Il Tirreno

Pisa

Duomo e stazione, la mappa del Daspo

di Mario Neri
Duomo e stazione, la mappa del Daspo

Filippeschi prova a blindare il voto. La Finanza: colpiremo la filiera 

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PISA. Piazza dei Miracoli, piazza Manin, il percorso che dal parcheggione di via Pietrasantina sfocia in largo Cocco Griffi. Nulla di più, almeno per ora. Marco Filippeschi sa di non poter “daspare” tutta la città. La misura introdotta dal decreto Minniti sulla sicurezza urbana a febbraio che ora il sindaco vuole varare anche in città rischierebbe di perdere efficacia e di andare a sbattere nel “no” di pezzi della sua stessa maggioranza.

Per questo ieri, nel vertice convocato sul caso-abusivi in prefettura, il primo cittadino non ha messo sul tavolo una proposta dettagliata con i luoghi in cui applicare il daspo urbano. Saranno i tecnici delle forze dell’ordine a indicare via per via dove farlo valere. Ma l’idea per ora è appunto quella di attuare le 48 ore di allontanamento per spacciatori, venditori abusivi violenti, borseggiatrici o “vichinghi” della movida selvaggia solo in pochi luoghi: l’area monumentale e la stazione. Non di più. Al massimo piazza delle Vettovaglie e Cavalieri. Ma non è detto che nel perimetro “largo” del Duomo ci finisca anche via Vecchia di Barbaricina, la base dei senegalesi, tornati al loro posto dopo gli scontri con i finanzieri di venerdì scorso, anche se il sindaco ha chiesto di allargare il più possibile il raggio di azione. L’ok definitivo dovrà arrivare dalla questura, dove stamani si riunisce un tavolo tecnico per definire la mappa di applicazione. «Per ora sono all’esame delle proposte, e con quelle priorità», dice il sindaco. Disseminare il centro di zone-daspo potrebbe rivelarsi un boomerang, anche se il decreto ne prevede l’attuabilità anche in area vicine a università, scuole, musei e in genere centri calamita di turisti. «Quella mappa va approvata e per riuscirci serve che sia il più “ragionevole” possibile», ha fatto capire a margine del summit ai vertici delle forze dell’ordine. In fondo, solo due giorni fa ha espresso le sue perplessità sul daspo urbano Paolo Fontanelli. Forzare la mano potrebbe spingere i consiglieri di Mdp ha non votare il provvedimento con cui bisognerà modificare il regolamento di polizia municipale. M5S e le liste di sinistra sono già pronti a mettersi di traverso.

Certo Filippeschi non vuole retrocedere. Stasera (ore 21,30) ne parlerà alla festa dem di Riglione, dove discuterà proprio di sicurezza urbana con il comandante dei vigili Michele Stefanelli e il questore Alberto Francini. Entrambi ieri erano al vertice in prefettura insieme al vicecomandante dei carabinieri Francesco Schilardi e il nuovo comandante della guardia di finanza Giancarlo Franzese. E tutti hanno ascoltato il richiamo del viceprefetto Valerio Massimo Romeo. «Questi episodi non dovranno più ripetersi, tanto più in una città come Pisa che si è sempre contraddistinta per il rispetto della legalità e per la vicinanza alle forze dell’ordine. Pertanto i controlli contro l’abusivismo commerciale dovranno essere da subito intensificati, l’illegalità non può prevalere». Il vicario, di fatto un reggente fino all’arrivo da Terni di Angela Pagliuca, ha chiesto una stretta. Così, con «effetto immediato», il vertice ha stabilito di far partire controlli «periodici e più intensi». Tanto che il questore, se ne ravvisasse la necessità, potrà chiedere al braccio operativo del Viminale di avere rinforzi. Sarà Palazzo Medici a farne richiesta a Roma. Romeo ha ribadito che i controlli siano improvvisi. E che il progetto appena varato dall’amministrazione per l’installazione di 11 telecamere sul rettangolo delle meraviglie pisane aumenta la capacità di controllo su borseggiatrici e anche sul mercato del falso. Un giro di vite lo promettono soprattutto i finanzieri. Non solo controlli sui venditori, ha detto Franzese, ma «massimo impegno» per colpire «la filiera del falso». Non un caso. Proprio due giorni fa, a chiedere un salto di qualità nelle indagini era stato Fontanelli. «Stiamo confondendo i piani - ha detto il deputato Mdp - Quei ragazzi sono l’ultimo anello della catena. Andiamo alla sorgente». Così ieri Filippeschi ha riavvolto il filo di quel ragionamento: iniziamo «dai centri di diffusione delle merci contraffatte e dal sistema di sfruttamento», perché «chi difende l’abusivismo difende lo sfruttamento» e un sistema nassce «dall’economia della criminalità organizzata».

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