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Pisa

«Alla sindaca leghista non conviene siano utili per la comunità»

«Alla sindaca leghista non conviene siano utili per la comunità»

PISA. L’hanno notato tutti. Migranti che accusano malori per un centro in cui gli spazi sono sempre più stretti, migranti sulle barricate per il cibo scadente, migranti stanchi di «ciondolare»...

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PISA. L’hanno notato tutti. Migranti che accusano malori per un centro in cui gli spazi sono sempre più stretti, migranti sulle barricate per il cibo scadente, migranti stanchi di «ciondolare» davanti alla tv. Perché le proteste esplodono solo alla Tinaia e al Brichotel? Perché in altri centri di accoglienza frizioni e malesseri non sono mai esplosi con la stessa virulenza?

C’è un doppio binario su cui corre la gestione dell’accoglienza in provincia, da una parte quello delle cooperative finite nel mirino spesso con l’accusa di negligenza, dall’altra l’esempio virtuoso della Croce Rossa. Da mesi, l’associazione ospita in una ventina di centri quasi la metà dei 1500 richiedenti asilo presenti sul territorio ed è riuscita a farlo evitando di trasformare la gestione dell’accoglienza in un bersaglio per e la retorica dei “respingimenti”. «La ricetta è il dialogo, accompagnato alla ricerca della mediazione continua - dice il presidente Antonio Cerrai - Una grande fatica, che a volte dà scoramento, ma finora ha dato risultati». Concretamente significa che i migranti dei centri della Croce Rossa non si girano quasi mai i pollici. Alcuni di loro sono stati assunti come autisti, ma di fatto sono mediatori. Quelli ospitati a San Giuliano sono ormai una presenza fissa sulle strade e nei giardini del paese, pronti a rendersi “socialmente utili”, ad aderire cioè al protocollo varato due anni fa dalla Regione su iniziativa di Enrico Rossi, il primo a comprendere che le proteste per il wifi o il cibo scadente avrebbero reso una ghiotta occasione elettorale quello che in realtà è un dramma epocale. Così quest’inverno, ad esempio, i migranti di San Jacopo sono stati i primi a comparire sulle strade di San Giuliano dopo un’emergenza maltempo che ha allagato e riversato sulle strade alberi e tetti. Un modello che la cooperativa di Cesare Merciai non riesce ad adottare alla Tinaia.

«Ma secondo lei - sbotta - la sindaca di Cascina mi ha mai fatto un’offerta simile? Se mi chiedesse di avviare un progetto condiviso e, che so, di mandare ogni giorno un pulmino pieno di ragazzi a pulire i fossi, lo farei subito. Ma non ha nessun interesse a dimostrare che possono essere utili per la comunità». Insomma, Merciai pone un interrogativo politico: come farebbe Susanna Ceccardi ad alimentare la retorica salviniana dell’«aiutiamoli a casa loro» se qualcuno dimostrasse che «loro possono aiutarci a casa nostra»? «Noto che le proteste arrivano tutte insieme - dice Merciai - Per un anno e mezzo abbiamo dato pasta, riso, pollo, spezzatino, patate, pesce e nessuno si è mai lamentato, adesso fanno le barricate. Chiedono di avere un menu in linea con le loro abitudini? Nessun problema. Chi dice che vogliamo lucrare non sa che un menu africano ci farà spendere addirittura la metà. Ma nessuno prima ce lo aveva chiesto. I nostri centri scoppiano? Falso. Alla Tinaia ci sono 81 ragazzi, i vigili del fuoco certificano una struttura da 79 posti». E allora? «La verità che qualcuno sta utilizzando politicamente i gruppi che hanno meno voglia di fare. C’è solo una cosa certa. A Livorno i ragazzi dei nostri centri imbiancano scuole e asili, a Baratti puliscono i viottoli del parco. A Ponsacco siamo arrivati da dieci giorni, ma il sindaco di Pontedera si è già reso disponibile a studiare porgetti in comune. A Cascina, invece, ho trovato le porte chiuse».

Mario Neri

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