Sicurezza
La Grande Sete e la calma di Frank: «No acqua? Ok, allora birra...»
Viaggio nella maxi interruzione idrica fra turisti smarriti, bar chiusi e code ai bagni chimici
PISA. Forse Frank è un esempio per tutti noi, lui a secco non rimarrà comunque. Non ora, non qui.
«Ehi, non ne sapevo un accidente di questo guaio, ho chiesto un caffè e mi hanno risposto che non avrei potuto averlo. Ma come, in Italia niente espresso? Ok, allora mi dia una birra espressa» ha detto alla cameriera questo settantenne americano arrivato con sua moglie Evelin e la figlia Adriana un paio d’ore fa con un bus in via Pietrasantina. Croceristi. Tre dei sette milioni di visitatori che ogni anno si siedono, riposano, cadono in deliquio all’ombra dei miracoli pisani.
«Magari la Torre la vedrò un po’ più storta ma guardi che meraviglia. Mica voglio rovinarmi lo spettacolo per un po’ d’acqua, staremo qua solo qualche ora, chissenefrega».
Blackout idrico o no Frank Rodriguez si godrà atarassicamente il soggiorno. Take it easy italian man, passaci sopra sembra dire questo Mister Enjoy arrivato da Miami. Per lui e la sua famiglia, come per altre migliaia di persone intorno, è troppo breve l’ebbrezza da sindrome di Stendhal per lasciarsi ingurgitare dal vortice d’ansia da blackout idrico, per vedersi risucchiati in un lavandino asciutto, nella paura di galleggiare a pelo d’acqua nei freezer senza più ghiaccioli, travolti dalla libidine dell’ultima granita o dall’horror di un bidet vacuo, riarso dalla penuria di risciacqui. Sì perché questa cessata fornitura di acqua sembra essersi soprattutto ridotta a una questione di cessi. Una polemica che non cessa per tutta la giornata. «Li vede quei bussolotti verdi affollati di gente? - dice Adriana Barsanti, titolare del Caffè Duomo - Li abbiamo noleggiati noi. Ci siamo frugati, altrimenti oggi sarebbe stata la nostra Caporetto. Il Comune ne ha installati soltanto due in via Galli Tassi». Che è un vicolo rimpiattato in un angolo in ombra di via Santa Maria.[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.15717581:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2017/08/10/news/pisa-a-secco-nella-notte-piazzato-il-tubone-e-superata-la-fase-piu-delicata-1.15717581]]
Invece no, gli esercenti non hanno badato all’estetica. Il terror siccitatis generato dalla maxi interruzione va avanti da stamani alle 8 e sulla strada regna una Pis-agitation. Non c’è ristoratore, oste, cuoco, cameriere o barista che in via Santa Maria non mugugni, borbotti, bubboli per lo spauracchio della Grande Sete. Anche se lo spauracchio è soprattutto quello di una Grande Pipì. E che l’onda di turisti, una fiumana accaldata di uomini, donne, bambini, si riversi in massa ai bagni. Così, più che preoccuparsi di accogliere ai tavoli, oggi l’ospitalità è affidata ai camerieri addetti allo smistamento falsi caffè. «Eh no, no signora. Da quella parte no. No toilette. Pisa no acqua today, niente sciacquone, fuori uso, deve andare là, vede nei bagni chimici», si sbraccia a un certo punto la Luciana all’Osteria Antonietta.[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.15722232:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15722232:1652368981/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ché poi Frank deve essersi distratto, perché non c’è turista sbarcato a Livorno che non sia stato informato. «Oh seguro, sabemos del fallo al tubo. En la nave que dijeron», prova a confortarci, quasi fossimo noi a dover essere soccorsi, Astancion Perez insieme a suo marito, Amador Ernandez. Anche per loro, Pisa è una toccata e fuga. Tre ore di gran tour nella piazza e poi di nuovo a bordo del bus che li riporterà al porto da dove salpano per Civitavecchia, Napoli, Palermo e poi di nuovo in Spagna, a Toledo. Gli unici ad essere stati colti di sorpresa sono i viaggiatori solitari, sganciati dai tour operator. «Non sapevo niente purtroppo- dice Dorothy Kennedy - Che peccato, starò a Pisa solo per poche ore, poi io e la mia amica ripartiamo per Firenze. Pazienza. Sarei rimasta più a lungo», dice seduta ai tavoli del Ristoro Pecorino costretta ad coprirsi con un ombrello a fiori.[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.15722200:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/maxi-interruzione-idrica-turisti-in-coda-ai-bagni-chimici-sotto-la-torre/86784/88335]]
Per effetto di una specie di contrappasso, piove, una pioggerella fine, singhiozzante, appiccicosa: «Almeno servisse a rinfrescare l’aria, invece oggi pomeriggio ribollirà il selciato», sbuffa un cameriere poco più giù. Pisa si bagna, ma lascia all’asciutto i suoi cittadini. «Che poi, non si poteva fare in un altro periodo? - si arrabbia Barsanti - Ok, dicono questo sia il giorno dei consumi più bassi. I pisani sono in ferie, giurano. Peccato sia una città che si regge sui turisti e gli utenti dell’ospedale. Avrei scelto la bassa stagione».
