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Pisa

Case del Popolo, grido d’allarme: "O le autorità ci aiutano o chiudiamo"

di Francesco Loi
Case del Popolo, grido d’allarme: "O le autorità ci aiutano o chiudiamo"

Scaramuzzino (Putignano): strutture determinanti per le periferie, ma le istituzioni non ci ascoltano

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PISA. «Le periferie non si risanano solo a suon di milioni di euro, ma anche sostenendo realtà come le Case del Popolo con il ruolo sociale. Però nessuno fa niente, nonostante le promesse». A parlare è Carlo Scaramuzzino, presidente del circolo Arci di Putignano, che ha sede nella storica Casa del Popolo, di cui è stato celebrato il 70º della fondazione un anno fa. Era il 7 ottobre 1946 quando sul “Foglio annunzi legali della Provincia di Pisa” comparve l’annuncio dell’atto di costituzione della “Società semplice immobiliare di Putignano Pisano”.

Le Case del Popolo sono state un punto di riferimento politico-sociale solidissimo fino a quando, dopo la Prima Repubblica, la chiusura dei partiti storici si è trascinata dietro una crisi che si riflette anche sui circoli. Nei mesi scorsi Scaramuzzino aveva fatto una proposta per il rilancio delle Case del Popolo, «per evitare - dice - che diventino in modo irreversibile attività commerciali o che chiudano. Vede, noi non abbiamo mai voluto nei nostri spazi slot machine, perché pensiamo che non sia questa la strada per far quadrare i bilanci. Ma non è semplice andare avanti con attività di sola ricreazione e socialità».

Da qui una proposta articolata su tre temi. Primo: una ricostruzione storica del patrimonio democratico, culturale ed anche architettonico delle Case del Popolo di Pisa e dei presupposti che ne hanno determinato la nascita dopo la lotta di Liberazione. Secondo: un’iniziativa che faccia incontrare i circoli con le numerose associazioni giovanili che non dispongono di spazi e che potrebbero ridare vitalità a strutture in parte sottoutilizzate. Terzo: una politica di fiscalità locale che riconosca le specificità delle Case del Popolo. «Solo sul terzo punto, per iniziativa diretta del consiglio comunale, si sta muovendo qualcosa - dice Scaramuzzino -. Se Arci e Cgil hanno dato la loro disponibilità, dal sindaco e dal presidente della Regione silenzio assoluto. In sei mesi la giunta non ha trovato nemmeno il tempo per convocare una prima riunione del tavolo di lavoro da noi proposto. Vorrei fosse chiaro che non chiediamo soldi al Comune, ma solo un sostegno istituzionale per salvare un patrimonio che ha dato tanto alla vita democratica della città».

Nonostante tutto, la voglia di proseguire resta. Ma è vero che state partecipando al bando della Fondazione Pisa sul volontariato? «Sì, abbiamo presentato un progetto per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per nuove attività contro l’emarginazione sociale. Siamo partiti dalla nostra piccola esperienza: un tavolo da ping pong per non vedenti utilizzato da tempo da alcuni giovani. Vogliamo dare spazio ed ascolto a persone con disabilità o difficoltà motorie in un luogo che sia pienamente inserito nella comunità dei normodotati. Speriamo che il progetto possa andare a buon fine». Con la campagna elettorale che sta per partire, forse le occasioni per essere ascoltati aumenteranno. «Certo, anche perché la nostra proposta rappresenta un modo semplice ed economico per la riqualificazione delle periferie. Dico però - conclude Scaramuzzino - che mi sentirei veramente offeso se qualche segnale di risposta avvenisse solo nella campagna elettorale amministrativa. Non meritiamo di essere presi in giro»

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