Lutto
In fuga dalle Vettovaglie «Degrado e nessuna regola»
Storica esponente del Comitato La Cittadella costretta a cambiare casa dopo quasi 15 anni: «Mi hanno messo in condizioni di andarmene»
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PISA. Musica e schiamazzi fino alle 3, le 4 del mattino. Quando va bene. Sennò son liti, botte, spaccio. E poi la puzza e i rifiuti.
I residenti di piazza delle Vettovaglie denunciano tutto questo da anni: sono nati comitati, sulle scrivanie di polizia, carabinieri e prefettura si sono stratificate diverse copie di segnalazioni ed esposti, è intervenuta l’Arpat e diverse altre società private per la misurazione dell’inquinamento acustico. Niente. La trasformazione di piazza delle Vettovaglie in punto nevralgico della movida pisana è proseguita negli anni senza regole e senza soluzioni ai problemi via via segnalati dai cittadini. Così chi può fugge. Come è successo un mese fa a Rita Rocca, rappresentante del Comitato La Cittadella: ha gettato al spugna, dopo battaglie combattute mese dopo mese, esposto dopo esposto, appello dopo appello, ha lasciato al sua abitazione che si affaccia su piazza delle Vettovaglie per trasferirsi altrove. «Ora vado a letto alle undici la sera e riesco a dormire fino al mattino, mi sembra un sogno» racconta. La sua è stata una decisione sofferta come può esserlo lasciare il luogo dove si è deciso di vivere 45 anni fa. «Mi sono trasferita a Pisa per studiare del 1972 e da allora ho sempre abitato in centro - racconta Rita Rocca - in piazza delle Vettovaglie sono andata ad abitare nel 2003 e le cose hanno cominciato a cambiare in peggio, diventato man mano insostenibili, dal 2006-2007». Cosa è cambiato? «Intanto il tessuto commerciale della piazza - racconta ancora la signora Rocca - niente più macellaio e negozi tradizionale, solo locali della movida. Ne ho contati tredici l’ultima volta. Diciamo che mi hanno sfrattato da casa mia, mi hanno messo in condizioni di andarmene». Il richiesta di più controlli e regole c’è stata fin dall’inizio. «La prima volta che ho incontrato il sindaco Marco Filippeschi per parlargli di questi problemi si era insediato da poco (per il primo mandato, ndr) - continua Rocca - con il suo arrivo speravamo in un atteggiamento diverso, non è stato così. L’ho anche inviato a cena a casa mia, dove non potevo aprire le finestre per il rumore e la puzza. Non ha mai risposto all’invito». L’epilogo, dieci anni dopo quel primo incontro, è la fuga di Rita: «La casa non l’abbiamo venduta - conclude - mi toccherebbe svenderla. E di certo non la comprerebbe una famiglia né qualcuno che il mattino deve svegliarsi per andare al lavoro. Ci faremo uno studio, forse, tra qualche tempo».
Valentina Landucci
I residenti di piazza delle Vettovaglie denunciano tutto questo da anni: sono nati comitati, sulle scrivanie di polizia, carabinieri e prefettura si sono stratificate diverse copie di segnalazioni ed esposti, è intervenuta l’Arpat e diverse altre società private per la misurazione dell’inquinamento acustico. Niente. La trasformazione di piazza delle Vettovaglie in punto nevralgico della movida pisana è proseguita negli anni senza regole e senza soluzioni ai problemi via via segnalati dai cittadini. Così chi può fugge. Come è successo un mese fa a Rita Rocca, rappresentante del Comitato La Cittadella: ha gettato al spugna, dopo battaglie combattute mese dopo mese, esposto dopo esposto, appello dopo appello, ha lasciato al sua abitazione che si affaccia su piazza delle Vettovaglie per trasferirsi altrove. «Ora vado a letto alle undici la sera e riesco a dormire fino al mattino, mi sembra un sogno» racconta. La sua è stata una decisione sofferta come può esserlo lasciare il luogo dove si è deciso di vivere 45 anni fa. «Mi sono trasferita a Pisa per studiare del 1972 e da allora ho sempre abitato in centro - racconta Rita Rocca - in piazza delle Vettovaglie sono andata ad abitare nel 2003 e le cose hanno cominciato a cambiare in peggio, diventato man mano insostenibili, dal 2006-2007». Cosa è cambiato? «Intanto il tessuto commerciale della piazza - racconta ancora la signora Rocca - niente più macellaio e negozi tradizionale, solo locali della movida. Ne ho contati tredici l’ultima volta. Diciamo che mi hanno sfrattato da casa mia, mi hanno messo in condizioni di andarmene». Il richiesta di più controlli e regole c’è stata fin dall’inizio. «La prima volta che ho incontrato il sindaco Marco Filippeschi per parlargli di questi problemi si era insediato da poco (per il primo mandato, ndr) - continua Rocca - con il suo arrivo speravamo in un atteggiamento diverso, non è stato così. L’ho anche inviato a cena a casa mia, dove non potevo aprire le finestre per il rumore e la puzza. Non ha mai risposto all’invito». L’epilogo, dieci anni dopo quel primo incontro, è la fuga di Rita: «La casa non l’abbiamo venduta - conclude - mi toccherebbe svenderla. E di certo non la comprerebbe una famiglia né qualcuno che il mattino deve svegliarsi per andare al lavoro. Ci faremo uno studio, forse, tra qualche tempo».
Valentina Landucci
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