Il Tirreno

Pisa

Tra difficoltà e polemiche l’esordio dei neo voucher

di Carlotta Lattanzi
Tra difficoltà e polemiche l’esordio dei neo voucher

Ecco i criteri di applicazione della normativa entrata recentemente in vigore Girandola di proteste da parte soprattutto degli operatori turistici 

6 MINUTI DI LETTURA





PISA. È arrivato il momento di dire addio ai vecchi voucher, sostituiti dai nuovi contratti a prestazione occasionale, accolti anche a Pisa e provincia da un clima fatto di restrizioni garantiste e dubbi sostanziali.

La nuova normativa. Dal 10 luglio, con la legge 96 del 2017, il vecchio strumento del voucher è definitivamente sostituito da due alternative di buoni lavoro: il contratto a prestazione occasionale (il PrestO) e il Libretto di Famiglia. Una modifica, tanto discussa quanto attesa, che introduce più specifiche limitazioni rispetto alla disciplina precedente. La legge 96 stabilisce infatti che il prestatore di lavoro non possa ricevere un compenso superiore ai 5.000 euro netti all’anno. Il compenso non deve inoltre superare l’importo di 2.500 euro per le prestazioni rese da ogni lavoratore in favore del medesimo committente. La nuova disciplina nasce al fine di tutelare il lavoratore dall’utilizzo indiscriminato dei voucher come alternativa squilibrata all’adozione di contratti comprendenti maggiori vincoli per l’utilizzatore. Sottoporre l’occasionalità della prestazione a limiti tassativi pare necessario a garantire una distinzione di fatto, oltre che di diritto, tra chi riceve un compenso per una prestazione episodica e chi all’episodicità è vincolato sulla carta, trovandosi però a svolgere de facto una professione tutt’altro che tale. Si tratta, in sostanza, di scongiurare il frequente utilizzo di strumenti contrattuali flessibili per aggirarne il fine primario.

Flessibilità ridotta. La scelta sembra indirizzarsi allora nel sacrificio della flessibilità a vantaggio della trasparenza nel rapporto di lavoro. La legge 96 introduce infatti una piattaforma web che permette l’acquisto del PrestO (lavoratori impiegati presso imprese) o del Libretto di Famiglia (nel particolare caso di persone fisiche impiegate per lavori domestici) per garantire la tracciabilità della prestazione. Ciò permette di monitorare la gestione della prestazione da parte del committente, che non potrà annullarla nel momento successivo alla conferma on line data dal prestatore. A ciò si aggiungono più rigidi controlli sui datori che annullano con troppa frequenza prestazioni notificate.

Critiche e perplessità. Per quanto la volontà di tutela del lavoratore appaia indiscutibile, la nuova disciplina non ha mancato di sollevare polemiche tra gli operatori del settore. L’aspetto più controverso sembra essere quello dell’esclusione dall’utilizzo dei PrestO per tutti i datori di lavoro che nell’anno precedente hanno avuto alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato. Un dato, com’è facilmente intuibile, che mette in discussione la possibilità di applicare l’istituto in una larga fetta di operatori nel settore del turismo e dei servizi, dove la prestazione occasionale risulta indispensabile per gestire picchi di lavoro estivo o grandi eventi concentrati in pochi giorni o in una sola giornata, come ad esempio la parata aerea delle Frecce Tricolori svoltasi sul litorale pisano lo scorso maggio. Si pensi, inoltre, all’affluenza di turisti e villeggianti sulle spiagge di Marina di Pisa e Tirrenia nei fine settimana. A questo proposito, il direttore di ConfcommercioPisa Federico Pieragnoli ha manifestato la concreta preoccupazione riguardo all’efficacia sostanziale dei nuovi voucher, definendo a tutti gli effetti “un errore” l’abolizione dello strumento precedente. «Facili da usare, flessibili, gli ex voucher erano molto apprezzati dalle imprese per far fronte a picchi di lavoro stagionali e ad emergenze aziendali. Avevano il vantaggio – evidenzia Pieragnoli – di far emergere una quota di nero e di occupare, seppure per un periodo di tempo determinato, una certa fascia di persone che viceversa sarebbero state disoccupate. Purtroppo, il dibattito sulla loro utilità ha assunto un indirizzo demagogico e così, invece di correggere eventuali storture, si è preferito buttare con l'acqua sporca anche il bambino». Pieragnoli ha sottolineato anche come il nuovo strumento PrestO, piuttosto macchinoso e di non facile utilizzazione, finisca per ridurre la speranza di occupazione da parte di una certa fascia di lavoratori, «penalizzando l'esigenza di maggior flessibilità delle piccole e medie imprese, soprattutto in ambito turistico», in un momento storico in cui «tra i paesi Ocse l'Italia ha un tasso di disoccupazione dell'11,5%, mentre nell'area Ocse lo stesso dato è fermo al 6,1%». Tuttavia, il problema vero del mercato del lavoro non è da addebitare esclusivamente all'abolizione dei voucher, conclude Pieragnoli, «ma a un’imposizione generale sulle imprese del 68% e da un cuneo fiscale record, che eccede di ben 10 punti l'onere che si registra mediamente nel resto d'Europa. Per uno stipendio di 1.000 euro netti un'azienda finisce per pagarne 2.200, segno inequivocabile che per invertire questa tendenza e rilanciare occupazione e lavoro, è doveroso ridurre, drasticamente, questa forbice».

