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«Inizio lo sciopero della fame» il grido del garante dei detenuti

Carlo Venturini
Il carcere del Don Bosco
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Il carcere del Don Bosco

Don Bosco-polveriera dopo la rivolta conseguente al suicidio in cella del giovane tunisino. Franco Corleone annuncia la protesta: «Da mesi aspettiamo il nuovo provveditore ministeriale»

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PISA. «Lunedì inizierò lo sciopero della fame, se non verrà nominato dal ministero della Giustizia il provveditore per i detenuti della Toscana». Lo dice Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti per la Toscana dopo il suicidio del tunisino avvenuto al carcere Don Bosco con conseguente rivolta degli altri detenuti. «Siamo cassandre inascoltate, a mali estremi, estremi rimedi», continua il garante che aggiunge: «Il carcere Don Bosco va abbattuto e ricostruito». Corleone si lamenta di un mancato referente regionale per l'amministrazione carceraria (della Toscana e dell'Umbria) che manca da sei mesi, «e quindi non sappiamo a chi rivolgerci». Corleone fa due distinguo sulla situazione carceraria pisana: uno statistico-sociologico, l'altro infrastrutturale. Il garante parte da alcuni dati, e cioè che i tentati suicidi nel 2016 negli istituti toscani sono stati 125, con punte di 50 a Firenze-Sollicciano, 30 al carcere di Pisa e 13 in quello di Livorno. Ciò che desta maggiore preoccupazione o comunque che dà il polso della vivibilità e sostenibilità della pena detentiva, è il dato sugli atti di autolesionismo, che schizza a 1.103 nelle strutture toscane. A Pisa sono 233, a Firenze-Sollicciano 433, Livorno-Le Sughere 52. «Si deve partire da questi dati che testimoniano il profondo disagio, la pena che si somma alla pena di chi vive in ambienti che sviliscono i diritti umani sanciti dalla Costituzione». Corleone si indigna sul sovraffollamento del Don Bosco progettato per 226 detenuti rispetto ai 277 presenti nel 2016. «L'Italia è al primo posto in Europa per carcerati accusati di detenzione di stupefacenti. Siamo all'ultimo posto per i reati imputabili ai cosiddetti “colletti bianchi”. E quindi gli stranieri sono in maggioranza dentro al Don Bosco. I dati divulgati dal garante provinciale Alberto Di Martino parlano chiaro: gli stranieri, prevalentemente di nazionalità tunisina, marocchina, albanese e rumena, sono in questo momento in maggioranza piuttosto significativa: 164, a fronte di 113 italiani. Sul fronte infrastrutturale, che ha fatto auspicare in maniera provocatoria a Corleone «l'abbattimento del Don Bosco», vale quanto dichiarato da Di Martino. Si va dalla insufficiente altezza di barriere e parapetti rispetto alle norme vigenti, all'inadeguatezza, vetustà e deperimento delle linee telefoniche, del sistema di videosorveglianza alla porta principale. L'area dei detenuti in semilibertà necessita di un totale rifacimento, e preferibilmente la dislocazione all'esterno della casa circondariale. C'è da segnalare che le celle sono ancora munite di bagno alla turca non separato dal vano camera, come invece richiede la legge. «Anche in questo caso si tratta di una situazione illecita – commenta Di Martino –. La struttura va rifatta da cima a fondo, pena il regresso a un regime pre-democratico».

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di Redazione web