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Ex Sepi, l’appello: Fondazione e Comune uniscano le forze

Ex Sepi, l’appello: Fondazione e Comune uniscano le forze

Il presidente dell’Associazione per le mura di Pisa chiama Filippeschi e Bracci Torsi: «Trovate una soluzione»

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PISA. La soluzione c’era. A un passo. La vendita dell’immobile alla Fondazione Pisa. Certo l’offerta economica era un po’ al di sotto delle aspettative dell’amministrazione comunale. Ma quei 5,2 milioni per il complesso di piazza dei Facchini, l’ex Sepi, della Fondazione non erano poi così male. Ed è del tutto probabile che difficilmente sarà avanzata al Comune un’offerta analoga. E comunque per ora l’ex Sepi resta un contenitore vuoto. A riproporre il tema del suo utilizzo, con un accorato appello al sindaco Marco Filippeschi, per il Comune, e al presidente Cosimo Bracci Torsi per la Fondazione Pisa, interviene Ilario Luperini, presidente Amur (Associazione per le Mura di Pisa).

«Un imponente edificio al centro di Pisa, tra il Comune e Palazzo Blu. Inutilizzato, ma ampiamente utilizzabile - afferma Luperini - Con la sua squadrata mole ormai ridotta al silenzio sembra chiedere aiuto proprio ai due soggetti confinanti. Allora, perché non mettersi insieme per rivitalizzarlo e dargli una nuova stimolante funzione? Perché non superare le difficoltà di relazione tra Comune e Fondazione Pisa che hanno contraddistinto, a quel proposito, i loro recenti rapporti?»

«Palazzo Blu - continua il presidente - è diventato maestro nell’organizzazione di frequentati eventi espositivi. Il Comune dimostra un rinnovato interesse per le vicende della cultura, seppur in difficoltà per il reperimento delle risorse. Quel palazzo potrebbe facilmente ampliare la qualità delle iniziative, offrendo a Palazzo Blu nuove rilevanti opportunità e rendendo ancor più consistenti le ricadute culturali ed economiche sulla città. Sarebbe veramente incomprensibile lasciare che quel luogo si avviasse lentamente ma inesorabilmente verso il degrado. L’associazione per le mura di Pisa, secondo il proprio statuto, “promuove esperienze di cittadinanza attiva tendenti alla cura del patrimonio pubblico, mediante l’adozione di luoghi e monumenti, e l’attuazione di campagne dirette di manutenzione e decoro dello spazio urbano e dei monumenti”. Ecco perché è preoccupata del protrarsi di questo silenzio. Ecco perché lancia un sollecito ai due enti – Comune e Fondazione Pisa – perché, riprendendo i rapporti interrotti, arrivino alla definizione di un florido destino per quel palazzo e le sue mura. Troppo enfatico e retorico sostenere che è la città stessa che lo chiede? Alla luce delle pregresse esperienze, Amur ritiene di no».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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