Finanza
il prof “intercettato”
di Mario Neri
PISA. «È stato Marchi a dirlo a mio marito: “Forse non te lo avevo raccontato, ma col rettore mi ero scontrato, poi ci ho chiarito, voglio dire non potevo non...”, si sente dire al professore nella...
4 MINUTI DI LETTURA
PISA. «È stato Marchi a dirlo a mio marito: “Forse non te lo avevo raccontato, ma col rettore mi ero scontrato, poi ci ho chiarito, voglio dire non potevo non...”, si sente dire al professore nella registrazione. E poi ammette che “rientrava negli accordi”». Giulia Romano è convinta ci fosse un patto fra l’allora rettore Massimo Augello e i vertici del dipartimento di Economia e management dell’Università di Pisa per escluderla dalla corsa alla cattedra. Quell’audio è la molla che l’ha spinta a presentarsi dai magistrati, a denunciare che il concorso con cui sperava di conquistarsi un posto da docente ordinario era stato truccato con un bando costruito su misura, cucito addosso a un vincitore già designato, realizzato ad hoc per assegnare una cattedra ad personam, e per cui la procura adesso ha aperto un’inchiesta.
Con la denuncia, la ricercatrice pisana e il suo avvocato, Francesco Agostinelli, hanno consegnato ai magistrati una registrazione che mette sotto accusa Luciano Marchi, docente di economia e presidente della commissione, il lucchese Silvio Bianchi Martini, membro della commissione e direttore del dipartimento di Economia e management, e proprio l’ex rettore Massimo Augello. «La selezione è di ottobre 2016. In un primo momento ho presentato ricorso al Tar dopo aver visto i verbali della commissione – racconta Romano –. Nel bando mi sembrava ci fossero contraddizioni rispetto alla legge Gelmini, per questo ne chiedevo l’annullamento». Ma a marzo la storia di quello che sembra uno dei tanti contenziosi sui criteri di elaborazione di un bando cambia completamente di segno. Marchi si presenta nell’ufficio di Andrea Guerrini, marito di Romano anche lui docente universitario ma a Verona,. «Ci tengo a precisarlo: non è stata una registrazione telefonica – dice la ricercatrice – Mio marito ha registrato con lo smartphone. E durante il colloquio Marchi ha ammesso che il bando era stato scritto per il profilo di un docente già designato come vincitore».
Nella registrazione, il presidente della commissione parlerebbe di un esito già scritto «perché rientrava negli accordi» e che ribellarsi, opporsi, appellarsi ai giudici amministrativi non serviva a nulla, anzi stava sbarrando la strada alla moglie, destinata a rimanere una ricercatrice a vita. Nessuno l’avrebbe mai appoggiata, poiché farlo avrebbe significato «dare un premio a chi ha remato contro».
Il rischio, insomma, era quello «dell’isolamento» poiché «in queste vicende una ha ragione, però appare come quella che rompe i c... e in questo caso tutto l’ateneo è coalizzato perché tu vai a rompere una logica». Marchi aggiunge che basta un «litigio» con «chi conta» per far franare una carriera, così per continuare a sperare bisognava «recuperare il rapporto». Romano, una delle migliori studiose di Economia, ora racconta di sentirsi davvero «isolata», così come Marchi dice sia destinato a ritrovarsi chiunque nell’ateneo provi a sottrarsi al sistema, al così fan tutti di una logica che ormai permea l’università.
La notizia di un’indagine della magistratura su un presunto concorso truccato ieri ha fatto riesplodere una bufera di polemiche sui suoi meccanismi di merito e alimentato nuovi sospetti sull’esercizio del potere baronale. «Come mi sento? Male – risponde al Tirreno Romano – Ho letto alcuni commenti sul web, e stupisce che molti sostengano che succede ovunque, che non è una novità. Cosa significa? Che dobbiamo arrenderci agli illeciti? Certo, ho ricevuto molte telefonate e mail di solidarietà da colleghi di altri dipartimenti e altri atenei, ma nessuna da quelli del mio dipartimento al di là degli amici. Se i concorsi in Italia possono diventare un recinto? Be’, ognuno può pensarla come crede, ma finché la nostra Costituzione prescriverà che quella è la strada per l’accesso agli incarichi nella pubblica amministrazione, io mi attengo alla legge. Per questo a marzo, dopo aver sentito la registrazione, ho informato subito il rettore Mancarella e denunciato tutto alla procura».
«Crediamo che quella sottoposta alla procura sia una valida prova documentale – dice Agostinelli – Nella denuncia chiediamo di verificare l’esistenza o meno di condotte discriminatorie sistematiche». «Prima ancora che l’interessata presentasse denuncia – dice il rettore Paolo Mancarella – appena ricevuta informazione dell’eventuale irregolarità, abbiamo subito trasmesso gli atti in nostro possesso alla procura e attivato la nostra commissione etica. Da allora abbiamo collaborato con la magistratura perché sia fatta piena luce».
