Sicurezza
Detenuto si suicida, scoppia la rivolta in carcere
Un giovane tunisino si è impiccato nella notte al don Bosco. Sul posto polizia e carabinieri in supporto agli agenti di polizia penitenziaria
PISA. Il suicidio di un 21enne tunisino precedentemente arrestato, avvenuto all'interno di una cella, ha scatenato una rivolta dei detenuti nel carcere Don Bosco di Pisa nella notte tra martedì 29 e mercoledì 30 agosto. Da tempo la popolazione carceraria protesta per le condizioni di vivibilità all'interno della struttura. Il rinvenimento del cadavere dell'uomo, che si è tolto la vita impiccandosi, è stato il detonatore della ribellione.
La protesta è durata circa tre ore, dall'1,45 alle 4.30 circa. Il detenuto si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo e il suicidio è avvenuto poco dopo l'una, provocando proteste da parte degli altri reclusi, per lo più detenuti in attesa di giudizio. A quanto si apprende sono stati lanciati oggetti, suppellettili, ed è anche stato dato fuoco ad alcune lenzuola e cuscini, rendendo necessario l'intervento con estintori, dopo il quale le fiamme sono state subito fermate.
All'interno del carcere sarebbero intervenuti solo gli agenti della polizia penitenziaria mentre le altre forze dell'ordine sono rimaste fuori dall'istituto.
Anche il capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Santi Consolo si è recato mercoledì 30 agosto nel carcere di Pisa per verificare di persona quanto stava accadendo a seguito della protesta messa in atto dai detenuti. Con lui anche il provveditore per la Toscana.
Con il caso del 21enne tunisino suicida la scorsa notte, sono oltre 30 i detenuti che si sono tolti la vita in carcere dall'inizio dell'anno. Il Garante nazionale per i detenuti il 31 luglio scorso aveva fornito le cifre indicando in 32 i casi del 2017. A questi, si sono poi aggiunti altri due episodi il 27 agosto: uno a Monza, dove un recluso si è tolto la vita inalando gas dalla bomboletta data in dotazione per cucinare, e uno a Saluzzo, dove un detenuto ha tentato il suicidio in carcere ed è morto poco dopo in ospedale. Diversi sono poi stati i tentati suicidi sventati dal personale della polizia penitenziaria.
"Fin troppo facile, ora, dire che l'avevamo previsto e preferisco sottrarmi al gioco delle profezie. Certo, però, che se non profetici i vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e persino il Ministro Orlando avrebbero potuto e dovuto prevedere e prevenire gran parte delle più gravi criticità che stanno continuando a interessare le carceri nostrane". E' quanto dichiara Angelo Urso, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria, sulla protesta nel carcere di Pisa.
"Più o meno contestualmente - prosegue il leader della Uilpa PP - disordini si sono verificati anche presso il carcere di Viterbo, dove un poliziotto penitenziario aggredito da un detenuto è dovuto ricorrere al soccorso del 118 e non si conosce ancora l'entità dei traumi riportati". "E' del tutto evidente - dice Urso - come la situazione sia fuori controllo, al di là dei facili proclami, e il vertice dipartimentale non sia più in grado - qualora lo fosse mai stato - di gestirla. Tutte le organizzazioni sindacali rappresentative della Polizia penitenziaria, del resto, già da luglio scorso hanno interrotto le trattative con il Dap non riconoscendogli di fatto alcuna capacità relazionale in funzione della gestione operativa delle carceri. Non si possono escludere, a questo punto, clamorose iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e protesta pure in concomitanza con le celebrazioni del Bicentenario del Corpo di polizia penitenziaria che prevedono anche la presenza autorevole del Presidente della Repubblica".
"A questo punto - conclude Urso - mi sembra imprescindibile: o l'attuale dirigenza del Dap inverte la rotta e assume provvedimenti tangibili ed efficaci o deve essere avvicendata perché incapace di adempiere al ruolo che la collettività gli affida, specie in un momento in cui incombe pesantemente anche la minaccia terroristica".
"Abbiamo depositato oggi presso il tribunale di Pisa un atto di costituzione come parte offesa in merito a quanto accaduto nel carcere di Pisa". E' quanto dichiara Mauro Palma che presiede il Garante nazionale delle persone detenute, struttura collegiale che si occupa dei diritti delle persone private della libertà. Questa strada, già imboccata per altri casi di suicidio, consente al Garante di intervenire come parte offesa nelle indagini sugli episodi di suicidio e di raccogliere informazioni e documentazione relative ai fascicoli aperti presso le procure sui singoli casi.
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