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Pisa

Truffa, indagati docente e imprenditore

Truffa, indagati docente e imprenditore

Accusati di non aver fatto gli interessi dell’azienda in concordato di cui erano consulenti

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PISA. Un docente universitario di giurisprudenza e un imprenditore con azienda a Pontedera sono tra i destinatari di due dei quattro avvisi di chiusura delle indagini per truffa in concorso con danno patrimoniale firmati dalla Procura di Massa. L’inchiesta riguarda il concordato preventivo che aveva interessato la Fermet di Carrara, colosso nel settore dei rottami di ferro che era arrivata a fatturare 200 milioni di euro.

Gli indagati sono il commercialista Giulio Andreani di Carrara, tra i massimi esperti internazionali di crisi d'impresa; l'avvocato di Massa e docente di Diritto processuale civile all’università di Pisa, Sergio Menchini; Eraldo Cerisano, all'epoca dei fatti dirigente dell'Agenzia delle entrate in Toscana; Emanuele Ricciardi (fratello di Alberto Ricciardi patron della Fermet) socio di Ecoacciai, azienda concorrente, con sede nell’area industriale di Gello.

Secondo la procura gli indagati non avrebbero agito negli interessi della Fermet che, invece, sarebbe finita in una crisi aziendale creata ad arte. Crisi che poi ha portato alla chiusura e alla contestuale perdita di circa 70 posti di lavoro. Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri. Lo stabilimento della Fermet finito all'asta di recente ed è stato rilevato da una società con imprenditori del marmo.

Per l’accusa i professionisti anziché aiutare un’azienda a superare una momentanea carenza di liquidità, l’avrebbero affossata. A convincere il titolare di Fermet, Alberto Ricciardi, dell’opportunità di un concordato fu il noto commercialista Giulio Andreani. La truffa viene addebitata anche all’avvocato che insieme a lui seguì la pratica di Fermet, Sergio Menchini. Sostengono gli inquirenti che il titolare della società fu raggirato. Convinto a compiere una serie di scelte che portarono al rapido declino la società a cui aveva dedicato gran parte della sua vita professionale.

Tra i responsabili anche Emanuele Ricciardi, fratello di Alberto e socio di Ecoacciai, un’azienda concorrente di Fermet, di cui è stato consigliere di amministrazione lo stesso Andreani. Che respinge con forza le accuse della Procura.

Stando al professionista gli investigatori non avrebbero svolto le indagini. E rimanda alla sentenza di un Tribunale che ha decretato che la Fermet era in stato di insolvenza. Il commercialista sottolinea che l’azienda non aveva nemmeno i soldi della benzina e non capisce chi abbia tratto vantaggi dalla truffa. «Sarebbe consistita nel fatto di indurre una persona a presentare una domanda al Tribunale, il soggetto che avrebbe perpetrato la truffa sarebbe il tribunale» è lo sfogo del professionista a chi lo ha sentito dopo la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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