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Sparò al gioielliere, vuole uscire dal carcere

Sparò al gioielliere, vuole uscire dal carcere

Rapina tragica: annunciato il ricorso contro la detenzione del bandito che tentò di colpire i coniugi Ferretti

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PISA. Vuole uscire dal carcere Gabriele Kiflè. Il 31enne di Aprilia arrestato il 18 luglio con l’accusa di essere il rapinatore che ha sparato tre colpi contro i coniugi Ferretti, innescando la reazione del gioielliere che a colpi di pistola ha poi ucciso il complice del rapinatore, Simone Bernardi, attraverso il suo legale farà ricorso al Tribunale del Riesame di Firenze.

«Chiederemo una misura meno afflittiva» spiega l’avvocato Alessia Vita che assiste Kiflè ancora detenuto nel carcere di Latina. I tempi saranno abbastanza brevi. Dopo l’arrivo degli atti da Latina a Pisa, i documenti saranno acquisiti dal legale che a quel punto presenterà ricorso al Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per uno dei tre arrestati per l’assalto del 13 giugno al negozio di Daniele Ferretti. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio Kiflè a impugnare la pistola, una scacciacani riadattata, e puntarla contro la moglie del commerciante minacciandola per avere gioielli e soldi da prendere in cassaforte. Tre colpi sparati senza raggiungere la coppia. Era a viso scoperto e le immagini non lascerebbero margini nell’identikit che fa di lui lo sparatore. Agli atti ci sono le immagini acquisite dai carabinieri del nucleo investigativo all’interno del circolo ai Passi e anche i riconoscimenti fotografici di un testimone e della commerciante minacciata. Prima e dopo la rapina si vedono gli arrestati (Daniele Masi, 39 anni, di Pomezia, Simone Bernardi poi deceduto, Marco Carciati, 43 anni di Pisa e Gabriele Kiflè). Per tutti l’accusa è di tentato omicidio in concorso, tentata rapinata aggravata sempre in concorso, ricettazione e porto abusivo di armi da sparo.

Carciati in una lettera al Tirreno ha voluto chiarire il suo ruolo nella tragica rapina di via Battelli. «Non ho collaborato con gli inquirenti – ha scritto – ho precisato che sono io che ho organizzato la rapina e fatto i sopralluoghi insieme al mio caro amico Simone. Sempre io la domenica notte ho rubato l’auto usata e la pistola è la mia. Se ammettere le proprie responsabilità e scagionare una persona che è estranea ai fatti (Masi, ndr) vuol dire infamare o collaborare siamo alla fine del mondo».

Carabinieri e Procura non hanno solo i filmati del circolino con i quattro al tavolo che, dopo la rapina fallita, diventano tre. La moglie di Ferretti e un residente che è riuscito a scattare una foto con il cellulare hanno messo a verbale di aver riconosciuto «senza ombra di dubbio alcuno il prevenuto (Kiflè, ndr) come autore della rapina. In particolare la prima riferiva che il soggetto si era presentato i giorno precedente presso la gioielleria con il pretesto di comprare un anello per la fidanzata, mentre il secondo aveva visto fuggire il Kiflè subito dopo gli spari e lo aveva fotografato dal balcone di casa consegnando poi le foto alla polizia giudiziaria».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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