Non tutti gli esercenti però si sono affannati per uscire dalla secca in cui la città si è incagliata per un giorno. Alcuni hanno optato per la resa: la Trattoria Toscana, il bar Costa, la gelateria, e anche in Corso Italia e Borgo Stretto la Grande Sete ha convinto molti ad abbassare i bandoni.
«Gli italiani sono polemici per partito preso. Se gli esperti ci dicono che questo era il periodo migliore per eseguire lavori perché arrabbiarsi. Guardi, io di solito chiudo il martedì, per questa settimana ho rinunciato al giovedì. Non ne faccio una tragedia. E a chi si lamenta dico: cosa sarebbe successo se si fosse verificato un guasto improvviso?», chiede Vincenzo Quirino, proprietario della Antica Bottega.
«Noi abbiamo aperto - dice Giovanni Monticelli, titolare del Ristoro Pecorino - Ma è stata un’impresa, guardi qua». Taniche nei bagni, taniche nelle cucine, taniche di riserve dappertutto. Autoclave, cisterne, serbatoi d’accumulo. Da Antonietta i cuochi facevano scorta d’acqua da giorni. «Abbiamo riempito le pentole stanotte, ma potremo cucinare pasta solo per tre ore».
Accanto ai menu, sui tavoli c’è un volantino in inglese con le istruzioni sul blackout: informazioni sui lavori al tubone di Avane, il bypass che dovrebbe riportare la vita alla normalità entro le 20, e ricominciare a pompare nell’acquedotto i 400 litri al secondo necessari a idratare case, alberghi, uffici. «Perché chiudere? - si chiede Luca Torri, responsabile della trattoria “da Antonio” - Per un giorno ci adatteremo con piatti, bicchieri e posate di plastica, un menu più fresco e una battuta per sdrammatizzare. In fondo, ogni tanto serve qualche privazione per ridare senso a ciò di cui possiamo godere tutti i giorni». Eppure Pisa non sarà la Tanzania ma per qualche ora l’ha sperimentata. Asciutta, assetata, parsimoniosa come un villaggio nella Savana. Il taglio alla aorta dell’acqua l’ha costretta a rinunciare a 12 milioni di litri. Il Santa Chiara, abituato a drenare 480mila litri al giorno, ha dovuto sospendere le operazioni in sala. I 55mila litri di riserve sono appena sufficienti a garantire prelievi e altre prestazioni iniziali. Ne è uscito indenne Cisanello: le scorte (1 milione e 437mila litri) sono il triplo del suo fabbisogno.
«La fase più difficile è superata. Torneremo presto alla normalità», dice il vicesindaco Paolo Ghezzi nella conferenza stampa di mezzogiorno, esultando un paio d’ore dopo su Facebook con un post che annuncia il ripristino delle forniture per le 17.30. «I disagi sono stati inferiori a quelli che immaginavamo. Questa emergenza forse ci ha dato modo di riflettere su un uso più consapevole dell'acqua». Non su un uso più consapevole dei neuroni se è vero, come racconta Elvio Cortina, volontario di protezione civile, che c’è stato qualcuno pronto a protestare per una sacca d’acqua consegnata a un ragazzo di colore. «Nulla di che - dice Elvio in piazza XX Settembre, proprio sotto Palazzo Gambacorti, una delle 15 postazioni di approvvigionamento organizzate da Acque per l’emergenza - Quel giovane, come tanti altri, abita a Pisa, ne ha diritto come tutti. Ma pur di fare un po’ di polemica politica cosa non si farebbe eh?». E se i Sebach di via Santa Maria, così come i bagni della Primaziale, vengono presi d’assalto, alle autobotti per tutta la giornata il pellegrinaggio è piuttosto sparuto. «I cittadini si sono premuniti facendo scorta», dice Ghezzi.
«Qui in piazza del Carmine, però - rimproverano i titolari del bar Drago - i bagni sono stati portati solo alle 12, non entro le 8 come annunciato. Risultato: abbiamo dovuto tener testa noi alle lamentele dei turisti». Ma i timori erano soprattutto per le ripercussioni economiche. Mercoledì s’era diffusa la notizia di una defezione dei tour operator. «Pare che alcuni abbiano dirottato i pullman su altre città d’arte, ma a me non sembra», dice Lucia, guida turistica, mentre prova a tenere insieme un serpentone di visitatori cinesi. «Nessuna flessione - assicura Gianluca De Felice, direttore dell’Opera Primaziale del Duomo - Gli ingressi ai monumenti di piazza dei Miracoli sono in linea con quelli di questi giorni».
«Macché Pisa a secco. Se non stiamo sempre allerta - dice una coppia di vigili - qui sono le borseggiatrici a prosciugare la nostra ricchezza».
@mario78neri
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