il prof. Danilo De Rossi padre dell’androide. Face ha avuto “mille facce” .

È stato uomo prima che donna, poi si optò per questa ultima soluzione perché i bambini affetti da spettro autistico erano seguite da educatrici. Di Face si inizia a parlarne sui media nel 2012. «Ha i suoi anni, comincia ad avere le sue prime rughe» dice De Rossi. Avrebbe bisogno di un lifting, e fuor di metafora, Face avrebbe bisogno di un upgrade.

Professore, gliela diamo la parola a Face?

«Ci abbiamo provato. Ma le voci sintetizzate al momento lo sviliscono. Abbiamo faticato per renderlo il più umano possibile, perché farlo parlare in maniera metallica?» .

Giusto e comprensibile. Face non può avere la voce che annuncia l’arrivo del treno sul binario.

«Però stiamo lavorando a forme di prosodia, o meglio l’accompagnamento della gestualità di Face con degli intecalari esclamativi come “mah” , “boh”. Per noi italiani e soprattutto toscani spesso è più esplicito un “mah” di una frase di senso compiuto».

Face camminerà o sarà sempre in posizione da mezzo busto del tg?

«No. Non camminerà. Troppo complicato. Di questo ne sono certo. Non vogliamo un robot che faccia il maggiordomo».

Non parlerà, non camminerà. Come maturerà Face?

«Avrà la memoria. Ci stiamo impegnando su questo fronte. Avrà un archivio di memoria. Ed anche emozionale».

Che significa?

«Si ricorderà della persona dopo averla “stimata” , ossia riconosciuta nei suoi parametri fisici ma si ricorderà ad esempio, se quell’individuo gli ha detto qualcosa di sgradito. E, magari la seconda volta che lo vede, si arrabbierà o comunque lo tratterà in maniera diversa dalla prima».

Sembra fantascienza, professore.

«Non lo è. Si può fare. Ma ci vogliono finanziamenti e massa critica. Face non è una macchina bensì un apparato di scienza ed è un progetto infinito».

I finanziamenti però non lo sono.

«Non lo sono. Esatto. E non sono infinite le possibilità di stabilizzazione che proproniamo ai nostri ricercatori. Due tra i più bravi, li ho indirizzati in Olanda ed in Inghilterra. Io tra due anni avrò l’età pensionabile».

L’orizzonte di Face comunque è tutt’altro che cupo visto che c’è anche Daniele Mazzei che ha tenuto a battesimo Face.

«E poi ci sono le linee guida evolutive del robot umanoide delineate dal grande neuroscienziato portoghese-americano, Antonio Damasio. Ma ci vuole massa critica. Il robot è come un bambino che è portatore di alcuni handicap e deve essere “educato” a ciò che si dà per scontato a livello di percezione, emozione, mobilità. Tutto ciò richiede tempo, risorse umane ed economiche di lunga prospettiva».

E chissà che non ci siano sviluppi futuri per Face dopo il convegno tenutosi ieri durante il festival della robotica alla Facoltà di Ingegneria, in una sessione che ha mirato a riunire i principali scienziati accademici, ricercatori e studiosi per scambiare e condividere le loro esperienze e i risultati delle loro ricerche a cavallo tra le neuroscienze e la robotica, con un particolare focus sulla sfera emotiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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