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Corsi di inglese per i bimbi «Così siamo utili al Cep»

Corsi di inglese per i bimbi «Così siamo utili al Cep»

PISA. «È uno dei ragazzi più svegli – dice uno dei volontari –. Parla tre lingue europee, due africane diverse dalla sua e un italiano fluente. Da settembre frequenta l’Alberghiero e di fatto è un...

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PISA. «È uno dei ragazzi più svegli – dice uno dei volontari –. Parla tre lingue europee, due africane diverse dalla sua e un italiano fluente. Da settembre frequenta l’Alberghiero e di fatto è un mediatore culturale aggiunto. Per questo vorremmo iniziare con lui e un altro ragazzo uno dei progetti per il Cep, corsi di inglese e francesi grati per i bambini del quartiere». Omar Fofana, 20 anni, è una delle speranze di Gabriele Vannucci, il responsabile della Misericordia pisana da ieri scossa dalla protesta di alcuni dei profughi del centro d’accoglienza aperto a febbraio proprio nella sede della confraternita in via Gentile da Fabriano. Uno dei migranti su cui costruire una serie di progetti con cui vorrebbe avvicinare «i ragazzi» al quartiere, farli «diventare un punto di riferimento». Da ieri Vannucci teme che quella contestazione davanti a Palazzo Medici possa diventare uno delle tante micce per la propaganda populista anti-migranti, abbastanza per infrangere un’opportunità per gli abitanti della zona e di riscatto per i 48 migranti ospiti del centro.

«Protestano per il cibo perché vorrebbero i soldi per cucinarsi i pasti. Noi abbiamo chiesto alla ditta di adeguare il menù, ma i prodotti non possono essere africani. Può sembrare un vezzo, in realtà sono in contatto con alcuni ragazzi alloggiati in un centro Sprar. Lì i progetti di accoglienza sono più avanzati, e le regole di ingaggio del Viminale prevedono che possano lavorare e dunque avere un’autonomia economica. In un centro di prima accoglienza non è possibile».

Il timore è che adesso, dopo il sit-in, i migranti possano apparire scansafatiche. «Hanno tutti alla spalle storie terribili – dice Vannucci – Ma il difetto di chi li vorrebbe rispedire in Africa è pensare che sia davvero possibile. Siamo di fronte a un dramma epocale. L’unico modo è tentare di farle diventare davvero produttivi, utili alla comunità, integrarli». Così i migranti del Cep partecipano già all’iniziativa “Cavalieri senza vetro” e due volte a settimana puliscono il campo sportivo del quartiere in cambio di qualche partitella. «Ma vorrei affiancarli ad un infermiere delle cure domiciliari, farli diventare i protagonisti di un pezzetto del welfare. Magari per gli anziani che hanno bisogno di portare la spesa al quinto piano o che non sanno a chi affidare un lavoretto».

In fondo, alcuni di loro sanno arrangiarsi. Jana Alan, 26 anni, cingalese, faceva lo spazzino in un ospedale in Iraq. «Poi Tikrit è stata bombardata, sono dovuto fuggire, se non avessi avuto paura dell’Isis forse mi sarei fermato lì».

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