Il Tirreno

Pisa

Androidi: uomini o donne?

Androidi: uomini o donne?

Dibattito sul sesso delle macchine che ci cambieranno la vita

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PONTEDERA. Presto i robot entreranno nelle nostre case. Aiuteranno nei lavori domestici, potranno fare compagnia agli anziani. Mentre l’evoluzione tecnologica va avanti senza sosta, diventa così impossibile non chiedersi quali saranno le implicazioni nelle relazioni tra esseri umani e robot. Come ci aspettiamo che possa parlare un robot, con voce maschile o femminile? Come si muoverà? “Robot e genere: gli androidi hanno un sesso? ” era il titolo dell’incontro che, nell’ambito del Festival della robotica, si è svolto a Pontedera. La città della Piaggio ha un ruolo di primo piano nel mondo nella biorobotica sviluppata nel laboratori del Sant’Anna, a due passi dalla location scelta per la conferenza, organizzata come un caffè letterario. Tante esperienze del mondo del lavoro e della ricerca a confronto sui robot umanoidi, sul rapporto fra sembianze-sesso-genere è sul concetto di genere. Ne hanno parlato Maria Chiara Carrozza, Istituto di BioRobotica, Scuola Superiore Sant’Anna, Barbara Henry, Scuola Superiore Sant’Anna, Cecilia Laschi, Istituto di BioRobotica, Scuola Superiore Sant’Anna, Francesca Romana Recchia Luciani, Università degli Studi di Bari, Cecilia Robustelli, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Il dibattito è stato condotto dalla giornalista de La Repubblica, Claudia Arletti. Curioso sarà capire l’atteggiamento della società, è stato detto, quando i robot (con le sembianze di uomini o di donne e la loro intelligenza artificiale) entreranno davvero a far parte della nostra vita quotidiana. Ma come c’entreanno? Non facciamoci influenzare troppo dalla fantascienza...Ognuna delle relatrici ha cercato di spostare l’attenzione su aspetti di genere di linguaggio, considerando sempre il rapporto tra sesso, genere e robot. «Bisognerà capire se veramente questi robot risponderanno alle nostre aspettative», è stato detto. Del resto quando uomini e donne progettano macchine con l’obiettivo di migliorarci la vita viene naturale che si chiedano quali vite potranno migliorare, e in che modo, e come dialogare con i robot. «Le nuove frontiere della robotica pongono nuovi problemi di tipo etico e filosofico e sollevano domande sul genere– ha osservato Claudia Arletti – Nella cura degli anziani, per esempio sarà più giusto usare un robot– badante maschio o femmina? Si corre il rischio di riporre stereotipi sessisti anche con le macchine». Il dibattito è solo all’inizio. (s. c)



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