La manifestazione
«Basta, si è chiuso un ciclo Decidiamo noi se allearci»
di Mario Neri
I renziani provano a portare nell’assemblea cittadina del Pd un documento che rivendica l’autosufficienza di governo. Ma Gelli e la sinistra Dem lo stoppano
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PISA. I TtR, Tutti tranne Renzi, ne parlano come di un tentativo di blitz. Una specie di prova di forza dei turborenziani, pronti a decretare «l’autosufficienza», insomma ad attuare la linea scelta dal Nazareno per le Politiche anche alle Comunali. Per chi avrebbe voluto metterlo ai voti, invece, non era che un documento «equilibrato» di sostegno al segretario cittadino Giovanni Viale e al suo piano per scovare una candidatura unitaria. «Non mi agiterei, era solo una chiamata alle armi» dice uno dei firmatari. Sarà. Ma le frasi in cui mercoledì scorso nell’assemblea cittadina Pd si è incagliato quello che a molti è sembrato un mini-manifesto dell’ortodossia renziana sono la dimostrazione di quanto fra i Dem le fibrillazioni siano ormai uno sciame sismico.
Non è un caso che di traverso si sia messo perfino Federico Gelli, renzianissimo ma da tempo convinto sostenitore delle primarie di coalizione. Rimbalzato da una chat all’altra, il documento è piombato anche nella sua. Fra i firmatari, oltre al vice segretario regionale Antonio Mazzeo, pure Beppe Forte, Giuseppe Sardu, Ranieri Bizzarri, il Gd Andrea Cioni e Nicola Landucci. Insomma, lo stato maggiore renziano in città. Alcuni dei passaggi rischiavano di far franare ogni possibilità di dialogo con il leader cittadino di Mdp Paolo Fontanelli, era convinto Gelli. Per questo il deputato ha chiesto al segretario provinciale Massimiliano Sonetti di mediare per stopparlo. Niente voti, niente alzata di mano. «Nel 2018 si chiuderà un ciclo politico ventennale: dobbiamo generare idee nuove e altrettanto longeve», una delle frasi incriminate. Nulla di sconvolgente, eppure per molti il sottotesto era «discontinuità». Dall’amministrazione di Marco Filippeschi ma anche da quella di Fontanelli. Insomma il verbo di Matteo Renzi e, in Toscana del segretario regionale Dario Parrini, applicato a Pisa. Un imperativo imprescindibile per vincere su Grillo e i populismi, secondo i renziani. «Troppo per una realtà come Pisa», hanno mugugnato in molti e ha confermato (involontariamente?) il presidente Matteo Orfini un giorno dopo da San Miniato parlando di «alleanza sul programma». Sì perché rinnegare chi governa ancora col Pd, sono convinti i reduci di SinistraDem, significa condannarsi a perdere. A poco o nulla sarebbero servite le righe successive («Progettiamo la Pisa dei prossimi 20 anni partendo dalle cose buone fatte») e la seconda versione ammorbidita. Troppo forte quel riferimento all’«autonomia d’azione», al rifiuto di «personalismi, correntismi e logiche di piccolo cabotaggio» che avrebbero prodotto «l’esperienza di Cascina». Stilettate su ferite ancora aperte, un messaggio evidente agli scissionisti di Mdp e ai malpancisti interni.
È apparso poco più che incidentale, poi, il riferimento al «rapporto con le altre forze di centrosinistra» inteso come «perimetro» in cui costruire «il governo della città» e una forzatura sottolineare che spetta al «partito di riferimento del centrosinistra avanzare una proposta di governo» dove precisare «cosa vogliamo fare, come e con chi». «Guai a pensare possa reggere l’idea dell’autosufficienza - avverte la consigliera regionale dem Alessandra Nardini - Dobbiamo costruire un programma condiviso con le forze con cui governiamo la città e aprirci alle nuove a noi vicine. Non facciamo errori, il voto su Pisa avrà ripercussioni enormi in tutta la Toscana».
Non è un caso che di traverso si sia messo perfino Federico Gelli, renzianissimo ma da tempo convinto sostenitore delle primarie di coalizione. Rimbalzato da una chat all’altra, il documento è piombato anche nella sua. Fra i firmatari, oltre al vice segretario regionale Antonio Mazzeo, pure Beppe Forte, Giuseppe Sardu, Ranieri Bizzarri, il Gd Andrea Cioni e Nicola Landucci. Insomma, lo stato maggiore renziano in città. Alcuni dei passaggi rischiavano di far franare ogni possibilità di dialogo con il leader cittadino di Mdp Paolo Fontanelli, era convinto Gelli. Per questo il deputato ha chiesto al segretario provinciale Massimiliano Sonetti di mediare per stopparlo. Niente voti, niente alzata di mano. «Nel 2018 si chiuderà un ciclo politico ventennale: dobbiamo generare idee nuove e altrettanto longeve», una delle frasi incriminate. Nulla di sconvolgente, eppure per molti il sottotesto era «discontinuità». Dall’amministrazione di Marco Filippeschi ma anche da quella di Fontanelli. Insomma il verbo di Matteo Renzi e, in Toscana del segretario regionale Dario Parrini, applicato a Pisa. Un imperativo imprescindibile per vincere su Grillo e i populismi, secondo i renziani. «Troppo per una realtà come Pisa», hanno mugugnato in molti e ha confermato (involontariamente?) il presidente Matteo Orfini un giorno dopo da San Miniato parlando di «alleanza sul programma». Sì perché rinnegare chi governa ancora col Pd, sono convinti i reduci di SinistraDem, significa condannarsi a perdere. A poco o nulla sarebbero servite le righe successive («Progettiamo la Pisa dei prossimi 20 anni partendo dalle cose buone fatte») e la seconda versione ammorbidita. Troppo forte quel riferimento all’«autonomia d’azione», al rifiuto di «personalismi, correntismi e logiche di piccolo cabotaggio» che avrebbero prodotto «l’esperienza di Cascina». Stilettate su ferite ancora aperte, un messaggio evidente agli scissionisti di Mdp e ai malpancisti interni.
È apparso poco più che incidentale, poi, il riferimento al «rapporto con le altre forze di centrosinistra» inteso come «perimetro» in cui costruire «il governo della città» e una forzatura sottolineare che spetta al «partito di riferimento del centrosinistra avanzare una proposta di governo» dove precisare «cosa vogliamo fare, come e con chi». «Guai a pensare possa reggere l’idea dell’autosufficienza - avverte la consigliera regionale dem Alessandra Nardini - Dobbiamo costruire un programma condiviso con le forze con cui governiamo la città e aprirci alle nuove a noi vicine. Non facciamo errori, il voto su Pisa avrà ripercussioni enormi in tutta la Toscana».
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