Sicurezza
Entro fine anno una nuova centralina per l’impianto rifiuti
L’ha richiesta la Regione, su indicazione di Arpat, a Geofor L’agenzia rassicura : «Nel 2017 emissioni nella norma»
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PISA. Entro l’anno una nuova centralina per le rilevazioni delle emissioni dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Ospedaletto. È questa la richiesta della Regione Toscana, avanzata su indicazione di Arpat, nei confronti di Geofor spa anche a seguito dei controlli effettuati nel corso del 2017 dall’agenzia per la protezione ambientale sull’impianto stesso. Nello specifico Arpatr ha chiesto l’installazione di «di una nuova centralina meteo più performante (altezza circa 10 metri) rispetto all’attuale installata sul locale turbina, da collocare presso la discarica adiacente di Croce al marmo, entro la fine dell’anno corrente».
Una garanzia in più nel quadro del monitoraggio delle emissioni del termovalorizzatore che, fa sapere sempre Arpat, risultano comunque nella norma. L’agenzia fa sapere che a Ospedaletto «è stato accertato il rispetto dei valori limite di emissione (vle) autorizzati per i parametri microinquinanti ai due punti di emissione esistenti ed inoltre sono stati visionati i nuovi impianti di caricamento dei rifiuti ospedalieri trattati (rot) e di dosaggio del tiosolfato di sodio».
«Per quanto riguarda la presenza di diossine e furani – spiega Arpat – durante l’attività di controllo del febbraio 2017 sono state riscontrate concentrazioni per le due linee esistenti inferiori ad un decimo del vle autorizzato». Valori ampiamente nella norma anche per «i policloro, inferiori di oltre 6 ordini di grandezza al vle. Infine le misure relative al parametro idrocarburi policiclici aromatici sono risultate inferiori al limite di quantificazione o limite di rivelabilità quantitativo».
«Questi valori emissivi estremamente bassi sono diretta conseguenza dell’installazione e messa in esercizio di speciali maniche filtranti, del costo circa quattro volte e mezzo superiore rispetto a quelle tradizionali, impregnate, al loro interno, di un catalizzatore a base di Vanadio e Titanio, che agisce specificatamente sulle diossine ed in generale sui microinquinanti - spiega ancora l’agenzia toscana - Tali filtri sono stati installati nel 2015 e 2016». Che fa una valutazione positiva anche del nuovo impianto di caricamento dei rifiuti ospedalieri trattati provenienti dagli ospedali (Cisanello in primis).
Arpat torna poi a parlare di un fenomeno che alcuni anni fa creò non poca preoccupazione in città: l’emissione di fumi di colore fucsia dall’impianto di Ospedaletto. Un episodio che risale ormai al 2007, dieci anni, fa, rispetto al quale però si è lavorato al fine di evitare che si ripetesse. Come? Tramite la realizzazione di un impianto di dosaggio di tiosolfato di sodio, utilizzato solamente in caso di necessità. L’installazione fu prescritta dalla Regione, su indicazione di Arpat proprio dopo l’episodio del marzo 2007. «Quel giorno la popolazione residente anche in zone distanti qualche chilometro dall’installazione Geofor di Ospedaletto notò sin dalla mattina una vistosa nube color fucsia, dovuta alle due emissioni uscenti dalla ciminiera del termovalorizzatore. Questo evento determinò un notevole impatto psicologico ed aumentò la diffidenza già esistente nei confronti dell’installazione in questione. Nella fattispecie l’emissione di color fucsia fu dovuta allo sviluppo di iodio gassoso molecolare», per il quale non esiste un parametro di riferimento per i livelli di emissione. L’impianto realizzato «sfrutta la capacità del tiosolfato di ridurre lo iodio e portarlo in soluzione come sale» evitando così nuove emissioni fucsia.
Una garanzia in più nel quadro del monitoraggio delle emissioni del termovalorizzatore che, fa sapere sempre Arpat, risultano comunque nella norma. L’agenzia fa sapere che a Ospedaletto «è stato accertato il rispetto dei valori limite di emissione (vle) autorizzati per i parametri microinquinanti ai due punti di emissione esistenti ed inoltre sono stati visionati i nuovi impianti di caricamento dei rifiuti ospedalieri trattati (rot) e di dosaggio del tiosolfato di sodio».
«Per quanto riguarda la presenza di diossine e furani – spiega Arpat – durante l’attività di controllo del febbraio 2017 sono state riscontrate concentrazioni per le due linee esistenti inferiori ad un decimo del vle autorizzato». Valori ampiamente nella norma anche per «i policloro, inferiori di oltre 6 ordini di grandezza al vle. Infine le misure relative al parametro idrocarburi policiclici aromatici sono risultate inferiori al limite di quantificazione o limite di rivelabilità quantitativo».
«Questi valori emissivi estremamente bassi sono diretta conseguenza dell’installazione e messa in esercizio di speciali maniche filtranti, del costo circa quattro volte e mezzo superiore rispetto a quelle tradizionali, impregnate, al loro interno, di un catalizzatore a base di Vanadio e Titanio, che agisce specificatamente sulle diossine ed in generale sui microinquinanti - spiega ancora l’agenzia toscana - Tali filtri sono stati installati nel 2015 e 2016». Che fa una valutazione positiva anche del nuovo impianto di caricamento dei rifiuti ospedalieri trattati provenienti dagli ospedali (Cisanello in primis).
Arpat torna poi a parlare di un fenomeno che alcuni anni fa creò non poca preoccupazione in città: l’emissione di fumi di colore fucsia dall’impianto di Ospedaletto. Un episodio che risale ormai al 2007, dieci anni, fa, rispetto al quale però si è lavorato al fine di evitare che si ripetesse. Come? Tramite la realizzazione di un impianto di dosaggio di tiosolfato di sodio, utilizzato solamente in caso di necessità. L’installazione fu prescritta dalla Regione, su indicazione di Arpat proprio dopo l’episodio del marzo 2007. «Quel giorno la popolazione residente anche in zone distanti qualche chilometro dall’installazione Geofor di Ospedaletto notò sin dalla mattina una vistosa nube color fucsia, dovuta alle due emissioni uscenti dalla ciminiera del termovalorizzatore. Questo evento determinò un notevole impatto psicologico ed aumentò la diffidenza già esistente nei confronti dell’installazione in questione. Nella fattispecie l’emissione di color fucsia fu dovuta allo sviluppo di iodio gassoso molecolare», per il quale non esiste un parametro di riferimento per i livelli di emissione. L’impianto realizzato «sfrutta la capacità del tiosolfato di ridurre lo iodio e portarlo in soluzione come sale» evitando così nuove emissioni fucsia.
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