Sicurezza
Romani (Forza Italia): "A Pisa si lavori per unire il centrodestra"
Il presidente dei senatori azzurri: "Non mi piace chi parla di ruspe, ma bisogna dialogarci se vogliamo vincere le elezioni"
PISA. I leghisti di Pisa e dintorni? Ruspanti. La definizione porta il copyright di Paolo Romani, considerato il numero due di Forza Italia, già ministro allo Sviluppo Eonomico del quarto governo Berlusconi e attuale capogruppo al Senato per gli azzurri. Un aggettivo che si presta a varie interpretazioni: ruspanti perché genuini, schietti, grezzi. Ma forse, anche, perché appassionati delle ruspe, da lanciare a volte contro immigrati e rom e a volte contro gli avversari politici.
Romani ha utilizzato il termine l’altra sera a Calambrone, dove, nell’affollata cornice balneare dell’Eliopoli Shop Center, ha partecipato al primo dei talk show di stampo politico condotti da Massimo Marini (gli altri sono in programma lunedì 28, quando il fondatore di Mdp-Articolo Uno Pier Luigi Bersani sarà intervistato dal direttore del Tirreno Luigi Vicinanza, e giovedì 31, con protagonista il sindaco di Pisa Marco Filippeschi). Al fido consigliere di Silvio Berlusconi non stanno particolarmente simpatici la Lega Nord e Matteo Salvini («Non mi piacciono chi incita alle ruspe e chi, in questo caso i grillini, urlano sempre e su tutto»), ma sa perfettamente che il centrodestra può tornare a vincere solo se unito e solo se mette insieme più teste ed energie. A livello nazionale come a Pisa, in vista delle amministrative del 2018. «So che a Pisa – ha detto – ci sono dei problemi nel dialogo coi leghisti. Da quanto mi raccontano, sono un po’ ruspanti. Abbiamo vinto nella vicina Cascina con un loro candidato e pensano di poter dire l’ultima parola su tutto».
Guai a rompere, però. Occorre continuare a dialogare e a ricercare l’unità d’intenti. «Se avrete delle difficoltà – afferma, andandosene a fine serata (per fare ritorno a Forte dei Marmi dov’è in vacanza) e rivolgendosi alle presenti Raffaella Bonsangue e Virginia Mancini, rispettivamente coordinatrice provinciale e capogruppo in consiglio comunale – non esitate a chiamarmi». Perché ancora una volta è proprio Romani la colomba che svolazza sul tetto del condominio del centrodestra. «Dal processo di destrutturazione di tutti i partiti – sostiene al Tirreno – è conseguita negli ultimi anni una frammentazione degli stessi partiti. Non che ogni frammento abbia una proposta politica diversa dagli altri, ma ci sono tanti piccoli frammenti e nessuno capisce più per quale motivo ci siamo divisi in così tanti partitini e partitelli. Quello che sto cercando di fare a livello nazionale ma anche a livello territoriale è di riaggregare tutti coloro che si sentono parte del centrodestra. Le recenti elezioni amministrative (Cascina, ma anche Sesto San Giovanni, La Spezia e Genova) hanno dimostrato in fondo che i nostri elettori hanno una percezione del centrodestra in una versione molto più unitaria di quanto ce l’abbia la stessa classe politica. Quindi, dobbiamo rispondere positivamente a questa richiesta di unità e di semplificazione. C’è un centrodestra, c’è una sinistra o un centrosinistra (Renzi dovrà scegliere se fare la lista o la coalizione) e i grillini. In questo sistema tripolare non c’è bisogno di altre proposte politiche. Bisogna averne tre. E sono già tante. In questo contesto il centrodestra, e quando parlo di centrodestra parlo di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, può anche affermarsi in altre città, come ad esempio la stessa Pisa».
Quasi certamente nella città della Torre si voterà lo stesso giorno non solo per il sindaco e il consiglio comunale ma anche per le Politiche. Ma quando? «Tecnicamente – ci risponde Romani – si può votare fino al 20 maggio 2018, perché il Parlamento attuale si è riunito per la prima volta il 15 marzo 2013 e la Costituzione dice che entro 70 giorni deve insediarsi la legislatura successiva. A mio avviso si voterà intorno a marzo, ma prima bisogna fare ovviamente la legge elettorale. E questa è una lunga storia».
La tappa sul litorale pisano del capogruppo al Senato di Forza Italia è coincisa con il rinvigorimento delle polemiche sulla sicurezza urbana unita a immigrazione e costruzione di una moschea. Romani, ad esempio, non vuol proprio sentir parlare di ius soli. «Aprire oggi una discussione sullo ius soli – ha detto – è irresponsabile, avventato e destinato ad alimentare paura e sospetto. Tre attentati in due giorni, un piano terrorista più ampio sventato e una chiara minaccia diretta al nostro Paese impongono una seria riflessione sulla genesi del fenomeno terroristico di stampo jihadista in Occidente, che vede spesso protagonisti cittadini di seconda generazione di origine araba radicalizzati nelle carceri o in pseudo-moschee colpire loro concittadini europei. Ma, soprattutto, impongono la priorità della garanzia della sicurezza di tutti i cittadini. Introdurre oggi una legge che semplifichi l'accesso ai diritti senza doveri non solo svilisce il sentimento di una nazione ma apre anche ai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo che potrebbero incrementare i propri traffici».
Sull’ipotesi della costruzione di una moschea a Pisa Romani non si definisce contrario a prescindere. A differenza, quindi, della sua collega di partito Daniela Santanchè, venuta più volte in passato a Pisa per sostenere la battaglia del comitato “NoMoschea” e l’esigenza di un referendum che bloccasse la previsione urbanistica dell’amministrazione comunale. «Io rispetto la religione islamica – ha affermato Romani –. Nel mondo ci sono un miliardo e 700 milioni di musulmani, con divisioni sanguinose tra di loro da ben 1.400 anni, da quando è morto Maometto. Quindi, la questione non è liquidabile con un semplice dibattito “moschea sì-moschea no”. È inoltre una religione che non prevede un clero, soprattutto da parte sunnita. Ci sono quelli che chiamano imam, si tratta di persone normalissime che per consenso della comunità diventano dei predicatori. È meglio avere una moschea in cui si stabilisce un rapporto con un imam riconosciuto che predichi anche in italiano? Non lo so con certezza. Ma so che non sono contrario a moschee controllate. Mi preoccupano molto di più i garage trasformati in moschee dove c’è un imam non riconosciuto che può seminare pillole di terrorismo che poi non riusciamo a controllare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
