Il dolore
Vitti, Gabriele e Nardi: ecco i paperoni col camice
Le classifiche dei redditi 2016 dei medici. L’Aoup spende quasi 75 milioni per gli stipendi. Ma i più ricchi guadagnano tre quarti dei loro compensi da visite e prestazioni private
PISA. Lassù, in cima alla classifica potrebbe esserci lui: Roldolfo Capanna, il chirurgo strappato a Careggi, il mago del bisturi per ossa e articolazioni che ha risarcito Pisa dello “scippo” di Stanislao Rizzo. Se non fosse che il calcolo dei redditi 2016 per il primario di una delle ortopedie e traumatologie di Cisanello si limita ad un semestre, sarebbe lui a guidare la top ten dei più ricchi del policlinico universitario pisano. In poco più di sei mesi il super chirurgo diventato prof ordinario a 65 anni, ha racimolato 272.931 euro, di cui oltre 200mila provenienti dall’attività privata. Se tenesse lo stesso ritmo, a fine 2017 supererà di gran lunga il mezzo milione di euro. Niente a che vedere con Rizzo, che nell’ultimo anno a Pisa superò il milione, ma abbastanza per battere il recordman attuale, Paolo Vitti. Primario di endocrinologia, il luminare della tiroide, uno degli epigoni di Aldo Pinchera, nel 2016 ha dichiarato 492.795 euro, di cui 364mila guadagnati grazie alla libera professione.
Quasi tutti primari, i paperoni di Santa Chiara e Cisanello lo sono soprattutto grazie alla libera professione, con la quale arrivano a sfoggiare guadagni tripli rispetto allo stipendio “tabellare” pagato da ministero o università. L’Aoup spende per gli oltre 960 camici bianchi circa 75 milioni e altri 15 per poter consentire loro di svolgere la libera professione all’interno dell’ospedale, anche se a fine anno il saldo fra entrate e uscite non va mai oltre il milione di euro.
Energie sprecate che potrebbero essere impiegate per migliorare il pubblico, sostiene da tempo il governatore Enrico Rossi, che l’intramoenia vorrebbe abolirla. Prestigio e garanzia di eccellenza per il servizio sanitario, ribatte invece l’assessora Stefania Saccardi. Così, per dire, al terzo posto si piazza il dentista Mario Gabriele con 481mila euro di reddito, che oltre allo stipendio da primario di Ondontostomatologia ha lavorato pancia a terra in intramoenia, grazie alla quale arrivano ben 354mila euro. Lo seguono l’oculista Marco Nardi con 463mila euro (350mila dalla libera professione), l’urologo Francesco Francesca con 419mila (298mila dall’intramoenia) e Massimo Tonacchera, un prof associato di endocrinologia eppure un gigante con 355mila euro di reddito, di cui ben 277mila dalla libera professione. Ed è proprio l’endocrinologia, il tempio della chirurgia della tiroide, di cui Cisanello è ormai un’eccellenza nazionale, il settore più munifico con le sue equipe. Lì lavora anche Claudio Marcocci, entrato nella top ten proprio quest’anno con 343mila euro di reddito (236mila dall’attività privata). Un erede di Paolo Miccoli, il prof in aspettativa da oltre un anno perché diventato membro del consiglio direttivo dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca, che assegna pagelle agli atenei italiani determinando anche a chi attribuire le risorse premiali. Una new entry anche Guglielmo Pellegrini con 319mila euro (240mila dall’intramoenia). Livornese, è stato chiamato a dirigere la chirurgia oftalmica dopo Rizzo, di cui è stato un allievo oltre che uno dei più stretti collaboratori. All’ottavo posto Giulio Di Candio, primario di Chirurgia generale: guadagna 310mila euro, 220 dei quali da privato.
La top ten dei medici più facoltosi è anche un piccolo smacco per la parità di genere. Sebbene le dottoresse al comando nell’azienda ospedaliero-universitaria siano più numerose che altrove (circa il 30% dei primari), nessuna compare nella classifica a dieci. Per un soffio non entra la psichiatra Liliana Dell’Osso (273mila euro), superata da Gabriele Materazzi (290mila) e Ubaldo Bonuccelli (287mila).
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