Il Tirreno

Pisa

il via libera

di Mario Neri
il via libera

VECCHIANO. Frugale, essenziale, Shkelgim Cala si era adattato ad una vita senza fronzoli. I carabinieri l’hanno scovato lì, in una casetta di legno sulle sponde del Serchio, in mezzo alle fronde...

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VECCHIANO. Frugale, essenziale, Shkelgim Cala si era adattato ad una vita senza fronzoli. I carabinieri l’hanno scovato lì, in una casetta di legno sulle sponde del Serchio, in mezzo alle fronde fluviali della frazione di Nodica lungo la via di Piaggia. Pantaloncini corti, una polo e poche cose, quelle essenziali per uno come lui: un materasso largo quanto la rimessa e una pistola a salve ma truccata, manomessa, per sparare proiettili veri. Perché di questo viveva il “piccolo Igor”.

Rapine e furti in villa, sfruttamento della prostituzione, incendi dolosi, ricettazioni, spaccio, perfino un sequestro di persona. Per prenderlo, con un blitz andato in scena alle sei del mattino, i carabinieri hanno dovuto circondare la zona e sorvolarla: sette gazzelle e un elicottero del quarto nucleo. Il suo esile spazio vitale cinturato da una cinquantina di uomini, alcuni dei corpi speciali, per evitare che anche i militari pisani subissero la stessa beffa che il bandito ha riservato in questi quindici anni ai comandi di mezza Italia.

Quarantaquattro anni, su Cala pendeva un ordine di cattura emesso dalla procura di Pesaro dal 2015 ma, secondo magistrati e investigatori che l’hanno incrociato nel corso della sua vita da gangster, la sua carriera criminale sul suolo italiano è cominciata almeno 15 anni fa, nel 2002, quando cioè partì il primo ordine di arresto nei suoi confronti. Albanese, questo Igor di Nodica era riuscito a farla franca troppe volte, raccontano i carabinieri del comando provinciale di Pisa, coordinanti dal comandante del nucleo operativo Giovanni Bartolacci e da quello del nucleo investigativo Sebastiano Pennisi.

Secondo i militari, Cala era nascosto nella frazione di Vecchiano almeno da due mesi, ospite di una famiglia di parenti (per quella “ospitalità” i componenti della famiglia adesso con tutta probabilità dovranno vedersela con una accusa di favoreggiamento) residente in una villa abbarbicata poco lontano dalla sponda del fiume, un casolare preso in affitto. I pedinamenti più serrati sono stati eseguiti nell’ultima settimana, ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sui dettagli dell’indagine, su come siano arrivati a Cala e su come abbiano capito che dalle Marche si fosse trasferito in Toscana. Nei suoi giorni vecchianesi girava in bici o in motorino, ma non avrebbe compiuto furti o rapine, per ora non risulta abbia svaligiato case in zona. Per ora, però. Deve scontare una condanna di otto anni e cinque mesi per reati commessi dal 2012 ad oggi. Almeno questa è la pena cumulativa per l’unica parte della sua carriera criminale accertata. Perché Cala nel corso della vita si è dato almeno altre 12 o 13 identità diverse, alias con cui di volta in volta è riuscito a sfuggire all’arresto. Non solo. Specialità del latitante non era solo il camuffamento, ma anche la fuga. Perché sì, anche quando riuscivano a prenderlo, lui finora aveva trovato sempre un varco, uno strappo nella rete di sicurezza per darsela a gambe e eludere il carcere. Pericoloso sì, e non solo per il repertorio di crimini, ma anche perché abituato ad arrangiarsi, ad una esistenza costellata di espedienti. A corto di relazioni, contatti, spalloni, Cala s’era procurato una Bruni calibro 32, una pistola a salve, e l’aveva modificata, dotandola di un serbatoio e di un munizionamento a fuoco, insomma l’aveva adeguata a sparare pallottole vere.

Ché certo, dal casolare di Nodica sembrava tutto tranquillo, il fiume scorreva senza sussulti, ma gli stavano dando pur sempre la caccia e potevano prenderlo o acciuffarlo ovunque. Per questo s’era adattato a dormire in quell’annesso agricolo. I carabinieri avrebbero bussato prima alla porta della villa lasciandogli il tempo di scappare per i campi. E se proprio lo avessero inseguito aveva la Bruni sotto il materasso. Invece no. Toc toc. I carabinieri hanno bussato alla casetta degli attrezzi. E ora la sua nuova residenza è una cella del carcere Don Bosco di Pisa. Sempre che il “piccolo Igor” non riesca a darsela a gambe anche da lì.

@mario78neri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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