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URBANISTICA E TERRITORIO

Sbarcano in Regione gli interrogativi su Camp Darby

Una protesta davanti la base di Camp Darby
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Una protesta davanti la base di Camp Darby

Mozione presentata dal consigliere pisano Pieroni (Pd) «Confrontiamoci perché l’area torni alle comunità»

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PISA. “Camp Darby: quali sono le reali prospettive dell’area? Riapriamo il confronto perché torni alle comunità del territorio”. È il titolo di una mozione presentata in consiglio regionale che impegna la giunta a rilanciare il dibattito e a coinvolgere il governo nazionale. «La base militare statunitense di Camp Darby – afferma il consigliere regionale del Pd ed ex presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni – è una presenza consolidata sul territorio da oltre sessant’anni e nel tempo ha avuto un impatto importante anche sotto il profilo economico ed occupazionale. La politica Usa negli ultimi anni muove verso una riorganizzazione della presenza militare in Europa, infatti la base toscana ha già subìto un notevole ridimensionamento divenendo di fatto un’appendice della base di Vicenza. Camp Darby nacque in uno scenario geopolitico in cui il mondo era diviso in due grandi blocchi che facevano capo da un lato agli Usa e dall’altro all’Urss e l’Italia era la frontiera avanzata dell’Occidente».

È doveroso chiedersi, quindi, quale può essere lo scenario futuro. «Dobbiamo lavorare per trovare la risposta insieme, enti locali, Regione e governo – spiega Pieroni –. Ho deciso, anche raccogliendo le sollecitazioni locali ed in particolare l’ordine del giorno votato dal consiglio comunale di Pisa, di porre nuovamente l’attenzione della giunta regionale sull’argomento, perché sono convinto sia importante avviare presto un percorso di confronto che vada verso il graduale ritorno dell’area nella piena disponibilità dell’Italia e delle comunità del territorio». In particolare, la mozione di Pieroni, sottoscritta anche dalla capogruppo di Mdp Serena Spinelli, impegna la giunta regionale a mettere in atto tutte le iniziative possibili nei riguardi del governo nazionale al fine di: comprendere quali siano le reali prospettive operative dell’insediamento militare di Camp Darby nell’ambito di uno scenario internazionale in rapida evoluzione; e rilanciare un dibattito e un confronto tra le istituzioni locali in relazione all’avvio certo di un percorso, per anni auspicato, di graduale ritorno dell’area di Camp Darby nella disponibilità dell’Italia e delle comunità del territorio. «Le motivazioni che mi hanno spinto a proporre questo atto – prosegue Pieroni – sono molteplici: innanzitutto, definire le prospettive di Camp Darby è importante per avere un quadro più chiaro possibile del futuro dei civili impiegati nella base, che ad oggi sono circa 400; poi perché la scadenza prevista dal piano di riorganizzazione Usa entro la quale decine di ettari di superficie torneranno sotto il controllo italiano è fissata per il 2019 e non è dunque poi così lontana; infine, perché auspico che la realizzazione del progetto del nuovo tratto ferroviario sia portata avanti guardando alla sicurezza della mobilità, ma anche con un chiaro piano per il futuro». «Oltreché occuparsi della ferrovia – conclude Pieroni – è importante interrogarsi su quale debba essere la reale funzione della base di Camp Darby. Perché interessarsi del progetto considerandone solo l’impatto ambientale e non il resto, come ha fatto qualcuno nei giorni scorsi, è un po’ fare come chi si ferma a guardare il dito senza accorgersi che punta alla luna».

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