E Mancarella chiarisce: «Il nostro ateneo bandisce centinaia di analoghi concorsi e la percentuale di contenziosi è risibile. Questo tipo di attività, le cui decisioni sono affidate a organismi collegiali molto ampi e poi ratificate dal cda, è regolata da leggi nazionali nel tempo diventate molto più severe e trasparenti rispetto al passato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Con la denuncia, la ricercatrice pisana e il suo avvocato, Francesco Agostinelli, hanno consegnato ai magistrati una registrazione che mette sotto accusa Luciano Marchi, docente di economia e presidente della commissione, il lucchese Silvio Bianchi Martini, membro della commissione e direttore del dipartimento di Economia e management, e proprio l’ex rettore Massimo Augello. «La selezione è di ottobre 2016. In un primo momento ho presentato ricorso al Tar dopo aver visto i verbali della commissione – racconta Romano –. Nel bando mi sembrava ci fossero contraddizioni rispetto alla legge Gelmini, per questo ne chiedevo l’annullamento». Ma a marzo la storia di quello che sembra uno dei tanti contenziosi sui criteri di elaborazione di un bando cambia completamente di segno. Marchi si presenta nell’ufficio di Andrea Guerrini, marito di Romano anche lui docente universitario ma a Verona,. «Ci tengo a precisarlo: non è stata una registrazione telefonica – dice la ricercatrice – Mio marito ha registrato con lo smartphone. E durante il colloquio Marchi ha ammesso che il bando era stato scritto per il profilo di un docente già designato come vincitore».
Nella registrazione, il presidente della commissione parlerebbe di un esito già scritto «perché rientrava negli accordi» e che ribellarsi, opporsi, appellarsi ai giudici amministrativi non serviva a nulla, anzi stava sbarrando la strada alla moglie, destinata a rimanere una ricercatrice a vita. Nessuno l’avrebbe mai appoggiata, poiché farlo avrebbe significato «dare un premio a chi ha remato contro».
Il rischio, insomma, era quello «dell’isolamento» poiché «in queste vicende una ha ragione, però appare come quella che rompe i c... e in questo caso tutto l’ateneo è coalizzato perché tu vai a rompere una logica». Marchi aggiunge che basta un «litigio» con «chi conta» per far franare una carriera, così per continuare a sperare bisognava «recuperare il rapporto». Romano, una delle migliori studiose di Economia, ora racconta di sentirsi davvero «isolata», così come Marchi dice sia destinato a ritrovarsi chiunque nell’ateneo provi a sottrarsi al sistema, al così fan tutti di una logica che ormai permea l’università.
La notizia di un’indagine della magistratura su un presunto concorso truccato ieri ha fatto riesplodere una bufera di polemiche sui suoi meccanismi di merito e alimentato nuovi sospetti sull’esercizio del potere baronale. «Come mi sento? Male – risponde al Tirreno Romano – Ho letto alcuni commenti sul web, e stupisce che molti sostengano che succede ovunque, che non è una novità. Cosa significa? Che dobbiamo arrenderci agli illeciti? Certo, ho ricevuto molte telefonate e mail di solidarietà da colleghi di altri dipartimenti e altri atenei, ma nessuna da quelli del mio dipartimento al di là degli amici. Se i concorsi in Italia possono diventare un recinto? Be’, ognuno può pensarla come crede, ma finché la nostra Costituzione prescriverà che quella è la strada per l’accesso agli incarichi nella pubblica amministrazione, io mi attengo alla legge. Per questo a marzo, dopo aver sentito la registrazione, ho informato subito il rettore Mancarella e denunciato tutto alla procura».
«Crediamo che quella sottoposta alla procura sia una valida prova documentale – dice Agostinelli – Nella denuncia chiediamo di verificare l’esistenza o meno di condotte discriminatorie sistematiche». «Prima ancora che l’interessata presentasse denuncia – dice il rettore Paolo Mancarella – appena ricevuta informazione dell’eventuale irregolarità, abbiamo subito trasmesso gli atti in nostro possesso alla procura e attivato la nostra commissione etica. Da allora abbiamo collaborato con la magistratura perché sia fatta piena luce».
E Mancarella chiarisce: «Il nostro ateneo bandisce centinaia di analoghi concorsi e la percentuale di contenziosi è risibile. Questo tipo di attività, le cui decisioni sono affidate a organismi collegiali molto ampi e poi ratificate dal cda, è regolata da leggi nazionali nel tempo diventate molto più severe e trasparenti rispetto al passato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
