Dodici casi sospetti, gli uffici in allarme
Alta l’incidenza di tumori fra i dipendenti del palazzo, ma finora le analisi smentiscono ogni connessione
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PISA. Il dodicesimo caso. Antonio Giaconi non era solo. Da anni magistrati e dipendenti pisani vivono in una sorta di limbo, assediati da un sospetto che neppure i rilievi e i dati scientifici sono riusciti a fugare. Che qualcosa all’interno del palazzo della procura stia facendo ammalare di cancro chi lo frequenta, ci vive e ci lavora tutti i giorni.
Il pm scomparso la sera di Ferragosto non era il solo malato di cancro del vecchio liceo artistico pisano. In quei corridoi austeri, classici e imponenti alcuni fra dipendenti e sostituti procuratori sono ancora in allarme. Secondo una ricostruzione interna, almeno dal 2008, sette anni dopo il trasferimento dell’ufficio inquirente dal tribunale di piazza della Repubblica all’edificio di via Beccaria, l’incidenza di tumori avrebbe subito un’impennata preoccupante.
«Prima di Giaconi è già toccato ad un altro di non farcela. Uno solo ne è uscito, e per fortuna non deve più venire qui al lavoro. È in pensione. Gli altri stanno tutti lottando con la malattia e facendo la chemio», confida un dipendente. Alcuni mesi fa - dopo una sollecitazione di magistrati, assistenti e segretari - nel palazzo avrebbe compiuto alcune indagini anche Arpat. Ma senza rintracciare nessuna anomalia. Non c’è amianto né altri «agenti riconducibili a questo - conferma il procuratore capo Alessandro Crini - Non ci sono segnali di agenti provocatori. Certo è un ufficio un po’ segnato».
Anche le patologie emerse non sono le stesse, non sembra esserci una costante diagnostica, un filo conduttore che faccia pensare ad un patogeno preciso. Certo c’è un numero significativo di casi, dodici in tutto, appunto, per una procura “abitata” da circa una trentina di dipendenti. Marmo, sale con i soffitti altissimi, che talvolta evocano la “sublime” vertigine ritratta da certi pittori ottocenteschi e l’austerità della giustizia, e alcuni uffici ricavati ai piani alti a cui si arriva da passerelle in metallo e in vetro resistentissimo ma che si allungano su corridoi conventuali, angusti, una struttura storica ma senza eternit o dispositivi che possano far pensare ad emissioni di sostanze nocive.
Quasi uno strano mistero o solo un caso, un’eccezione statistica che conferma la regola. Un’eccezione che alcuni dipendenti vorrebbero confermare con un’indagine epidemiologica.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATAi.
Il pm scomparso la sera di Ferragosto non era il solo malato di cancro del vecchio liceo artistico pisano. In quei corridoi austeri, classici e imponenti alcuni fra dipendenti e sostituti procuratori sono ancora in allarme. Secondo una ricostruzione interna, almeno dal 2008, sette anni dopo il trasferimento dell’ufficio inquirente dal tribunale di piazza della Repubblica all’edificio di via Beccaria, l’incidenza di tumori avrebbe subito un’impennata preoccupante.
«Prima di Giaconi è già toccato ad un altro di non farcela. Uno solo ne è uscito, e per fortuna non deve più venire qui al lavoro. È in pensione. Gli altri stanno tutti lottando con la malattia e facendo la chemio», confida un dipendente. Alcuni mesi fa - dopo una sollecitazione di magistrati, assistenti e segretari - nel palazzo avrebbe compiuto alcune indagini anche Arpat. Ma senza rintracciare nessuna anomalia. Non c’è amianto né altri «agenti riconducibili a questo - conferma il procuratore capo Alessandro Crini - Non ci sono segnali di agenti provocatori. Certo è un ufficio un po’ segnato».
Anche le patologie emerse non sono le stesse, non sembra esserci una costante diagnostica, un filo conduttore che faccia pensare ad un patogeno preciso. Certo c’è un numero significativo di casi, dodici in tutto, appunto, per una procura “abitata” da circa una trentina di dipendenti. Marmo, sale con i soffitti altissimi, che talvolta evocano la “sublime” vertigine ritratta da certi pittori ottocenteschi e l’austerità della giustizia, e alcuni uffici ricavati ai piani alti a cui si arriva da passerelle in metallo e in vetro resistentissimo ma che si allungano su corridoi conventuali, angusti, una struttura storica ma senza eternit o dispositivi che possano far pensare ad emissioni di sostanze nocive.
Quasi uno strano mistero o solo un caso, un’eccezione statistica che conferma la regola. Un’eccezione che alcuni dipendenti vorrebbero confermare con un’indagine epidemiologica.
Mario Neri
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