Sicurezza
Abusivi, la stretta del sindaco: «Via al Daspo urbano al Duomo»
Filippeschi: porterò una proposta di mappa in cui applicarlo nel prossimo vertice in prefettura e chiederò una corsia preferenziale al consiglio comunale
PISA. Via al Daspo urbano. In centro, in zona stazione ma anche per chi crea problemi di sicurezza nella zona monumentale. Chi verrà pescato a spacciare o a rendersi protagonista di risse, furti o altri reati, sarà allontanato dalla città. Alla fine Marco Filippeschi si è deciso.
Il sindaco sa che «l’efficacia» della misura introdotta dal decreto sulla sicurezza urbana a febbraio dal Consiglio dei ministri «è tutta da dimostrare» e spesso soggetta ad una trafila di ricorsi capace di disinnescarne gli effetti. Per questo finora aveva temporeggiato. Ma «nella situazione che vivono le città – dice al Tirreno – è bene non rinunciare a nessuna nuova misura possibile e provare a farla diventare utile». Gli scontri di venerdì fra venditori abusivi e finanzieri in via Vecchia di Barbaricina e la richiesta crescente di intervento sulle zone rosse dello spaccio da parte di moltissime liste civiche, spesso provenienti anche da potenziali alleati, hanno imposto un’accelerazione, il tema è diventato una priorità nell’agenda politica. Il rischio di ripercussioni, a pochi mesi dalle amministrative, è concreto. Proprio sabato il questore Alberto Francini aveva spiegato che i Daspo urbani sarebbero stati applicabili, ma serviva che fosse il sindaco a tracciare una mappa dei luoghi di attuazione del provvedimento amministrativo. E Filippeschi adesso ha deciso per un cambio di marcia.
«Stiamo lavorando per questo – spiega il sindaco –. Proprio mercoledì 16 affronteremo il tema nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Ho chiesto a prefetto e questore di condividere una proposta che delimiti le aree di applicazione del Daspo urbano. Devono essere poche e circoscritte, a parere degli esperti, per dare efficacia alla misura». Il Comune, spiega il sindaco, non ha tutti gli strumenti di valutazione necessari e deve comunque «condividere le azioni applicative». Dunque «ci sarà una valutazione» anche nel vertice in prefettura e «appena pronta la proposta – aggiunge Filippeschi – la incardineremo per il percorso consiliare».
Per fare più presto possibile, il sindaco chiederà «una “corsia preferenziale” per arrivare ad approvare la necessaria integrazione del regolamento di polizia urbana. Di certo fra le aree individuate ci sarà quella prospiciente la stazione. Anche se avevo sperato nella possibilità di una gestione estensiva di quanto già previsto dalla legge Minniti per le stazioni e i terminal bus, come la Sesta Porta. Mi sarebbe parso logico. Ma ci hanno detto che saremmo fortemente esposti a rischi di ricorso. Allora meglio non rischiare. E sì, certo, l’idea è di attuarla anche e nell’area monumentale del Duomo, ma dobbiamo capire con quale perimetro».
Il sindaco, intorno a Piazza dei Miracoli, vorrebbe tenersi il più largo possibile, ma deve garantirsi il parere e l’appoggio delle forze dell’ordine. In fondo, anche se è una misura amministrativa, comporta la necessità di un presidio. Quindi di organico. E per quello, si sa, il Viminale ha già scucito uomini e risorse. Difficile pretenderne ancora. Impossibile sapere se davvero riuscirà a fare da cuscinetto o deterrente per arginare alcuni dei maggiori guai per la sicurezza della città. Finora, anche dove è stato adottato, il Daspo urbano è stato applicato poco. Due casi su spacciatori presi in flagrante a Firenze e uno su un venditore abusivo di frutta e verdura a Prato.
«L'efficacia del Daspo urbano – è consapevole Filippeschi – è poi tutta da dimostrare. Ma nella situazione che vivono le città è bene non rinunciare a nessuna nuova misura possibile e provare a renderla utile».
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