Sicurezza
Punta da una siringa in spiaggia. La donna: "Dovrò stare in ansia per sei mesi"
Da Malattie infettive di Cisanello confermano il caso. Domenica l’ultimo: una trentenne punta ad una spalla
VECCHIANO. Un tuffo in acqua, una corsa verso l’ombrellone e poi un gesto abituale. «Ho riscosso l’asciugamano e mi sono distesa. Ho sentito una puntura sulla spalla. Lì per lì ho creduto fosse un legnetto. La spiaggia di Marina di Vecchiano ne è piena, invece mi sono alzata e conficcato nel telo c’era quell’ago». Si è spaventata F., 30 anni, non immaginava che potesse accadere. Le siringhe nascoste nella sabbia sono uno spettro di un’epoca che dovrebbe essere superata, la stagione dell’eroina e degli sbandati che abbandonano i resti delle loro vite deragliate in riva al mare un ricordo lontano. Anni ’80 o ’90. «Invece - hanno detto alla donna dal reparto di Malattie infettive di Cisanello - capita sempre più spesso», anche se il primario, Francesco Menichetti, smentisce l'esistenza di un allarme.
Ma adesso c’è una giovane donna, residente a Nodica, che dovrà vivere i prossimi sei mesi con l’ansia di aver contratto una malattia virale. «Mia sorella è un’infermiera, era con me, e c’era anche la mia nipotina - racconta F. - Si immagina fosse stata punta lei! Siamo corse al pronto soccorso, lì mi hanno subito somministrato la copertura per il tetano e poi fatto un prelievo per capire quali coperture vaccinali avessi. Ho scoperto di essere ancora protetta per l’epatite B, ma per i prossimi sei mesi dovrò sottopormi periodicamente agli esami per scongiurare il peggio». I fantasmi sono Hiv e epatite C. Succede tutto domenica, spiaggia libera della Barra, fra l’Oasi 1 e le Dune. Per F. e la sua famiglia un luogo familiare, in estate al mare vanno sempre lì. Ma poco dopo essere arrivata, avverte il dolore alla spalla.
«Mia sorella ha provato a frizionare e strizzare la ferita per far uscire il sangue e magari il siero infetto, ma poi siamo corse al pronto soccorso». E il giorno dopo la sorella di F., indignata, ha lasciato il suo sfogo su Facebook. «La cosa per me sconcertante è stata che in entrambi i reparti ci hanno detto che ci sono state tantissimi incidenti di questo tipo dall’inizio della stagione. Quindi fate attenzione perché forse le spiagge non vengono pulite molto spesso, qualcuno faccia qualcosa per tutelare chi la frequenta». Non è difficile intuire chi possa aver portato una siringa in spiaggia. Da almeno due anni, forse perfino di più, la macchia di Migliarino è diventato un rifugio per gli spacciatori e tossicodipendenti, eremiti della droga che utilizzano la pineta dietro le dune come un crocevia dei loro traffici, che periodicamente le forze dell’ordine provano a scovare organizzando blitz nei boschi.
F. per ora vive in una sorta di limbo. I risultati delle prime analisi del sangue sono arrivati lunedì. Per fortuna, negativi. Ma Hiv ed epatite potrebbero manifestarsi anche a distanza di tempo, per questo dovrà farsi seguire e sperare che nessun virus fosse ancora attivo sull’ago. «Una moncone di siringa - racconta la giovane - L’abbiamo prelevato e portata a Malattie infettive, dove l’hanno esaminato dicendoci che con tutta probabilità era stato utilizzato più volte». Non solo. «Ci hanno detto che dall’inizio dell’estate non è il primo caso che soccorrono, e che molti provengono proprio dalla zona. Due settimane prima era successo al mio nipotino di due anni. Giocava con la sabbia e improvvisamente ha alzato il braccio e urlato “Mamma, cos’è questa?”. Mia sorella s’è presa un colpo. Per fortuna aveva ancora il tappino».
«Devo contraddirle - dice il sindaco Massimiliano Angori - Da anni affidiamo la pulizia della spiaggia a una ditta. Sia lì che a sud, un mezzo con un setaccio passa dal lunedì al sabato dalle 5 alle 10. Solo la riserva della Bufalina gli è interdetta, a causa dei vincoli imposti dal Parco. Dunque l’unica possibilità è che alla barra sabato notte, qualcuno, dopo aver fatto baldoria e pure peggio, abbia buttato quella siringa nella sabbia»
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