Il Tirreno

Pisa

Il manager delle star del rock: "Pink Floyd a Pisa? Perché no, ma nessuno mi ha mai cercato"

di Mario Neri
A sinistra, Mimmo D'Alessandro con Ennio Morricone al Lucca Summer; a destra, i Pink Floyd
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A sinistra, Mimmo D'Alessandro con Ennio Morricone al Lucca Summer; a destra, i Pink Floyd

Il patron del Lucca Summer Festival, Mimmo D'Alessandro: "Anche qui potreste avere le grandi star del rock, ma servono politici lungimiranti".

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PISA. «Ora che mi ci fai riflettere, in effetti no, non mi ha mai cercato nessuno da Pisa. E pensare che è stata la mia prima città toscana, i miei primi passi nel mondo della musica li ho mossi da lì». Pensare che è bastato alzare il telefono vent’anni fa per costruire le fortune di Lucca, trasformare la città murata in un fortino del rock e del pop mondiale, ed ogni estate farla risuonare di voci e suoni diversi. Bob Dylan, Elton John, Ennio Morricone, gli Eagles, Robbie Williams e quest’anno la leggenda dei Rolling Stones.

Mimmo D’Alessandro se la ricorda ancora quella telefonata. Era il 1998, da dieci anni il suo Summer festival spopolava alla Bussola domani, in Versilia. «Mi chiamò Andrea Tagliasacchi, allora presidente della Provincia. Insieme a Pietro Fazzi, che si sarebbe insediato di lì a poco, mi vennero a trovare. Furono molto insistenti, quasi al limite dello stalking – scherza D’Alessandro - e furono lungimiranti, illuminati. Volevano che vedessi Lucca, gli spazi in cui avrei potuto portare i concerti, e alla fine mi convinsero, e oggi ne sono molto contento. Guardate cos’è diventato il Lucca Summer festival».

Una specie di catalizzatore europeo per i rabdomanti di pop e rock. Un calendario estivo imperdibile per i cacciatori di palcoscenici cattura-folle. Nulla che Pisa sia mai riuscita a realizzare, non con quella portata almeno. Anche i venti anni del Metarock, la rassegna che aveva fatto di Pisa una cittadella dell’indie, proseguono in coabitazione con Massa e con un una scia che si fa sempre più sottile, di nicchia. La kermesse non è certo calibrata sulle grandi star e le grandi folle, ma per ora è durata tre giorni a giugno. Scenario la piazza dei Cavalieri. Non c’è ancora il calendario di settembre né è certo se sarà la Cittadella la location.

Sarebbe una soluzione per provare a rilanciare l’evento dopo i malumori per una amministrazione poco sensibile alle potenzialità di un festival musicale. Fu l’organizzatore storico, Nicola Zaccardi, a lanciare l’allarme: «Poteri non farlo più qui – disse – Non pretendo che paghino gli artisti, ma almeno un contributo…». In fondo anche la movida, se ben congegnata, può essere un investimento sulla città. Solo che l’anfiteatro della Cittadella e il suo parco, uno degli snodi cittadini individuati dal sindaco Marco Filippeschi per traslocare il divertimento fuori dal centro, per ora restano un ricettacolo per spacciatori e tossicodipendenti. Eppure di arene e anfiteatri naturali la città ne avrebbe.

A dirlo è il patron della D’Alessandro e Galli, l’uomo che è riuscito a far vibrare le rovine di Pompei con il groove dei Pink Floyd e David Gilmour, a organizzare concerti al Colosseo, al Circo Massimo, insomma un gigante nell’organizzazione di eventi. Ed è proprio lui a confermare che sì, «non mi sono mai posto il problema, voi siete i primi a farmici riflettere», ma Pisa in questi anni forse ha sprecato un’occasione. Mentre Lucca, Firenze, Pistoia, perfino Siena con il jazz, hanno saputo costruirsi un’economia turistica sulla programmazione di show musicali, la città della Torre segna il passo. «Eppure Pisa è bellissima, un’eccellenza mondiale, non ha nulla da invidiare alle altre», dice D’Alessandro. E non le mancano le “location” per costruire un cartellone di concerti simile al Pistoia Blues, al Firenzrocks o, appunto, al Summer festival.

«Ora che ci penso - continua D’Alessandro - a Pisa ho organizzato due concerti, entrambi con Andrea Bocelli. Uno nel 1997, per una televisione americana poi trasmesso in tutto il mondo, e uno all’ippodromo di San Rossore per beneficenza. Bellissimi». E piazza Cavalieri potrebbe diventare la piazza Napoleone pisana? E sarebbe impossibile immaginare i Pink Floyd a San Rossore? «Nella vita nulla è impossibile - dice D’Alessandro - ma neppure facile e scontato. Piazza dei Cavalieri, San Rossore, per non parlare dell’intoccabile Piazza dei Miracoli, ogni luogo potrebbe diventare una arena per uno show di grande musica. Abbiamo portato i Pink Floyd a Pompei, si potrebbe fare anche sotto la Torre. Siamo specializzati nel realizzare concerti in luoghi fragili, e a farlo in sicurezza». Certo, bisogna azzeccare l’artista, il target di pubblico, ma si può, dice il patron di una delle agenzie più importanti al mondo nel settore.

«In città sono tantissimi i luoghi in cui si potrebbe immaginare un evento. Ma noi ora siamo concentrati su Lucca, come immaginerete l’impegno è enorme». Quest’anno il festival chiude in bellezza, a ridosso delle mura, con gli Stones. Ma, appunto, spesso non conta solo l’iniziativa dei manager delle stelle, «è importante anche che i politici del territorio sappiano seminare le proprie ricchezze. E a Lucca furono due politici lungimiranti a cercarmi, due che non si trovano facilmente in giro, mentre da Pisa non mi ha mai interpellato nessuno. E così, forse, io non ci ho mai pensato».

@mario78neri

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