Il Tirreno

Pisa

Migranti, ora scoppia la rivolta dei materassi

di Sabrina Chiellini
Migranti, ora scoppia la rivolta dei materassi

Qualità del cibo e delle condizioni di vita: nuove proteste a La Tinaia e a Ponsacco

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CASCINA. Blocco delle cucine, sciopero della fame. «Non vogliamo stare in queste condizioni». È il giorno della rivolta dei migranti richiedenti asilo. Il cibo, si lamentano, è poco e scadente; le condizioni di vita stressanti: tante persone stipate in pochi metri quadrati. Vorrebbero ricevere direttamente i soldi del vitto, chiedono un menù che rispetti le loro abitudini alimentari. E la protesta corre da Cascina a Ponsacco, nei centri di accoglienza gestiti dalla società dell’imprenditore Cesare Merciai, come a Pisa, tra gli ospiti della struttura del Cep gestita dalla Misericordia. Questi ultimi hanno protestato davanti alla prefettura con l’intervento del personale della questura e della polizia municipale.

A Cascina e Ponsacco, al BricHotel nella zona commerciale de Le Melorie, quando i migranti sono usciti per la strada con alcuni cartelli di protesta, sono arrivati i carabinieri della compagnia di Pontedera e la polizia municipale.

Per La Tinaia a Cascina ormai i migranti che manifestano contro il gestore non sono più una novità, anche se poi, a quanto pare, la realtà sembra cambiare di poco. La sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, informata della rivolta, ha cercato di capire cosa stava succedendo e poi è tornata alla carica con il prefetto di Pisa, Attilio Visconti, e scrivendo al presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, l’onorevole pisano Federico Gelli. Dopo i giochi acrobatici sulle arcate del ponte sull’Emissario in via Santa Maria Sud e le proteste dei giorni scorsi sempre per il vitto e le condizioni di vita, i giovani richiedenti asilo che si trascinano da una parte all’altra della campagna cascinese come della cittadina di Ponsacco senza sapere come passare la giornata sono tornati a farsi sentire.

«Fate foto, fate foto», chiedono appena vedono i cronisti. Ma alla fine non lo sanno nemmeno loro a cosa serviranno queste proteste.

La sindaca legista, che non ha rinunciato a “stuzzicare” il prefetto di Pisa anche su Facebook invitandolo a fare qualcosa per affrontare il problema del centro dove vivono ottanta persone, ha messo ancora una volta nero su bianco quelle che sono le sue perplessità. «Quello che sta accadendo non fa altro che alimentare il senso di insicurezza, di disagio e di grande preoccupazione che si sta diffondendo sempre di più tra i residenti dell’area, sempre più esasperati da una situazione di criticità che chiede un intervento risolutivo».

Il solito teatrino? La prima volta i migranti de La Tinaia hanno protestato per strada, sabato hanno impedito al cuoco di entrare in cucina e fino a quando non sono arrivati i carabinieri sono rimasti in cortile a protestare. Ieri hanno portato i materassi nel campo davanti alla struttura annunciando lo sciopero della fame. Il caldo e le stanze sovraffollate, le giornate “vuote” non aiuteranno a risolvere la situazione. Il vero punto, si dice, è quello pretendere il rispetto delle convenzioni, impedire che si facciano affari sull’accoglienza. Parole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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