Il Tirreno

Pisa

Non pensava alla morte, voleva tornare in procura

La toccante testimonianza della collega pm Paola Rizzo che è andata a trovarlo il giorno prima del decesso

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PISA. Anche negli ultimi giorni ha continuato a pensare agli altri prima che a se stesso. Paola Rizzo lo sa bene, Giaconi è sempre stato così: «Sono andata a trovarlo lunedì – racconta – e quando mi ha salutata, dopo avermi notato una caviglia fasciata, mi ha detto “Mi raccomando, riguardati”». Antonio Giaconi non pensava di morire. Era come se non contemplasse la morte, o semplicemente la tenesse alla larga ignorandola: «Parlava di come potersi organizzare per tornare in procura con la carrozzella e della possibilità di adeguare la scala di casa. E poi mi diceva: “In questo periodo ci sono diversi compleanni di nostri amici in ufficio. Se decidete di fare un regalo, consideratemi dei vostri». Rizzo e Giaconi non erano solo colleghi. «Era il mio più caro amico – rivela la pm –. Per quindici anni a Livorno e poi dopo a Pisa, mi è stato vicino nei momenti più belli e più difficili della mia vita. Era una persona eccezionale».

Maria Robustelli è stata la sua assistente in procura. Ci parla di una persona meravigliosa. «Ho lavorato con lui dal 5 luglio 2010 fino a marzo scorso. Aveva una cultura incredibile, con lui si poteva parlare di tutto. Sin dai primi giorni ha affrontato la malattia con grande forza e coraggio». No, non si poteva dire fosse «un tipo organizzarto - sorride e un po’ la voce si rompe - La sua scrivania parla per lui, carica di una montagna di fascicoli, ma era un caos calmo, sempre perfettamente sotto controllo. Bastava rammentargli un nome e lui riavvolgeva il nastro delle inchieste, ricordava tutto». Arianna Leporini, la sua ultima assistente, ha la voce strozzata: «Dico solo questo: era un gran signore e benvoluto da tutti». Per il sindaco Marco Filippeschi «la scomparsa, così prematura, di Giaconi addolora la città e priva il sistema della giustizia di un magistrato di grandi e riconosciute competenze e dotato di straordinaria sensibilità. Perdiamo un concittadino esemplare che con il suo lavoro, inteso come missione e servizio, ha onorato Pisa. Ricorderemo sempre la sua forza di servitore dello Stato e il tratto umano che lo ha distinto, la sua cultura. Rivolgo ai suoi familiari la partecipazione più sentita al loro dolore e l'abbraccio della città intera. Sono vicino ai suoi colleghi colpiti in carissimo e prezioso affetto».

Particolarmente commosso il ricordo che arriva da Roma da parte del colonnello Andrea Brancadoro, ex comandante provinciale dei carabinieri: «Sono profondamente addolorato per la morte di Giaconi, un magistrato di valore, serio e perbene. Per me rimane uno dei migliori esempi di serenità ed equilibrio nel lavoro, in procura a Pisa era un punto di riferimento imprescindibile e la malattia aveva, se possibile, rafforzato queste sue qualità. In questo momento il mio pensiero va ai suoi familiari, mentre ricordo con commozione i momenti difficili del lavoro fatto insieme e come ci siamo salutati il giorno in cui ho lasciato Pisa, con un lunghissimo abbraccio scambiandoci poche parole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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di Redazione Pisa