Sicurezza
Mala Servanen Jin, esposto contro la polizia
Le donne in occupazione in via Garibaldi denunciano: «Durante lo sgombero fummo picchiate»
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PISA. Alla Mala Servanen Jin loro sono già tornate, l’occupazione e la battaglia per i diritti delle donne è ripresa. Ma le ferite bruciano ancora per le “Donne che combattono”. Lo sgombero dello spazio autogestito andato in scena il 24 maggio scorso non ha lasciato solo una scia di polemiche ma anche di rabbia per un’operazione che nessuna delle frequentatrici dello spazio autogestito si aspettava. «Cinque di noi - dice Monica Moretto in piazza XX Settembre accanto alle compagne del collettivo di donne che ha occupato lo stabile comunale abbandonato per anni in via Garibaldi 192 - sono finite in ospedale, alcune con referti fino a 30 giorni. Io fui manganellata brutalmente, mi spaccarono la testa e mi fratturarono un braccio».
Altre accusarono traumi cranici, lividi, contusioni su tutto il corpo. «Manganellate, calci, pugni, spinte, offese sessiste», secondo il gruppo nato l’8 marzo scorso a Pisa sulla scia del movimento nazionale “Non una di meno”, la gestione della piazza da parte della polizia fu «sconsiderata». Per questo ieri mattina le partecipanti all’esperienza della Mala Servenen Jin hanno presentato un esposto alla procura di Pisa. Rappresentate dall’avvocato Ezio Menzione, hanno fatto protocollare una denuncia contro ignoti per lesioni. «Avevamo occupato e recuperato uno spazio chiuso da anni e abbandonato dal Comune senza alcun progetto di riuso, dove oggi vivono tre famiglie e in cui vengono organizzate iniziative sociali e culturali con lo scopo di lottare contro la violenza di genere - raccontano le “Donne che combattono” - La mattina del 24 maggio sono arrivati con le camionette, in assetto antisommossa. Non solo hanno posto i sigilli allo stabile chiudendo una esperienza positiva, ma alle donne che chiedevano spiegazioni hanno risposto con la violenza delle cariche, delle percosse e degli insulti sessisti. Un intervento muscolare, con cui in altri paesi si mettono a tacere istanze di riscatto e autodeterminazione. Per questo abbiamo denunciato. Abbiamo deciso di non tenere la bocca chiusa, di non tacere contro le prepotenze perché simili violenze non si ripetano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Altre accusarono traumi cranici, lividi, contusioni su tutto il corpo. «Manganellate, calci, pugni, spinte, offese sessiste», secondo il gruppo nato l’8 marzo scorso a Pisa sulla scia del movimento nazionale “Non una di meno”, la gestione della piazza da parte della polizia fu «sconsiderata». Per questo ieri mattina le partecipanti all’esperienza della Mala Servenen Jin hanno presentato un esposto alla procura di Pisa. Rappresentate dall’avvocato Ezio Menzione, hanno fatto protocollare una denuncia contro ignoti per lesioni. «Avevamo occupato e recuperato uno spazio chiuso da anni e abbandonato dal Comune senza alcun progetto di riuso, dove oggi vivono tre famiglie e in cui vengono organizzate iniziative sociali e culturali con lo scopo di lottare contro la violenza di genere - raccontano le “Donne che combattono” - La mattina del 24 maggio sono arrivati con le camionette, in assetto antisommossa. Non solo hanno posto i sigilli allo stabile chiudendo una esperienza positiva, ma alle donne che chiedevano spiegazioni hanno risposto con la violenza delle cariche, delle percosse e degli insulti sessisti. Un intervento muscolare, con cui in altri paesi si mettono a tacere istanze di riscatto e autodeterminazione. Per questo abbiamo denunciato. Abbiamo deciso di non tenere la bocca chiusa, di non tacere contro le prepotenze perché simili violenze non si ripetano».
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