Il Tirreno

Pisa

Vacanze a chilometri (quasi) zero: ecco dove

di Carlo Venturini
Vacanze a chilometri (quasi) zero: ecco dove

Le ferie fatte “in casa” possono essere l’occasione per riscoprire bellezze meno conosciute vicine a noi. I suggerimenti di Michele Quilici

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PISA. Porti ingolfati, aeroporti gremiti, caselli autostradali con lamiere roventi di auto in coda. E se i pisani facessero i vacanzieri nella loro città e nel loro territorio? Anche solo per riacquistare quel minimo di conoscenza di sé, della propria storia, del proprio valore storico culturale e paessaggistico.

Michele Quirici, scrittore, editore (gestisce insieme a Valentina Filidei la Tagete edizioni) e grande conoscitore della storia e della cultura locale, ci dà degli spunti, una mappa di luoghi da scoprire o riscoprire magari documentandosi prima di mettersi in viaggio. È il caso della Chiesa di San Jacopo in Lupeta a Vicopisano. «È in un luogo nascosto fuori dal centro di Vicopisano ed è colma di misteri» dice Quirici. Risale all’epoca longobarda (in un documento del 757 era già conosciuta perché annessa ad un complesso monastico) ed era dedicata in origine a San Mamiliano. La chiesa è ricca di spirali, un simbolo antico legato alla figura della dea Cupra e agli dei del mare essendo una forma recuperata dalle conchiglie e rappresentante l’infinito, ma la spirale simboleggerebbe anche il potere della Terra in quanto Dea della vita, colei che guida le tribù a spostarsi nel territorio. Questa spirale rappresenta anche la strada da seguire per entrare in se stessi e trovare la luce interiore (info: http: //www. luoghimisteriosi. it/toscana/vicopisano-lupeta).

Poi c’è l’Eremo di Rupe Cava, chiamato anche Lupo Cavo, a Ripafratta. «È un luogo magico dove si ritiravano a vivere in preghiera gli eremiti» precisa Quirici. Gli eremiti, in epoca medievale, vi costruirono quindi un complesso monastico costituito da una serie di strutture tali da assicurare una normale vita da religiosi, le celle per i monaci, locali di servizio, magazzini ed una chiesa a navata unica dedicata a Santa Maria ad martyres che fu consacrata nel 1214 dal vescovo di Lucca. L’eremo ebbe il suo massimo splendore del periodo dal 1200 al 1400, poi pian piano andò in decadenza fino a che fu ufficialmente abbandonato nel 1750, anche se fino alla metà dell’ottocento è stato abitato da un eremita (info: http: //www. montipisani. com/index. php/la-storia-dei-monti-pisani/rupecava).

Veniamo alla Rocca Sillana a Pomarance. È visibile a grande distanza, domina maestosa sul vertice di un rilievo collinare a 530 metri sul livello del mare, in una posizione privilegiata da un punto di vista militare. La Rocca permette infatti di controllare strategicamente la val di Cecina e le valli collegate, un territorio molto vasto che comprende ampie porzioni delle province di Pisa, Siena e Grosseto. La leggenda, anche in virtù del nome, vorrebbe far risalire l’origine del fortilizio alla guerra civile fra Mario e Silla. Secondo questa ipotesi leggendaria il nome della rocca sillana deriverebbe infatti dal cognomen del generale romano Lucio Cornelio Silla. Secondo ipotesi più accreditate la rocca sarebbe stata costruita invece intorno al XII secolo. Appartenuta ai vescovi, e successivamente al comune di Volterra che si sono a lungo contesi questi territori, sarebbe stata poi ampliata su progetto di Giuliano da Sangallo nel XV secolo quando Pomarance passò sotto la giurisdizione dei fiorentini che l’avevano sottratta ai pisani.

Per visitare la Chiesa di Santa Maria di Mirteto a San Giuliano Terme, c’è da far una bella passeggiata ma abbordabile a tutti e «una volta arrivati si gode del silenzio e dell’atmosfera» dice Quirici. La chiesa è posta alle pendici del monte della Conserva, l’antico borgo monastico, attestato fin dal 1150 (se ne trova traccia già negli Annali camaldolesi) comprendeva la chiesa di Santa Maria di Mirteto, dipendente dal monastero di San Michele in Verruca e successivamente dalla pieve di Asciano. La Rocca di Monte Voltraio in quel di Volterra necessita di una visita attenta. «Da lì si gode una vista meravigliosa e si vede la sorgente e lo sgorgare del fiume Era» dice Quirici. Si pensi che nel 300 gli stessi volterrani smantellarono la pieve, proprio per rendere il Comune di Monte Voltraio inoffensivo perché quel Monte già intorno al IX secolo d.c. era un vero e proprio centro abitato. Un Comune potente che metteva in ombra la supremazia della vicina Volterra. Ci sono state guerre violente tra i due Comuni. Anche tra Volterra e San Gimignano ci sono stati scontri proprio per avere il controllo della Rocca. La storia si fa avvincente.

Ed infine, un po’ di refrigerio sulle sponde di canneti del Lago di Santa Luce. Il lago viene creato dalla Solvay con lo sbarramento del fiume Fine. Con il tempo un processo di rinaturalizzazione spontanea ha portato alla colonizzazione del lago con vegetazione palustre, e alla nascita sulle sue sponde di vasti canneti, così che esso viene oggi utilizzato come luogo di tappa dagli uccelli migratori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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