Il Tirreno

Pisa

Anche 200 giorni d’attesa per fare una risonanza

di Danilo Renzullo
Una risonanza magnetica (foto d'archivio)
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Una risonanza magnetica (foto d'archivio)

La Cgil lancia l’allarme per tutto il territorio compreso nell’Asl Nord Ovest Al via una raccolta firme per chiedere progetti di abbattimento delle liste

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PISA. La maglia nera a livello provinciale spetta alla Valdera. Dove, secondo gli ultimi dati disponibili, occorre aspettare anche trecento giorni per ottenere un esame diagnostico. Quasi un anno per sottoporsi ad una tac o ad un’ecografia all’addome, una tac al torace o una tac cranio-encefalo. Stesso tempo, in media, per sottoporsi ad una tac rachide cervicale, rachide dorsale o rachide lombosacrale e al sacro coccige.

In Valdera si concentrano le liste d’attesa più lunghe a livello provinciale, almeno secondo gli ultimi dati disponibili (dicembre 2016) che la Cgil ha snocciolato per lanciare una campagna che si pone l’obiettivo di eliminare, o almeno di rendere più snelle, le liste di attesa.

Una raccolta firme che per la prima volta ha riunito le quattro segreterie provinciali dell’area Nord Ovest del sindacato (Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara), per aprire a livello regionale tavoli di concertazione e concordare a livello territoriale dei progetti per l’abbattimento delle liste di attesa. Che, in provincia di Pisa, vedono “primeggiare” la zona della Valdera, ma con criticità estese su tutto il territorio. Invariata o peggiorata rispetto agli anni precedenti appare infatti la situazione in Alta Valdicecina e nell’area pisana. Quasi novanta giorni, in media, i tempi per ottenere una colonscopia, ottanta per sottoporsi ad una visita neurologica in Alta Valdicecina. Per una spirometria semplice servono invece due mesi di attesa.

A Pisa, la sperimentazione dell’open access è riuscita ad abbattere notevolmente le attese per sottoporsi a visite cardiologiche, ecografie al cuore e all’addome e tac al torace (tre giorni in media l’attesa) attraverso una diversa organizzazione del personale e del servizio.[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.13227173:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2016/04/02/news/asl-la-risonanza-fa-tre-esami-al-giorno-1.13227173]]

«Una pratica positiva, nonostante alcune criticità, che chiediamo venga replicata anche alle altre realtà», sottolinea Isa Zanzanaini, coordinatrice della delegazione di area vasta della Cgil. In tutti gli altri casi i problemi, nell’area pisana, però restano: cento giorni per un un’ecografia al collo o delle ghiandole salivari. Altrettanti per un’ecografia tiroidea. Oltre il doppio (più di duecento giorni l’attesa media) occorrono per sottoporsi invece ad una risonanza rachide cervicale, dorsale o lombo sacrale o ad una risonanza magnetica all’encefalo e al tronco encefalico in Valdera.

«Le liste di attesa sono il problema dei problemi della sanità toscana – sottolinea la Cgil –. Lo sono per i pazienti, a cui può capitare di vedersi proporre un appuntamento a distanza di un anno; per i medici di base, che non possono avere risposte tempestive ai loro quesiti diagnostici; per gli operatori del Cup, spesso vittime delle persone esasperate e per tutti gli addetti nella sanità toscana, che garantiscono uno dei servizi sanitari migliori d’Italia, ma senza riuscire ad assicurare quella tempestività che nel settore è una delle principali priorità. Ci sono però buone pratiche che funzionano e sono replicabili: adesso – prosegue il sindacato – si sta lavorando alla programmazione di area vasta ed è quindi il momento per decidere quali sono i modelli migliori da adottare e da estendere in altri territori».

Per la Cgil occorre quindi un cambio di rotta, investendo soprattutto nel personale per far fronte ai tagli nazionali del sistema sanitario che, associati al blocco del turn over, secondo il sindacato hanno provocato anche in Toscana una carenza cronica degli operatori. Una “sponda politica” secondo l'organizzazione sindacale alla sanità privata, «unica a trarre vantaggi – accusa la Cgil – dai tagli alle risorse e al personale, e alla quale il cittadino che ha disponibilità economica è costretto a rivolgersi».

«In Toscana ricorda il segretario della Cgil di Lucca Rossano Rossi – nel 2015 si è proceduto ad una riorganizzazione generale con tagli e con la nascita delle mega Asl. Dei previsti investimenti sui territori non c’è però ancora traccia».

E la conseguenza è una diminuzione delle persone che ricorrono alle cure o agli esami di prevenzione.

«La Toscana – sottolinea Marcello Franchi della segreteria della Cgil di Pisa – è stata sempre all’avanguardia nel campo della sanità, ma adesso ci sono molti segnali preoccupanti. Da mesi – conclude Franchi – il sindacato è impegnato in una battaglia per la difesa della sanità pubblica e questa “unione” tra le quattro segreterie è molto significativa per portarla avanti».



 

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