Il dolore
Contrordine, Iti e Ipsia saranno accorpati
Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar accogliendo il ricorso della Regione A rischio almeno dieci posti di lavoro tra il personale non docente delle due scuole
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PISA. Cancellato con un colpo di spugna. Lo stop del Tar all’accorpamento di due istituti superiori pisani, l’Ipsia Facsetti e l’Itis Leonardo da Vinci, finisce nel cestino, “riformato” dal Consiglio di Stato che ha ribaltato al sentenza del tribunale toscano accogliendo il ricorso della Regione Toscana, l’ente che aveva appunto deciso per l’accorpamento.
A poco più di un mese dal suono della prima campanella del nuovo anno scolastico si riparte, quindi, sostanzialmente da capo, da un’ipotesi di accorpamento che non piace a moltissimi (circa cento i ricorrenti al Tar supportati da Flc-Cgil, Cobas e Gilda degli insegnanti) e che al momento ha, nei fratti, un unico effetto: mettere a rischio almeno 10 posti di lavoro. Quelli del personale non docente: addetti di segreteria e bidelli, i primi a perdere il lavoro in virtù di quel risparmio economico che generalmente ispira le operazioni di accorpamento delle istituzioni scolastiche. Anche se su questo fronte restano le perplessità di chi ha seguito la vicenda: dove sarebbe il risparmio economico della Regione se a perdere il lavoro saranno dipendenti pagati dallo stato? si chiedono i ricorrenti. Che ora temono un avvio di anno scolastico difficile: i tempi per la riorganizzazione delle attività e del personale nei due istituti, ormai definitivamente destinati all’accorpamento, sono decisamente stretti. Come deciderà di procedere il Miur?
Questioni che restano sul banco, almeno per ora. L’unica certezza è appunto la sentenza che legittima in toto le previsioni del “piano regionale della programmazione dell’offerta formativa e del dimensionamento della rete scolastica” e la delibera della Provincia del 28 novembre che prevedevano appunto l’accorpamento di Iti e Ipsia per far fronte al progressivo calo di iscritti del Fascetti.
Il Tar aveva dato ragione ai ricorrenti in virtù del mancato coinvolgimento di alcune delle istituzioni scolastiche interessate: il consiglio d’istituto e il collegio dei docenti delle due scuole. Il consiglio di Stato, invece, ha ritenuto che la concertazione con le istituzione scolastiche fosse comunque stata assolta con la consultazione del dirigente interprentando quindi in maniera più restrittiva la norma.
Valentina Landucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
A poco più di un mese dal suono della prima campanella del nuovo anno scolastico si riparte, quindi, sostanzialmente da capo, da un’ipotesi di accorpamento che non piace a moltissimi (circa cento i ricorrenti al Tar supportati da Flc-Cgil, Cobas e Gilda degli insegnanti) e che al momento ha, nei fratti, un unico effetto: mettere a rischio almeno 10 posti di lavoro. Quelli del personale non docente: addetti di segreteria e bidelli, i primi a perdere il lavoro in virtù di quel risparmio economico che generalmente ispira le operazioni di accorpamento delle istituzioni scolastiche. Anche se su questo fronte restano le perplessità di chi ha seguito la vicenda: dove sarebbe il risparmio economico della Regione se a perdere il lavoro saranno dipendenti pagati dallo stato? si chiedono i ricorrenti. Che ora temono un avvio di anno scolastico difficile: i tempi per la riorganizzazione delle attività e del personale nei due istituti, ormai definitivamente destinati all’accorpamento, sono decisamente stretti. Come deciderà di procedere il Miur?
Questioni che restano sul banco, almeno per ora. L’unica certezza è appunto la sentenza che legittima in toto le previsioni del “piano regionale della programmazione dell’offerta formativa e del dimensionamento della rete scolastica” e la delibera della Provincia del 28 novembre che prevedevano appunto l’accorpamento di Iti e Ipsia per far fronte al progressivo calo di iscritti del Fascetti.
Il Tar aveva dato ragione ai ricorrenti in virtù del mancato coinvolgimento di alcune delle istituzioni scolastiche interessate: il consiglio d’istituto e il collegio dei docenti delle due scuole. Il consiglio di Stato, invece, ha ritenuto che la concertazione con le istituzione scolastiche fosse comunque stata assolta con la consultazione del dirigente interprentando quindi in maniera più restrittiva la norma.
Valentina Landucci
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