Le difficoltà degli operatori. Del medesimo avviso è Antonio Veronese, imprenditore del mondo della ristorazione e presidente della Confesercenti area pisana. «La nostra associazione – dice – si lamentò con forza per il fatto che l’abolizione dei voucher aveva provocato un danno alle piccole imprese, specialmente nel settore turistico legato alla stagionalità, chiedendo al governo di correre ai ripari. Ci pare però che la soluzione trovata non sia nella direzione da noi sperata, soprattutto per l’aspetto che dai nuovi voucher sono tagliate fuori le imprese al di sopra dei cinque dipendenti. «Un limite, soprattutto nel settore turistico e per le attività soggette a stagionalità, che azzoppa molte imprese, che quindi non potranno usufruire di alcun strumento per il lavoro flessibile».

Altro motivo di biasimo è la tardività del provvedimento, operativo a stagione già iniziata, tagliando fuori ad esempio i ponti di Pasqua, maggio e giugno. Proprio per questo la stagione estiva - quella in cui tante imprese della ristorazione e del turismo si avvalgono di lavoro discontinuo - è già iniziata con non poche difficoltà. «Tra le maggiori criticità che notiamo nel nuovo strumento – aggiunge Veronese – c’è il limite minimo di 4 ore giornaliere, che taglia fuori molte situazioni in cui, ad esempio, bar o ristoranti possono avere necessità di prestazioni professionali più brevi. Inoltre, preoccupa il divieto nel caso in cui l’utilizzatore abbia avuto con il prestatore, entro i sei mesi precedenti, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa. L’intero iter di attivazione e gestione poi è ancora troppo complesso e farraginoso, soprattutto per micro e piccole imprese che per l’ennesima volta si trovano di fronte a nuove regole. Senza considerare – conclude – il presidente di Confesercenti – il fatto che con questo nuovo strumento si riduce l'opportunità per il lavoratore di entrare in contatto con l'impresa e farsi conoscere anche per una prospettiva di assunzione più a lungo termine».

Il limite dei 5 dipendenti. Tra i giovani imprenditori del litorale Mario Coinu, direttore generale dell’area ristorazione del Cosmopolitan Club di Tirrenia, conferma le riserve di Pieragnoli e Veronese. «Sono scettico riguardo ai nuovi contratti PrestO – sostiene Coinu – perché con questa soluzione non si tiene conto della diversità dei settori, una diversità imprescindibile quando si parla di contratto di lavoro. In particolare, nel settore del turismo e dei servizi ci troviamo di fronte alla necessità di impiegare personale in rapporto a specifici eventi, come quando, incaricati dalla Compagnia Interportuale Pisana, abbiamo ad esempio organizzato la cena di gala per le Frecce Tricolori successiva alla parata aerea svoltasi sul litorale. Di fronte a simili evenienze (120 ospiti) disciplinare la prestazione con i vecchi voucher era un’alternativa rapida e funzionale rispetto al più complesso contratto a chiamata. L’esclusione dall’ambito di operatività dei PrestO delle imprese con più di cinque lavoratori subordinati con contratto a tempo indeterminato non tiene conto delle peculiari condizioni del settore della ristorazione e del turismo. A maggior ragione sul litorale, dove garantire ai lavoratori un’assicurazione e una retribuzione in poco tempo e relativamente a una specifica prestazione risulterebbe indispensabile a fronte dei turisti improvvisati del weekend e delle settimane a cavallo di Ferragosto».

I risultati saranno da valutare sul lungo periodo, ma quella del lavoro occasionale resta una fattispecie di difficile regolamentazione che richiede equilibrio e costante rapporto-riprova sul piano applicativo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web