Sicurezza
Le meduse ko grazie alla rete “made in Pisa”
Lo strumento si adatta autonomamente alla conformazione dei fondali marini
PISA. Il loro scopo è assicurare tuffi a prova di punture. In alcuni casi salvare anche la stagione turistica di molti stabilimenti balneari, spesso “rovinata” da una presenza quasi invisibile, ma molto fastidiosa che costringe i turisti a scappare o a scegliere zone di mare prive degli animali urticanti. La prima innovativa rete anti-meduse, studiata, progettata e realizzata dalla pisana Elements Works srl, una start up attiva nel settore delle tecnologie marine, è comparsa nelle acque antistanti uno stabilimento balneare della Versilia. Lanciata sul mercato alla fine di giugno, potrebbe comparire su molti litorali italiani e non solo grazie al suo “innovativo” movimento che forma una barriera invalicabile per l’animale planctonico. Una presenza non invasiva e quasi invisibile che farà sentire la sua presenza assicurando bagni e tuffi lontani dalle sostanze urticanti rilasciate dalle meduse.
La rete anti-meduse non è certo una novità per gli stabilimenti balneari. Da anni, enti pubblici e imprenditori balneari fanno ricorso alle reti per tenere lontane le meduse, spesso ottenendo però risultati tanto inaspettati quanto sgradevoli. Le “tradizionali” reti non si adattano infatti ai mutamenti dei fondali marini che scaturiscono ad esempio da una tempesta, dalle onde o dalle correnti marine, che aprono dei varchi in cui le meduse hanno facile accesso. Elements Works ha invece sviluppato la rete Sbj10, capace di adattarsi ad ogni ambiente marino e di seguire automaticamente i cambiamenti dei fondali. La rete viene posizionata a partire dalla costa sabbiosa, interrando la parte emersa in modo da emergere dal terreno già in acqua (per non intralciare le persone che passeggiano sulla battigia) ed è “mantenuta” in mare da due boe. «È una sorta di fisarmonica – spiega Michele Grassi, amministratore dell’azienda con sede ad Ospedaletto – che riesce ad estendersi e ad accorciarsi seguendo i movimenti del mare e del fondale». La rete è costituita da maglie di otto millimetri che non impattano sulla corrente del plancton permettendo così la libera circolazione di larve, uova e spore. In questo modo il tratto di mare in cui è installata la rete rimane inalterato, ma protetto dall’accesso delle meduse.
Lo strumento elaborato da ingegneri e biologi marini impiegati nella start up di Ospedaletto non cattura gli affascinanti, ma sgradevoli (soprattutto al tatto) animali acquatici, ma semplicemente li respinge deviando il loro percorso. Un semplice ma rivoluzionario strumento che ha un impatto visivo minimo e, in caso di necessità, può essere attraversato da mezzi di salvataggio, moto d’acqua e dai bagnanti. La rete coniuga inoltre l’utilità alle nuove tecnologie. Le boe possono essere infatti dotate di wi-fi e attraverso un collegamento con gli smartphone sono capaci di inviare dati e informazioni ai bagnanti, aggiornandoli ad esempio sui cambiamenti della temperatura dell’acqua.
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