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Tenta di impiccarsi il giorno dopo l’arresto

Tenta di impiccarsi il giorno dopo l’arresto

Fermato dalla polizia stradale in un controllo in Fi-Pi-Li: deve scontare 6 anni I sindacati: «Secondo caso in pochi giorni, subito un incontro con la direzione»

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PISA. Lo avevano arrestato domenica sera dopo aver scoperto che doveva scontare una condanna a 6 anni per tentato omicidio.

Neanche il tempo di ambientarsi in carcere e un 26enne romano finito al Don Bosco ha tentato di suicidarsi. Ha cercato di impiccarsi con le lenzuola. La stessa tecnica usata nei giorni scorsi da un altro detenuto italiano, di Nola. Entrambi i tentativi sono falliti grazie all’intervento degli agenti della polizia penitenziaria. Il 26enne era stato bloccato dalla polizia stradale al volante di una Mercedes Ml sulla Fi-Pi-Li. Era ubriaco con un tasso alcolemico triplo rispetto al massimo consentito. Aveva documenti e patente romena. Ma quando gli hanno preso le impronte digitali la vera identità è venuta fuori insieme a quella pena da scontare che gli ha aperto le porte del Don Bosco.

«Due detenuti di nazionalità italiana a distanza di pochi giorni tentano il suicidio nello stesso reparto – scrivono i sindacalisti Maurizio Pino del Sinappe e Vincenzo Danubio dell’Uspp –. Ancora una volta denunciamo la carenza e tutte le falle di un sistema gestionale voluto dal direttore dell’istituto e avallato da tre sigle sindacali contro la maggioranza del personale sindacalizzato da altre cinque sigle. Tale criticità si è verificata durante un orario dove chi risultava essere responsabile di un intero istituto era un assistente capo di polizia penitenziaria e non un appartenente al ruolo ispettori, così come più volte indicato dall’amministrazione penitenziaria centrale. Appare palese che il sistema di gestione dei cosiddetti “sottufficiali” sia completamente sfuggito all’organizzazione dei servizi sperata e voluta dal direttore».

I sindacalisti denunciano che «in più occasioni si è concretizzata la presenza di più appartenenti al predetto ruolo durante la mattina e la predisposizione di una sola unità nel turno pomeridiano e serale che in presenza di un impedimento che determina un’assenza giustificata, manda in frantumi tutta l’organizzazione lavorativa di un intero turno con la conseguenza che poi si attribuisce la responsabilità a coloro che non hanno ne qualifica, né formazione per la gestione di certe criticità». Sinappe e Uspp chiederanno un incontro urgente al direttore dell’istituto per rivedere l’intero impianto «che ad oggi continua a sottrarre forze al reparto in favore di non chiare politiche di gestione verso alcuni ruoli e soggetti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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