Il Tirreno

Pisa

Condannato a 8 anni il “re delle truffe”

di Pietro Barghigiani
Condannato a 8 anni il “re delle truffe”

Falsificava sentenze di usucapione per appropriarsi di immobili (una trentina in provincia) e poi rivenderli a ignari compratori

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PISA. Con una sentenza ben confezionata riusciva a sottrarre la proprietà di un immobile al suo intestatario. E con una perizia altrettanto professionale, a suon di timbri, era in grado di depositare l’atto nelle conservatorie che lo registravano garantendogli il trasferimento del bene che, a quel punto, veniva poi venduto a ignari compratori.

La fantasia non faceva difetto a Donato Filippi, 59 anni, natali pisani e residenza livornese. La sintesi giornalistica delle sue gesta già all’epoca dell’arresto, nel 2010, lo aveva battezzato il “re delle truffe”. Tra prescrizioni e assoluzioni, Filippi, studente modello collezionista di 10 al classico, due lauree in Economia e commercio e Giurisprudenza, è arrivato al traguardo della Cassazione che ha confermato gli 8 anni inflitti dalla Corte d’Appello di Genova. Una pena più alta rispetto a quanto deciso in primo grado dal Tribunale genovese dove il processo era stato spostato perché tra le parti offese c’erano dei magistrati. Toghe (ce ne sono tre) che da Livorno nel frattempo hanno preso servizio a Pisa tra Procura, Tribunale e ufficio di sorveglianza. Persone contro le quali Filippi aveva maturato un astio profondo dovuto agli atti adottati dai magistrati nei suoi confronti nel corso di precedenti indagini. Per vendicarsi, ora lo afferma anche la Suprema Corte, l’imputato aveva ampliato il sistema dello “scippo” della casa anche a quei pm o giudici che aveva incrociato nei suoi trascorsi giudiziari.

Si legge nella sentenza della Cassazione: «L'imputato ha dimostrato di avere piena consapevolezza del disvalore delle proprie condotte e delle conseguenze, pur minimizzandole e giustificandole in ragione dei torti che egli presumeva di avere subito».

In concorso con altri, Filippi il tributarista, era accusato di falso ideologico e materiale e “contraffazione di pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli e strumenti contraffatti”. Si fabbricava le sentenze. E poi passava all’incasso dopo la vendita del mattone “trafugato” all’insaputa del proprietario e intestato a società inesistenti per le quali chiedeva anche il rimborso dell’Iva. Su una sessantina di immobili confiscati, almeno la metà si trova in provincia.

«Almeno trenta atti giudiziari apparentemente emessi dai Tribunali di L'Aquila, Cosenza, Milano e Lecce (tra cui sentenze di accertamento di usucapione, verbali di conciliazione, un lodo arbitrale di altro Stato) –scrive la Cassazione –. Aver contraffatto i sigilli di uffici giudiziari e di enti pubblici ed in particolare dei Tribunali suddetti, oltre che degli ulteriori uffici giudiziari quali i Tribunali di Lodi, Rovigo, Cremona e di altre città, di Consolati Generali d'Italia in vari Paesi (Haiti e Marocco, ndr), dell'Ufficio del Registro di vari Comuni, di vari notai, tutti sigilli rinvenuti in suo possesso (in tutto 350, ndr). Aver presentando in svariate conservatorie dell'Agenzia del Territorio ((tra le tante Livorno, Pisa, Volterra) i falsi atti giudiziari sopra indicati induceva in errore il funzionario delegato, il quale procedeva alla relativa trascrizione nei pubblici registri, dando atto falsamente dell'avvenuto trasferimento di proprietà per í beni immobili indicati nei provvedimenti frutto di contraffazione».

Quegli atti si riferivano a decisioni immaginarie, assunte da giudici inesistenti «in massima parte, a sentenze di accertamento di avvenuta usucapione, mediante le quali l'imputato intendeva ottenere trascrizioni immobiliari in danno di persone nei cui confronti nutriva risentimento, tra le quali magistrati che, a vario titolo, si erano occupati di procedimenti che lo riguardavano».

Filippi aveva presentato una minima percentuale degli atti falsi. Il resto fu sequestrato nella sua abitazione. Gli strumenti da utilizzare di nuovo con i quali aveva già accumulato un patrimonio milionario, parte del quale acquistato a Pisa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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