La manifestazione
Rischio d’esclusione per sette scuole di specializzazione
A Medicina traballa l’accreditamento del ministero Petrini rassicura: parametri formali, non sostanziali
PISA. «Si tratta di criteri di esclusione prettamente formali e non sostanziali», dice Mario Petrini, presidente della Scuola di Medicina. «È la spia che il sistema formativo post-laurea è bacato di particolarismi», ribatte Gerardo Anastasio, segretario provinciale del sindacato dei medici Anaao che dal 2014 parla delle lacune del sistema della formazione specialistica. A Pisa sette scuole di specializzazione in medicina rischiano l'esclusione dall'accreditamento del ministero. Gli accademici dal camice bianco “sbiancano” e disorientati scorrono col dito la lista delle specializzazioni bocciate dal dossier dall'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica. Le specializzazione “proscritte” sono: Medicina dello sport e dell'esercizio fisico; Nefrologia; Audiologia e foniatria; Medicina legale; Neurochirurgia; Malattie infettive e tropicali; Medicina del lavoro.
La legge di accreditamento delle scuole presso i due ministeri della Salute e dell'Università è cambiata e i nuovi criteri sono quelli della docenza di un professore ordinario, un numero di casi tali da garantire la formazione dello specializzando e le strutture idonee. Per Petrini, le sette in odore di “bocciatura” lo sono per un criterio puramente formale. «A Nefrologia, ad esempio, abbiamo un docente che non è un prof ordinario seppur persona eccellente e di grande prestigio». Nefrologia è stata fondata a Pisa dal professor Gabriele Monasterio, e stessa cosa dicasi per Medicina del lavoro con i professori Lido Baschieri e Aldo Pinchera. Queste specializzazioni hanno avuto, quindi, i natali a Pisa «e soltanto per il fatto che vengano messe in discussione c'è da gridare vendetta al cielo», dice Anastasio. «L'università le ha indebolite negli anni invece di rafforzarle», continua il sindacalista. Intanto, Petrini “rassicura” sul fatto che, al di là delle indiscrezioni di stampa, sulla sua scrivania non è arrivato nulla. «Nessuno degli attuali specializzandi rischia alcunché e in ogni caso abbiamo due anni di tempo per adeguarci alle eventuali indicazioni dei ministeri».
Per l'Anaao non si tratta di minimizzare bensì di un vero campanello di allarme su un problema che anche i sindacalisti dell'Anaao Giovani sollevano da almeno quattro anni. Anastasio spiega: «Solo in Italia le scuole di specializzazione sono in mano alle università, devono cioè insegnarci docenti ordinari. All'estero, esistono gli ospedali di specializzazione. Qui da noi vi è una polverizzazione di specializzazioni inaudita che non trova riscontro all'estero. Oltre alla chirurgia della mano si inizierà a fare quella della mano destra e poi quella della sinistra e del mignolo. Così come audiologia e foniatria sono settori di un'altra specializzazione che è otorinolaringoiatria».
Dissipazione e proliferazione di specializzazioni ha portato i ministeri a chiudere i cordoni ed accorpare. «In Toscana si accorpa però all'italiana – dice Anastasio –, è il caso ad esempio di cardiochirurgia che ha sede nominale a Siena ma siccome la casistica formativa basta per un solo specializzando, gli altri due se li dividono Pisa e Firenze».
Altro problema sollevato dal sindacato è che i neolaureati sono 17mila per soli 7mila posti di specializzazione. «Il numero chiuso viene aggirato coi ricorsi al Tar che riammette quasi sempre i candidati esclusi; e questo per il semplice motivo che nei presidi ospedalieri si lavora solo se specializzati e quindi anche la programmazione delle scuole salta», dice il sindacalista.
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