Proteste
«Non c’è conflitto d’interessi e non darò le dimissioni»
di Mario Neri
Parla Bongiovanni, consigliera Pd e presidente dell’Ordine degli architetti dopo le polemiche sullo stadio: «Il nostro solo un contributo alla città»
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PISA. «L’Ordine ha deciso per il silenzio stampa. Ma a chi mi accusa di avere un conflitto di interessi voglio dire che non esiste nessun conflitto. Per ora calmiamo le acque». Vorrebbe farlo Patrizia Bongiovanni, spegnere i motori, lasciare che si esaurisca il rumore di fondo delle polemiche per le uscite dell’Ordine degli architetti sul restyling dell’Arena. Ma dell’Ordine lei è la presidente da appena decina di giorni ma è ancora consigliera del Pd. Un mix che ha scatenato le opposizioni. Bongiovanni sente addosso un fuoco di fila. Così alla fine si sfoga.
C’è chi, come Auletta, chiede le sue dimissioni. Davvero non crede ci sia un conflitto di interessi?
«Quello che dovevamo dire come architetti lo abbiamo detto, non siamo di ostacolo al progetto, che auspichiamo sia di qualità e partecipato, perché lo stadio è un bene pubblico. Il conflitto di interessi non esiste, lo dimostrerò anche con dei pareri giuridici dettagliati. Quando io mi esprimo da presidente degli architetti lo faccio a nome di un consiglio, non a titolo personale. Chi mi ha attaccato lo fa per strumentalizzare».
Crede abbiano preso di mira lei per colpire il partito?
«Ognuno fa politica a suo modo. Ripeto, non c’è conflitto. Come tecnici abbiamo a cuore la nostra città, siamo intervenuti dicendo la nostra. Non c’è nessun altolà al restyling, era un intervento che puntava a un dibattuto costruttivo »
Eppure il ritmo serrato dei comunicati ha suscitato un po’ di stupore.
«Una era una circolare e una lettera programmatica riservata agli iscritti, e si parla di eccesso di norme, un riferimento al sistema Paese non allo stadio. C’è stato un solo intervento sullo stadio. L’altro era riservato agli iscritti. Questa consiliatura all’Ordine farà da stimolo per la politica, la solleciterà al rispetto delle competenze e alla creazione di concorsi e elenchi di professionisti come chiede il codice degli appalti. Chi ha voluto prendere queste valutazioni programmatiche ribaltandole sullo stadio ha fatto un errore».
Per evitare cortocircuiti comunicativi non si poteva evitare di renderlo accessibile a tutti?
«No perché siamo soggetti al controllo del ministero della Giustizia e dell’Anticorruzione, dunque per noi la trasparenza è un elemento fondamentale».
Corrado vi accusa di abuso di posizione.
«Come detto, l’Ordine è un organo portatore di interessi diffusi ma non dà pareri vincolanti né obbligatori».
In molti però hanno interpretato i vostri interventi come un altolà. L’accusa delle opposizioni è che promuoviate lo stadio ad Ospedaletto per poter approfittare della riqualificazione di Porta a Lucca.
«L’Ordine non prende incarichi, sia chiaro. Ci siamo solo espressi nell’interesse comune della città. Il quartiere di Porta a Lucca ha delle necessità, far finta di non vederle non è da architetti. Ben venga Corrado. Il nostro intervento guarda all’interesse comune».
Dica la verità, è stata redarguita dai vertici del Pd cittadino o provinciale?
«Assolutamente no»
Ha mai pensato di dimettersi dal consiglio visto che aveva assunto il ruolo all’Ordine?
«Non essendoci conflitto di interessi per ora non è fra le mie valutazioni. Ho annunciato agli iscritti che non ho intenzione di ricandidarmi. Ma in un semestre bianco credo di poter concludere il mandato nel rispetto di chi mi ha eletto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
C’è chi, come Auletta, chiede le sue dimissioni. Davvero non crede ci sia un conflitto di interessi?
«Quello che dovevamo dire come architetti lo abbiamo detto, non siamo di ostacolo al progetto, che auspichiamo sia di qualità e partecipato, perché lo stadio è un bene pubblico. Il conflitto di interessi non esiste, lo dimostrerò anche con dei pareri giuridici dettagliati. Quando io mi esprimo da presidente degli architetti lo faccio a nome di un consiglio, non a titolo personale. Chi mi ha attaccato lo fa per strumentalizzare».
Crede abbiano preso di mira lei per colpire il partito?
«Ognuno fa politica a suo modo. Ripeto, non c’è conflitto. Come tecnici abbiamo a cuore la nostra città, siamo intervenuti dicendo la nostra. Non c’è nessun altolà al restyling, era un intervento che puntava a un dibattuto costruttivo »
Eppure il ritmo serrato dei comunicati ha suscitato un po’ di stupore.
«Una era una circolare e una lettera programmatica riservata agli iscritti, e si parla di eccesso di norme, un riferimento al sistema Paese non allo stadio. C’è stato un solo intervento sullo stadio. L’altro era riservato agli iscritti. Questa consiliatura all’Ordine farà da stimolo per la politica, la solleciterà al rispetto delle competenze e alla creazione di concorsi e elenchi di professionisti come chiede il codice degli appalti. Chi ha voluto prendere queste valutazioni programmatiche ribaltandole sullo stadio ha fatto un errore».
Per evitare cortocircuiti comunicativi non si poteva evitare di renderlo accessibile a tutti?
«No perché siamo soggetti al controllo del ministero della Giustizia e dell’Anticorruzione, dunque per noi la trasparenza è un elemento fondamentale».
Corrado vi accusa di abuso di posizione.
«Come detto, l’Ordine è un organo portatore di interessi diffusi ma non dà pareri vincolanti né obbligatori».
In molti però hanno interpretato i vostri interventi come un altolà. L’accusa delle opposizioni è che promuoviate lo stadio ad Ospedaletto per poter approfittare della riqualificazione di Porta a Lucca.
«L’Ordine non prende incarichi, sia chiaro. Ci siamo solo espressi nell’interesse comune della città. Il quartiere di Porta a Lucca ha delle necessità, far finta di non vederle non è da architetti. Ben venga Corrado. Il nostro intervento guarda all’interesse comune».
Dica la verità, è stata redarguita dai vertici del Pd cittadino o provinciale?
«Assolutamente no»
Ha mai pensato di dimettersi dal consiglio visto che aveva assunto il ruolo all’Ordine?
«Non essendoci conflitto di interessi per ora non è fra le mie valutazioni. Ho annunciato agli iscritti che non ho intenzione di ricandidarmi. Ma in un semestre bianco credo di poter concludere il mandato nel rispetto di chi mi ha eletto».
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