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Pisa

«Una perdita pesantissima, per me era un faro»

«Una perdita pesantissima, per me era un faro»

Il ricordo del procuratore Crini: sapeva approfondire ogni argomento, con lui un’intesa particolare

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PISA. «Antonio Giaconi era un uomo che sentiva un affetto straordinario per il suo lavoro e quindi anche per le persone con cui si trovava a condividerlo. Era uno veramente innamorato di ciò che faceva. Quindi è una perdita pesantissima; certamente per la giustizia pisana, ma direi per tutta la magistratura». E lo è anche per lui, Alessandro Crini. Perché per il procuratore capo di Pisa, arrivato da Firenze a ottobre 2015, proprio dopo un lungo periodo di reggenza affidato a Giaconi, quel pm «riflessivo, pacato, di particolare buon senso, lungimirante e di grande cultura, non solo calibrata sulla vicenda giuridica», è diventato subito un punto di riferimento. Un appoggio e a volte perfino un faro per aiutarlo a sbrogliare i nodi delle inchieste più difficili, dei fascicoli più complessi. All’inizio anche Crini arriva come reggente. Per Pisa è un gigante. Ha alle spalle anni e anni di esperienza alla Dda, di inchieste e processi alla mafia e alle organizzazioni criminali. Eppure riconosce nel magistrato pisano qualità che possono integrare le sue. «Giaconi - lo ricorda Crini - era una persona di capacità particolari. Era un pubblico ministero di grande esperienza. E pur essendo Pisa una sede di magistrati particolarmente bravi ed esperti, io ho sempre visto in lui l’interlocutore privilegiato per le cose che dovevo approfondire e valutare con cura. Ripeto: in un ufficio dove il target della qualità e dell’esperienza è così elevato, anche nell’ambito della magistratura della Toscana, fatto da molti magistrati di lungo corso, lui è stato per me un punto di riferimento». Crini non lo nasconde: «Al di là dell’affetto personale, dell’aspetto umano, c’era fra i noi un’intesa particolare. Non mi rivolgevo a lui solo in funzione del rispetto di una qualche gerarchia interna, era un interlocutore speciale, perché tante volte ritrovavo in lui una riflessione che non avevo fatto, grazie ai suoi consigli scorgevo l’angolatura che in quel momento diventava quella che anche a me sembrava più condivisibile. Più di una volta mi è capitato che completasse il mio pensiero. E questo voleva dire molto per me. Molto. Era in grado di entrare in profondità e avere grande lucidità sulle cose».

(m.n.)

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