Sicurezza
Pestato brutalmente davanti al Pappafico: "Nessuno in mio aiuto"
Marina di Pisa, ventuno giorni di prognosi per un pisano di 35 anni. «Mi hanno rubato soldi e cellulare. Nessuno ha mosso un dito»
PISA. «Per rubarmi il cellulare e i soldi sono stato picchiato a sangue, ma nessuno dei presenti ha mosso un dito». Con queste parole inizia il racconto di Federico Fossi, trentacinquenne pisano che una delle notti scorse si trovava davanti al locale “Il Pappafico” a Marina di Pisa. Quella che doveva essere una serata rilassante dopo una giornata di lavoro a Volterra si è trasformata in un incubo. Mentre si dirigeva verso il suo furgone è stato aggredito da una persona, probabilmente un tunisino, che l’ha fatto cadere e a suon di pugni e calci gli ha rubato il cellulare e i soldi che aveva nel portafoglio. Nessuno dei presenti è intervenuto per aiutarlo e nessuno ha voluto chiamare la polizia e l’ambulanza.
L'AGGRESSIONE E L'INDIFFERENZA
Federico si è ritrovato con la rottura del setto nasale, due costole lussate, un trauma cranico e vari lividi. Ad alcuni giorni di distanza ancora non si capacita di come sia possibile che le persone sul posto non abbiano sentito il dovere di aiutarlo e che i luoghi frequentati anche dai giovanissimi non siano controllati dalla polizia in borghese. «Avevo finito di lavorare – racconta Federico al nostro giornale – e sono andato a Marina di Pisa per trascorrere una serata al fresco e per sentire un po' di musica. Verso le 4 ero di fronte a “Il Pappafico” e stavo per andare a riprendere il mio furgone quando sono stato aggredito da una persona. Penso che si trattasse di un tunisino, tra i 20 e i 30 anni di età. Con fare minaccioso ha cominciato a urlare “Vieni qui. Vieni qui”. Ho cercato di scappare, ma mi ha raggiunto e mi ha fatto cadere in terra. A quel punto ha iniziato a colpirmi con pugni e calci e poi mi ha rubato il cellulare e i soldi che avevo nel portafoglio. Di fronte al locale in quel momento c’erano alcune persone, ma nessuno si è fatto avanti per aiutarmi. Ed eravamo sulla via Litoranea, con il rischio quindi di essere investito. Quando il tunisino se n’è andato ho chiesto a quattro persone che si trovavano di fronte al locale se potevano chiamare la polizia, ma nessuno ha voluto farlo. Mi sono avviato a piedi verso la stazione dei carabinieri di Marina di Pisa, ho suonato più volte il campanello, ma nessuno ha aperto. A quel punto mi sono seduto su una panchina e finalmente sono stato aiutato da alcuni ragazzi che stavano per aprire il loro bar. Hanno chiamato la Pubblica Assistenza e sono stato portato con l’ambulanza al pronto soccorso di Cisanello. Lì mi hanno medicato. Ho riportato la rottura del setto nasale, ho due costole lussate, trauma cranico e lividi di vario genere. La prognosi è di 21 giorni. La questura sta indagando, ma al momento non mi risulta che il colpevole sia stato individuato».
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LO CHOC E LA RABBIA
Quello che Federico ha subìto lo ha scioccato e gli ha lasciato tanta rabbia e delusione. Dopo aver trascorso tre anni in Val Gardena per lavoro, Federico è rientrato a Pisa da pochi mesi, con tanta voglia di vivere la sua città. «Mi chiedo – dice Federico – come mai la gente non abbia più senso civico e non senta il dovere di aiutare una persona in pericolo. E poi mi domando anche come sia possibile che i luoghi frequentati anche dai giovanissimi non siano controllati dalla polizia in borghese. Credo che la presenza delle forze dell’ordine sul nostro territorio dovrebbe essere più efficiente. È inutile schierarle di fronte alla stazione o in piazza delle Vettovaglie se poi nelle strade vicine succede di tutto, dai furti allo spaccio, alle risse. Dovrebbero essere in borghese e posizionate in modo strategico. Anche perché i luoghi dello spaccio, dei furti e delle risse sono quasi sempre i soliti. E poi: parlando con le stesse forze dell’ordine mi è stato detto che a fronte di un arresto, il giorno dopo il colpevole viene quasi sempre rilasciato. Per me si tratta davvero di un bruttissimo rientro nella mia città».
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